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I Colori dell’isola di Procida racchiusi in un Piano

piano coloriApprovato lo scorso 5 febbraio, il Piano Colori dell’isola di Graziella, a cui hanno lavorato gli architetti Giulia Muro, Vincenzo Muro e Leonardo Ridda, con la collaborazione scientifica di Salvatore Di Liello, docente di storia dell’architettura – DIARC Università degli Studi di Napoli Federico II, di Antonio Romano, Coulor Consultant IACC/BEF, e quale sponsor l’azienda Sto Italia, sarà presentato il prossimo 18 aprile presso la chiesa di Santa Margherita Nuova a Terra Murata. Alle ore 16,30 convegno, a cura dell’Amministrazione comunale che prevede, oltre gli interventi dei tecnici che hanno elaborato il piano, la partecipazione del Sindaco Vincenzo Capezzuto, dell’Assessore al Decoro Rachele Aiello, della Soprintendente SBAPSAE Paola Bovier. Successivamente, alle ore 18,00, moderata da Rosalba Iodice, si terrà la tavola rotonda durante la quale saranno presentate le relazioni di Daniza Buonoscontro, Donatella Pandolfi, Franco Lista e Elena Saponaro.

La manifestazione proseguirà, poi, giorno 19 aprile con un itinerario guidato nell’architettura procidana dalla Marina di Sancio Cattolico alla Terra Murata a cura di Salvatore Di Liello mentre lunedì 20 aprile, alle ore 17,30, presso la Sala Consiliare “V. Parascandola” del Comune si terrà un seminario informativo rivolto ai tecnici alle imprese esecutrici ed ai fornitori di zona.

“Realizzare un piano Colore per una città – sottolineano i redattori del progetto – non è mai un’impresa facile perché si opera in un ambito che incide sulla memoria percettiva dei cittadini; questa è spesso guidata da abitudini consolidate e interpreta ingenuamente bisogni di differenziazione e di riconoscibilità propri dell’universo privato. Contemporaneamente si deve cercare di dare delle regole e delle istruzioni su una materia che risulta spesso dissimile, variata e in trasformazione per ciascuno di noi. Quindi un piano è uno strumento operativo il più possibile strategico: deve riuscire ad essere da un lato comprensibile a tecnici ed utenti, e dall’altro attuabile nella ovvia esigenza spontanea di trasformazione e di variazione permessa da una gamma di scelte.

In questa ottica un piano del colore può essere definito arma contro una forma di “inquinamento ambientale”. Infatti, la qualità dell’ambiente urbano e fortemente condizionata dalla qualità e dalle varietà dei colori, o meglio dell’armonia del loro insieme, e la percezione visiva che ne consegue innesca sensazioni di varia intensità e valore che determinano poi il rapporto tra l’uomo e l’habitat.

Affinché questa relazione biunivoca sia positiva, l’habitat dovrebbe trasmettere un senso di benessere agli individui e questi ultimi dovrebbero pertanto curarne il mantenimento e preservarne il mutevole equilibrio.

Invece negli ultimi decenni si è assistito nell’isola di PROCIDA a molti danni operati a spese dell’ambiente urbano e molte opere edilizie si scontrano con il comune senso dell’estetica.

All’uso della calce è subentrato quello delle pitture sintetiche prodotte dalla ricerca nel settore chimico le quali pur offrendo notevole riduzione dei tempi di applicazione mal si coniugano con il nostro patrimonio architettonico. D’altronde l’aspetto esteriore degli edifici è determinato dalla scelta effettuata in occasione di opere di manutenzione. Tale scelta è operata in base al gusto dei fruitori dell’immobile, ma anche in funzione delle loro possibilità economiche e della capacità tecnica delle maestranze coinvolte nel processo imprenditoriale. La conoscenza delle tecniche artigianali che, fino agli anni quaranta, aveva prodotto quegli intonaci che, seppure scoloriti, sono ancora visibili e perfettamente in sito, è stata soppiantata dall’imperativo della velocità che oltre ai tempi di messa in opera ha accelerato purtroppo anche quelli di consunzione.

Il piano del colore serve quindi – concludono i tecnici – a mettere ordine, non solo nell’aspetto cromatico del centro storico e del patrimonio architettonico, fortemente alterato e degradato, ma deve tendere ad aiutare ed ad incoraggiare un nuovo atteggiamento tecnico-culturale che favorisca la conoscenza dei tecnici e delle maestranze che si traduca nell’impiego di nuove tinteggiature compatibili in modo tale da coniugare progresso e conservazione”.

