La gara, con la quale la partecipata al 100 per cento regionale, erede della disciolta Caremar, doveva scegliere un socio privato al quale affidare il 49% delle azioni, è ferma in attesa della nuova Tirrenia.
(di ettore mautone – Il Denaro) La privatizzazione della Tirrenia in Campania si lega a doppio filo con il destino della società partecipata Corema.
Quest’ultima, istituita per legge regionale dal precedente esecutivo, è una società partecipata al 100 per cento capitalizzata da risorse dell’ente di Palazzo Santa Lucia. Entro fine settembre (tramite una gara pubblica) dovrebbe selezionare il socio privato al quale affidare il 49 per cento delle azioni. In realtà la gara è al palo per l’automatico rallentamento conseguente alle difficoltà del processo di privatizzazione della Tirrenia.
Eppure Corema, nelle intenzioni della norma istitutiva, sarebbe destinata ad assorbire le attività di servizio per il trasporto pubblico marittimo locale; attività ereditate dalla Caremar per i collegamenti nel golfo di Napoli e di Salerno, in virtù di contratti e convenzioni da stipulare con il ministero dei Trasporti.
Si tratta dunque, di assicurare i servizi essenziali per i pendolari e gli isolani.
A soffrire è soprattutto il mercato che, in Campania, pur potendo contare su un alto valore economico, con otto milioni di passeggeri l’anno, turisti, pendolari, residenti e non, ancorché merci e mezzi pesanti, risulta ingessato a causa delle norme centraliste adottate dal precedente esecutivo.
In pratica il processo di privatizzazione della Tirrenia, e con essa della Caremar, in Campania potrebbe infrangersi con un processo inverso che conduce alla operatività di una nuova società mista, pubblico-privata, la Corema appunto, destinata a sostituire in tutto o in parte le attività oggi svolte dalla Caremar ma residuale sul piano della competitività con i gestori privati e poco appetibile per eventuali investitori.
La gara per l’individuazione del socio privato di Corema, è in una fase di istruttoria da parte degli uffici dell’assessorato regionale ai Trasporti ma, in ultima analisi, i tempi sono dettati dal governo e dai contraccolpi locali del processo di privatizzazione della Tirrenia.
Tra l’altro sono tutt’altro che sciolti i nodi del contenzioso con il Lazio per la cessione, a titolo gratuito, della quota societaria relativa ai trasporti nelle isole pontine. Quel che è certo è che difficilmente si arriverà alla conclusione dell’intero procedimento di privatizzazione che dovrebbe avvenire entro il 30 settembre prossimo, come stabilito dalla Comunità europea.
Per ora sono destinati a restare lettera morta, dunque, gli innumerevoli appelli rivolti dai Comuni interessati alle autorità competenti, prima tra tutte l’Amministrazione regionale, per migliorare la situazione. Scarsa concorrenza, bassa competitività, alti costi, bassa qualità del servizio reso i nodi da sciogliere.
“L’autorità garante della concorrenza e del mercato, nel 2009 – chiarisce Mario Italiano, avvocato che ha seguito da vicino la vicenda – è intervenuta in seguito a numerose segnalazioni in merito a lamentati disservizi ed al deterioramento delle condizioni economiche e della qualità dell’offerta nel mercato di riferimento. A seguito dell’istruttoria e degli impegni assunti dagli operatori sottoposti alla procedura, l’Autorità non ha ritenuto opportuno, tuttavia, procedere nell’irrogazione di alcuna sanzione. Decisione per lo più motivata da quella che è stata definita la “cristallizzazione del mercato”, ovvero una situazione di sostanziale paralisi, dovuta non tanto all’atteggiamento scarsamente concorrenziale degli operatori privati, bensì, principalmente, alle norme dettate negli ultimi anni dall’amministrazione regionale campana”. In prima fila a chiedere un cambio di rotta, ci sono anche i rappresentanti delle numerose associazioni di albergatori, commercianti, consumatori e utenti del trasporto pubblico e dei sindacati che, prima della pausa estiva, hanno strappato al Consiglio regionale un ordine del giorno non ancora discusso dall’Aula.
Secondo l’antitrust le disfunzioni che attualmente caratterizzerebbero questo mercato, traducendosi in significativi disagi per l’utenza, sarebbero da porre in uno stretto ed imprescindibile legame causale con il vigente assetto regolamentare voluto dalprecedente esecutivo di Palazzo Santa Lucia. A partire dal 2001, la Regione Campania, avvalendosi delle prerogative concesse dal decreto legislativo n. 422 del 1997, di riforma del trasporto pubblico locale, ha intrapreso un sistematico riassetto dei servizi di trasporto pubblico nei golfi di Napoli e Salerno. Un intervento che ha progressivamente orientato gli assetti di mercato, mentre i comportamenti imprenditoriali indipendenti sono divenuti residuali. Insomma, si tratta di capire se la strada che conduce alla nuova Caremar con Corema sia quella giusta ovvero se sia opportuno approdare a un diverso e più generale ripensamento del contesto normativo di riferimento, tanto più necessario nella prospettiva della privatizzazione del gruppo Tirrenia.
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