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Alleanza criminale

Sui rifiuti a Napoli si è creato il perverso legame tra industria del Nord e Camorra con la complicità di funzionari comunali e regionali, e di alti ufficiali

di Giorgio Bocca tratto da l’Espresso 

Una strada di Napoli ricoperta dai rifiuti

La struttura della società mafiosa è un mistero solo per chi, essendone complice, si rifiuta di vederla. Prendiamo il caso dei rifiuti industriali. L’industria che li produce non sa come smaltirli a basso costo, è inevitabile che chieda o accetti la collaborazione delle mafie. Sappiamo cosa è accaduto a Napoli e nella Campania: i terreni agricoli e il sottosuolo urbano sono stati riempiti di veleni. La complicità dello Stato è indispensabile: amministrazioni pubbliche, polizia, carabinieri, guardia di finanza devono partecipare.La prova? La prova sta nel fatto che l’operazione è avvenuta, che le burocrazie e le polizie statali l’hanno subita e anche in parte assecondata. Ci vuole pure la complicità dell’informazione, e infatti ogni giorno giornali, radio e televisioni raccontano d’interi apparati statali, ultimo quello del Molise, coinvolti nel ladrocinio, ogni volta fingendo che questa collaborazione sia casuale, e non sistematica.

A Napoli e in Campania si racconta come di cosa notoria che al piano alto dell’operazione ci stanno anche alti ufficiali dei carabinieri e alti funzionari comunali e regionali. La scoperta che anche gli alti servitori dello Stato possono essere complici della delinquenza o della sovversione, noi italiani l’abbiamo fatta in modo traumatico negli anni del terrorismo e delle trame nere, quando abbiamo saputo che anche prefetti e questori potevano partecipare a operazioni illegali, nascondere le prove, tacitare i testimoni, favorire i potenti e i loro affari. Si è costituito un tessuto mafioso parallelo o sovrastante quello legale.

A Napoli si è scoperto che la camorra era presente in tutti i lavori per la nuova litoranea, da Palazzo Reale allo stadio del calcio; per tutti i permessi e le modalità dei lavori c’è, documentata, la presenza della camorra, quasi sempre su carta intestata a un ente pubblico, scritta con i computer della Regione o del Comune.

L’informazione eroica alla Saviano è meritoria ma sostanzialmente impotente di fronte a un apparato che unisce la delinquenza organizzata allo Stato. Per portare a termine la gigantesca operazione dei rifiuti industriali e ospedalieri si è creata la perversa alleanza fra la grande industria del Nord e l’organizzazione malavitosa locale, e ora l’avvelenamento del territorio non è più riparabile, tutte le norme igieniche e sanitarie sono state violate impunemente per anni. Si conoscono i nomi e i titolari delle società che hanno compiuto lo scempio, è di poche settimane fa la scoperta che il sottosuolo di Napoli, la Napoli dei cunicoli e delle grotte, è stato riempito di rifiuti.

Per compiere il misfatto c’è voluta la complicità di centinaia di funzionari e anche di poliziotti tutt’ora in servizio, corrotti in due modi: con il denaro e con la vita salva, e magari con le informazioni camorriste grazie alle quali potevano far carriera arrestando spacciatori di droga o piccoli rapinatori.

Oggi è impossibile nascondersi l’amara verità: il sistema camorristico si è allargato a intere province, le centinaia di arresti, le operazioni monstre celebrate dalla televisione sono lì a dimostrare che il cancro malavitoso si è diffuso: un esercito di delinquenti che non si sa come arrestare e come custodire, riciclato in continuazione dagli indulti e dalle assoluzioni.

Quanti decenni o secoli dovranno passare prima di uscire dal disastro?

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