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Procida: La processione del Venerdì Santo è dei procidani per i procidani

venerdi santo 2014 cristodi Carlo Scotto

PROCIDA – Si respira nell’aria, si sente la sera per strada. Venerdì Santo è alle porte. Tra poche ore l’isola si appresta a vivere i riti della Settimana Santa.

Tanto è stato più volte scritto su Procida e la sua Settimana Santa. Da più voci, le processioni degli Apostoli del Giovedì Santo, e quella del Venerdì Santo, sono state a vario titolo nel corso degli anni, commentate, snobbate e anche fortemente criticate.

Discutere del valore della tradizione e del dovere che tutti i procidani hanno di preservare e tramandare questi antichi riti, mi sembra superfluo, e non vuole essere l’obiettivo di queste righe.

Né voglio concentrarmi sugli effetti in termini di turismo, indotto etc che questi riti hanno prodotto sull’economia dell’isola negli ultimi anni. Questo è un dato indubbio. La processione del Venerdì Santo, nella sua “versione” moderna, attira a sé migliaia di fedeli, procidani e non, e turisti, che accorrono per assistervi.

Fino ad ora non penso di aver scritto nulla di nuovo. Ciò su cui voglio puntare il dito, eh si, puntare il dito in segno di disappunto, è questo fenomeno non del tutto isolato, e ingigantito di sicuro dalla potenza dei social media, per cui comodamente da casa, e ripetutamente 10/15 giorni prima del Venerdì Santo, ci si ricorda della processione e si parte con lo stuolo di riflessioni e amarcord nostalgici.  E mettendo a fattor comune queste riflessioni, gira e gira, i messaggi sono sempre gli stessi: I misteri sono troppo grandi e pesanti, non c’e’ ordine durante la processione, e’ troppo lunga, I ragazzi non osservano il silenzio, anzi …., I misteri sono di difficile interpretazione, fino a finire a una volta era più bella…!

Servirebbe troppo spazio per approfondire tutte queste riflessioni. Ma qualcosa va detto. Chi scrive fa parte di un gruppo di una 20ina di ragazzi di età tra I 20 e I 40 anni che da più di 20 anni “fa” il mistero. “Fare” il mistero è un espressione che solo a Procida e procidani capiscono. Fare il mistero per un gruppo come il nostro, e qui mi sento di dire, dei tanti gruppi come il nostro, vuol dire pensare, parlare di mistero 365 giorni all’anno. Dei 20 ragazzi del nostro gruppo la metà non vive l’isola tutto l’anno ma imbarca, o studia e lavori fuori. Ci si confronta quando ci si sente con mille problematiche durante tutto l’anno; quante persone saremo? Quale il budget? Chi sarà presente e che contributo può dare? Saremo abbastanza? Gli impegni sono tali da permettere di realizzare quello che abbiamo in mente? Tutto questo lascia poco spazio all’improvvisazione. Anzi, si progetta e si programma con largo anticipo. Si vuole stupire.

E proprio questa è un caratteristica della  processione di oggi. Che è distinta  e ben diversa da quella degli anni 60/70. La spettacolarizzazione dei misteri in quegli anni non esisteva. Quella processione si è evoluta nel segno dei tempi per arrivare a proporre ai procidani misteri diversi (più o meno belli e’ un discorso secondario e soggettivo).  Ma sono misteri diversi. Il messaggio è diverso. I temi diversi. Materiali, modalità etc tutto è diverso. E questo deve essere compreso da tutti, seppur non condiviso, perché la processione vive nel tempo e si adatta ai tempi.

E’ chiaro che un mea culpa è anche d’obbligo. Un ridimensionamento dei misteri è auspicabile. Troppe volte I misteri sono stati troppo grandi e troppo pesanti. E credo che questo come lo riconosco io, lo riconoscano tutti i vari gruppi che Venerdì Santo prossimo sfileranno per l’isola.

Ma il cambiamento, quello che noi tutti ci auspichiamo, prevede pazienza, disciplina e programmazione. La processione del Venerdì Santo a Procida è dei procidani per i procidani. Si e’ evoluta nel tempo fino a raggiungere la forma attuale. Ma si dimentica spesso che la processione e’ organizzata dalla sola Congrega dei Turchini, che se 40 anni fa gestiva una processione di qualche centinaio di metri e decine di partecipanti, ora si trova a gestire una processione di più larga affluenza, partecipazione con tutto ciò che ne deriva dal punto di vista ordine pubblico, sicurezza e logistica in generale.  E a dirla tutta, la Congrega ha un bisogno vitale di forze nuove, forze giovani che possano contribuire fattivamente all’organizzazione della Processione del Venerdì Santo e alla varie attività durante l’anno.

Se si vuole lavorare per cambiare questo o quell’aspetto della Processione del Venerdì Santo, ben vengano consigli e idee, che devono sempre convogliare presso il Governo della Congrega, ma che siano contributi fattivi che arrivino con largo anticipo e su cui tutte le parti coinvolte possano confrontarsi anzitempo. Credo tutti siano disponibili al dialogo e lo scambio di opinioni. L’amarcord puntuale 10 gg prima di Venerdì Santo, e lo sterile disappunto per ciò che non piace, non dà giustizia a chi come noi per mesi e mesi si impegna per portare alla luce il proprio  progetto.

Credo di aver interpretato il pensiero di tanti che, come me, si sentono “punti” quando quei commenti di cui sopra ci arrivano all’orecchio. E pretenderebbe rispetto, soprattutto perché quello che andiamo a presentare Venerdì Santo, è frutto di ore e ore di impegno.

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