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C’erano una volta i partiti, è l’ora delle liste civiche

politicadi Nicola Silenti  da admaioramedia.it

Più che una tendenza del momento, il proliferare delle liste civiche in lizza per le prossime elezioni amministrative sembra ormai una deriva ineluttabile. Un fenomeno dilagante se non addirittura incontrollabile, che rischia di sancire una volta per tutte la scomparsa dalla scena cittadina dei partiti politici, mai come oggi in bilico sul precipizio dell’oblio.

Così, tramontate le ideologie remote e gli afflati recenti, in questo presente travagliato sembrano ormai destinate al macero anche le più recenti eppure già consunte sigle, e i protagonisti di ieri si reinterpretano nei mutati scenari di un oggi quanto mai refrattario alle minestre riscaldate e ai restyling della ultim’ora. Un contesto tratteggiato in maniera impeccabile giorni or sono da un quotidiano locale che, a circa tre mesi dal redde rationem elettorale per le elezioni amministrative di Cagliari, dà pieno conto delle manovre convulse intorno alla mirabolante carovana di liste che sostengono i candidati per la poltrona di primo cittadino.

In ogni caso, quali che siano gli orientamenti è incontestabile che oggi tutto quanto faccia pensare a un partito tradizionale è in genere malvisto dagli elettori, e questo a prescindere dalle capacità e dalla statura morale dei singoli interpreti. Allo stesso modo termini come segretario e segreteria, congresso, campagna di tesseramento e corrente sembrano appartenere a un passato lontano, sebbene l’esperienza anche recente insegni che il correntismo è una piaga dalle radici molto più profonde di quanto si creda, e tuttora bene in salute a tutte le latitudini. Un espediente efficace per sopravvivere nell’agone politico sotto altri colori e altre insegne, grazie a un involucro più accattivante da spendere per ovviare a nomi e simboli che ormai non attraggono più nessuno. Nate infatti con l’intento di attrarre gli elettori intorno al nome di persone affermate o comunque note della società civile, questi cartelli elettorali sono diventati la ciambella di salvataggio di più o meno vecchi amministratori che si ripresentano all’elettorato cercando di smarcarsi dall’abbraccio mortale dei partiti che ufficialmente lo sostengono. Un’esperienza che, c’è da scommetterci, si tenterà di riproporre su scala nazionale alle prossime elezioni politiche.

In realtà non è per nulla un fatto incontrovertibile che i partiti politici abbiano smarrito per sempre la capacità di coagulare consensi: al contrario, quel che manca sono le idee per cui combattere e il coraggio di difenderle e sostenerle mettendoci la faccia. Appare evidente, infatti, che mostrarsi alla luce del sole nel nome di battaglie ideali chiare, di forte impatto e non negoziabili avrebbe serie possibilità di produrre nell’elettorato un effetto di identificazione: un dato non trascurabile se riferito a un elettorato come quello attuale, disorientato e senza più punti di riferimento. Un elettorato a cui, invece dei simboli e dei vessilli, sembra importare molto di più lo spessore degli uomini che li innalzano.

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