Giacomo Retaggio in libreria con la seconda parte di “Procidani si nasce ed io lo nacqui”

PROCIDA – Dopo quasi tre anni dall’uscita della prima parte di  “Procidani si nasce ed io lo nacqui” il dott. Giacomo Retaggio, con la sua solita vena di insuperabile “raccontatore di storie” condita dalla sottile e caratteristica autoironia che il tempo non ha affatto scalfito ed affievolito anzi, come il vino posto nella botte di quercia, l’ha resa ancora più ricca di odori, sapore e consistenza, torna con la seconda parte del suo racconto dell’isola di Procida edito da Fioranna, con la quale continua il solido e fortunato sodalizio, per il coordinamento editoriale di Anna Fiore e con la fotografia (a colori ed in bianco e nero) di Aniello Intartaglia.

Aniello Intartaglia

Per questa nuova “fatica” la prefazione stata affidata all’amico di sempre, vicino nella vita professionale così come nella lunga militanza politica nella Democrazia Cristiana, Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo che esordisce con una domanda: “Dove eravamo rimasti? Perché questa nuova opera – scrive Ambrosino -non è altro che la continuazione di un libro pubblicato dallo stesso autore tre anni or sono dove si descrive la parte storica di Procida e la vita che si svolge nei quartieri antichi dell’isola. Questo nuovo lavoro – sottolinea Ambrosino – invece, ci conduce nell’altra metà dell’isola, quella più periferica, quella che per molti anni ha conservato intatto lo spirito agreste e bucolico. La descrizione dei luoghi, arricchita dalla rappresentazione dei personaggi, invoglia chi legge a entrare nella scena, il che suscita ogni volta nell’animo di costui un’ondata di intense e profonde emozioni. L’autore infatti dovendo adesso trattare dei quartieri di Procida più periferici senza una vera stori alle spalle, smette di comportarsi come un passeggero distratto, che ne attraversa le vie e le campagne, attardandosi soltanto sulla nuda descrizione dei luoghi; bensì va oltre, va oltre l’apparenza, oltre la facciata, va, come dire, alla ricerca dello spirito dei luoghi, soffermandosi volutamente sull’anima della gente, sul ritratto fedele di personaggi caratteristici che, apparendo magicamente sulla scena, rendono gli stessi vivi e palpitati, ricchi di idilliaca poesia”.

Ed ecco quindi che Giacomo Retaggio ritrova l’amico che guida per l’isola: “Mi racconta che a suo tempo aveva aspettato parecchi giorni che io mi facessi vivo fin quando si è infastidito perché io non comparivo ed è tornato a casa in continente. Ma stamattina ha sentito una sorta di richiamo misterioso e si è imbarcato per Procida. Ed è stato premiato – mi dice – perché mi ha incontrato”.

Il cammino inizia da via Serra, con Ciraccio e Punta Serra, per via Salette, Via F. Gioia, Piazza Olmo, via Monsignor Scotto Pagliara, la chiesa di Sant’Antonio Abbate (Sant’Antuono per i locali), via Pizzaco, Spiaggia della Chiaia, via Raia, la Panoramica, via Solchiaro, Chiesa di Sant’Antonio da Padova, via Giovanni da Procida, via Elleri, via Cavone, la Chiaiolella, l’isolotto di Vivara.

Giacomo Retaggio con questa “guida del cuore” non descrive semplicemente l’isola ma con poesia e magia fa vivere i luoghi, i personaggi, le tradizioni e la storia mostrando il suo profondo legame con la terra natia.

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