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Arriva anche a Procida “Aromia Bungii”, il cerambicide dal collo rosso che attacca i frutteti

Di Giacomo Retaggio

PROCIDA – Giovedì, 20 settembre 2018, ore 13 e 30, qualcuno bussa alla porta di casa mia in Procida, via Rivoli 27. Vado ad aprire e mi trovo davanti due militari con scarponi, pantaloni stretti alle caviglie   ed una scritta sul petto: “Polizia giudiziaria”. Alla mia espressione di meraviglia rispondono presentandosi: “Ispettori fitosanitari Cecere Crescenzo e Ferrara Raffaele”. Vuoi vedere, penso, che questi credono che io abbia una coltivazione di marjuana nel mio giardino? No, no, nulla di tutto ciò! Ma la situazione è seria lo stesso. Ci avviamo per il terreno e nel frattempo mi spiegano che c’è in giro un nuovo parassita, l’”aromia bungii”, che attacca i frutteti distruggendoli. Io avevo già notato che la qualità e la quantità di prugne, di diverso tipo, quest’anno era stata peggiore e minore di quella degli altri anni, senza tenere conto delle albicocche e delle pesche andate perdute quasi tutte, ma pensavo fosse un fatto occasionale legato a diversi fattori, non ultimo quello climatico. Non è così! Girando per il giardino questi tecnici mi spiegano che si tratta di un nuovo insetto, le cui dimensioni da adulto sono di 3,5 cm, escluse le lunghe antenne, facilmente riconoscibile per la presenza del “collo rosso”, anche se sono state raccolte forme completamente nere. E’ originario della Corea e della Cina. Complimenti alla globalizzazione! “L’insetto compie una generazione ogni due-tre anni e sverna come larva nelle profonde gallerie scavate all’interno dei tronchi dopo la schiusura delle uova; la presenza è segnalata dall’accumulo di rosume alla base del tronco o in proiezione delle branche”. E’ forse questo “rosume” che ha attirato l’attenzione di Davide Zeccolella, un naturalista che abita dietro casa mia, su un punto più alto. Fatto sta che, dato l’allarme, ora bisogna correre ai ripari. E che bisogna fare? Chiedo. E’ necessario ed urgente abbattere tutte le piante infette, pena la diffusione del contagio a tutte le altre. Il ché significherebbe la scomparsa di tutte le piante da frutta. Questa “eutanasia botanica” è necessaria, come mi hanno riferito, per evitare che Procida, Ischia, Pozzuoli, la zona flegrea e quella vesuviana rimangano, nel giro di uno due anni, senza un albero da frutta. Prospettiva abbastanza infausta, a dir poco! Pare che solo nel mio giardino si debbano abbattere ben sette piante su una quindicina. Non solo, ma, dopo averle abbattute, bisogna bruciare i tronchi e i rami residui per evitare che rimanga qualche larva. Operazione piuttosto complessa, non c’è che dire! E il bello è che queste operazioni bisogna farle necessariamente alla presenza di questi ispettori per farsi guidare su come, dove e quando tagliare la pianta. Ora io mi chiedo: se solo nel mio giardino, 4000mq circa, si devono abbattere sette piante, quante se ne devono sacrificare per tutta l’isola? Ed ad Ischia? Nei campi flegrei? A Pozzuoli e nella zona vesuviana? Si tratta di un’ecatombe agricola vera e propria. Ora io di nuovo mi chiedo: ma da quando tempo si sapeva di questo coleottero? E perché non si è fatto nulla uno, due anni fa, quando forse si era ancora in tempo? Certo le piante non sono morte dalla sera alla mattina, ma ci sarà stato un periodo di incubazione e poi di sviluppo della patologia! Nessuno si è accorto che qualcosa non andava? Ma non c’è un assessorato all’agricoltura, un tecnico agronomo presso il comune che dovrebbero sorvegliare sulla salute delle piante? Vorrei capire, ma penso che ci sia poco, ormai, da capire…

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