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6 commenti

  1. Come dicevo in precedenza, prima che il ” compiuter me l’ho impedisse “, le scelte da voi operate sull’isola di Procida in campo architettonico saranno, come giustamente affermano i vostri esperti, da vagliare attentamente .
    L’arrivo sempre emozionante, del traghetto sul pittoresco molo, che di ridotte dimensioni, determina in un sol colpo d’occhio la complessiva visuale estetica e strutturale della fila di case edificate e restaurate, giustamente deve presentare requisiti esteticamente e professionalmente accettabili . Certo la varietà dei colori e delle forme non penalizzi la qualità del risultato complessivo, ed è per questo che si interpellano autorevoli pareri in materia, come il dott. Franco Lista che ho potuto conoscere ed apprezzare fin d’ai tempi della mia frequentazione all’istituto d’arte di Napoli, dove anch’egli s’era diplomato in precedenza e frequentava i componenti della mia famiglia . Certo si prevede all’occorrenza dispendio di denaro ed energie, ma l’Isola di Arturo ben merita tali attenzioni da parte di chi non vuole svalutare i suoi capitali !

    • Le cose andavano molto meglio quando a Procida c’era l’Ing TRIPEPI e l’ING Parascandola ora simo assediati di ing. architetti geometri non bastano poi vengono da Napoli a dire la loro ma quanto ci costate?Ho fatto lavori di rifacimento facciata ho dovuto pagare 5000 euro al comune perche’ non si discute di questo?

      • Egregio Domenico, se si tratta di ospitarlo a pagamento il turista e’ gradito per che porta capitali sull’isola ma,
        anche le sue professionalità acquisite non sono da svalutare !

        Non può certo esser sempre e comunque isolano!

        Conosco specialisti nativi di Procida che, per certe loro relative competenze, si recano ovunque e, non certo per propria ed esclusiva iniziativa, in altri luoghi del pianeta !

        Questa xenofobia nuoce ai residenti come ai visitatori che, si considerano cittadini d’ogni luogo dove si sanno far valere !

        • Se parla di isolano in modo offensivo o pensa forse che l’isolano si debba prostare all’arrivo degli acculturati che vorrebbero che le cose andassero a modo loro lei non ha capito e molto difficilmente capira mai i procidani o isolani come li definisce lei in
          modo spreggiativo e le riciordo che una gran parte di ……ISOLANI……..hanno girato il mondo in lungo ed in largo e lavorato con persone di tutte le razze si guardi bene dentro forse xenofoba sara’ lei nel suo distinguo con gli …..ISOLANI.

          • ” Isolani sono
            gli abitanti dell’isola ” !
            Ma come mai ci sono prevenuti in
            ogni latitudine ?
            Forse per che non hanno una visuale panoramica e
            si accontentano di ” isola…..rsi
            al’interno dei propri pregiudizi ?

  2. Usare un termine

    “xenofobia ” da parte della Rotella nei confronti di Domenico, mi pare,come minimo,esagerato,fuori luogo,del tutto inappropiato.

    Non penso che Domenico abbia detto parole esclusiviste,che tendono a a latente xenofobia.

    E’una semplice opinione di una persona che ha girato il mondo,di grande esperienza,e, non per questo,

    deve meritarsi il titolo di ” xenofobo”.

    E poi,a mio modestissimo parere,non ha tutti i torti.

    Vorrei ricordare ,che questo “piano colori ” non è che l’ennesima riproposizione di altri piani

    che ,guarda caso, escono fuori,come dal cilindro di un mago,sempre,in prossimità di una elezione comunale.

    E’ un pò come Piazza della Repubblica, ogni sindaco nuovo che viene eletto fà la ” sua ” fontana…UNO SCHIFO!

    A parte il fatto che la Dott.ssa Rotella,prima di pronunciarsi,deve conoscere un po i fatti,che testimoniano come il Sig. Domenico ha fatto lavori di facciata esterna del Palazzo, con tutti i crismi della legalità,rispettando i colori e le direttive dei regolamenti urbani.

    lamentandosi,altresì, del solo fatto dell’eccessiva somma devoluta al Comune

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