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Con la dote o senza dote?

Di Annarosaria Meglio

Non so se quello che sto per raccontarvi sia leggenda o verità: C’era una famiglia procidana benestante, composta dai genitori, Matteo e Maria, e cinque figli, tre femmine e due  maschi. Un giorno un giovane busso” al loro portone per chiedere la mano della terzogenita. Il Signor Matteo dopo averlo accolto gentilmente e presentato alla moglie e alle figlie, in privato gli disse che nell’isola c’era un usanza che andava rispettata: la terzogenita va in sposa dopo che si sono sposate le prime due sorelle. Al che il signor Matteo aggiunse: C’è da aspettare…..a meno che, sposata la prima figlia, non ci siano due fratelli che vogliono sposare le altre due sorelle! Tu hai fratelli? A sera parlando con la moglie Maria, Matteo commentò: Dobbiamo rispettare le regole dell’ isola. Anche se la nostra primogenita non è bella come le altre due e quindi il suo matrimonio non è sicuro. La moglie lo interruppe subito: Ma che dici  Matteo, tua figlia non è tanto bella?…di che ti preoccupi  u stip “acconcia” facendo riferimento alla dote che si usava dare alle figlie soprattutto in denaro. E poi, siamo fortunati perché abbiamo due figli maschi che provvederanno ad aumentare la dote delle nostre figlie con il loro lavoro, e si sposeranno solo dopo aver maritato  le sorelle.  Donna Maria aveva visto bene

Dopo poco infatti si presentò a casa loro un finanziere , che prestava servizio  a Procida,  per chiedere la mano della primogenita. Dopo il matrimonio il nostro giovane, che aveva 4 fratelli, si presento” questa volta in due dal signor Matteo, per chiedere la mano delle altre due figlie e cosi realizzò il suo sogno.  Questa seconda storia è invece  accaduta nella mia famiglia. Un giorno, un giovane napoletano di nome Mariano bussò alla porta di mio padre Saturiedd, vedovo, non benestante, per chiedere la mano di sua figlia Maria. L’uomo si commosse e ringraziò quel giovane. Poi gli disse: Volete in sposa mia figlia Maria? Ma  devo farvi una premessa: come la vedete cosi la scrivete. Voleva  in tal modo dirgli che non poteva dare alla figlia alcuna dote, essendo un contadino sincero ed avendo una famiglia numerosa da portare avanti.  Il giovane che era bene educato gli rispose :”Ma Signor Salvatore a che cosa  state  pensando! Chiedo la mano di vostra figlia per la sua bellezza e bontà, e questo è tanto! Saturiedd allora strinse la mano al giovane e l’invitò a pranzare insieme,  dicendogli: A casa ri puvuriell nun mancano trozze (a casa dei poveri non manca mai il pane). E cosi Maria coronò il suo sogno  con il giovane napoletano, un matrimonio pieno d’amore. Essendo il suo sposo impiegato di una banca di Napoli andarono a vivere nella città. Una vita felice per Maria coronata dalla nascita di due figli maschi. Sempre ritornavano nell’isola per far visita al vecchio genitore, il quale felice imbandiva una grande tavola preparando un buon coniglio alla cacciatora. Poi guardava quella famigliola cosi bella che gustava il cibo procidano preparato con tanto amore e chiedeva al genero: E’ di vostro gusto questo coniglio, Signor Mariano? Lo chiamava Signore perché suo genero aveva la laurea e il genero gli dava il voi perché così si usava nella sua famiglia per i genitori. E Saturiedd volle molto bene a questo genero perché rispettoso.  Anche a tutti gli altri che entrarono nella sua casa per chiedere la mano delle altre figlie, Saturiedd fece la stessa premessa: Come la vedete così la scrivete. E’ stato un buon papà ed ha voluto bene a tutti i generi e nuore. I suoi insegnamenti e la sua lealtà hanno contribuito a creare una famiglia unita e bella che , ancora oggi, cammina sulle sue orme.    

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