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Coro Polifonico di San Leonardo, una magia fatta di suoni e di canti popolari

Di Giacomo Retaggio

PROCIDA – Metti una sera di inizio estate, 28 giugno 2018, un fresco e teso vento di maestrale sul terrazzo di Santa Margherita, una luna sfacciata che sale lentamente in cielo ed il Coro Polifonico di San Leonardo che si appresta da esibirsi, e la magia è servita. Una magia fatta di suoni e di canti popolari e non in cui le coriste si sono lanciate con la solita bravura e la solita scioltezza. A scrivere dell’abilità canora di queste ultime, ormai trentennale, si rischia di diventare ripetitivi perché è un dato di fatto. Il programma della serata è stato solo in apparenza semplice e conosciuto, ma la presenza in esso di alcuni brani di alto valore musicale e, forse, anche meno noti, ha dato un tocco di raffinatezza.  I canti hanno spaziato da motivi popolari come “Cu’ mme”, “Era de Maggio”, “’O sole mio”, “Nel blu dipinto di blu” ed altri, fino ad “Audiemus” e “Pie Jesu”di Jenkins,”Jesus meine Zuversicht” di Bach, “My Way” di P. Anka, per finire con “Halleluyah” di Cohen. La variegatura del programma e l’alternanza dei testi canori hanno smentito chi si apprestava ad assistere al concerto temendo la solita riproposizione di Classici napoletani (peraltro validissimi, ma pur sempre abusati!). E questo grazie alla ecletticità e all’occhio lungo del maestro De Vero. Ma la vera chicca della serata è stata la partecipazione delle “giovani voci”, dodici bambini, che affidati alle cure di Micaela Barbiero e di Elio Di bernardo, hanno già raggiunto un ottimo livello di preparazione nella resa canora. C’è stato un momento in cui le coriste adulte (ed anche il maestro De Vero) hanno del tutto ceduto il passo a queste voci giovani che si sono esibite da sole. Si è avuta tra il pubblico la netta sensazione di un ideale passaggio di consegna del testimone tra le prime e le seconde. Quasi a significare che queste giovani voci (tra cui ci sono anche alcuni maschietti) rappresentano il futuro del Corro polifonico S. Leonardo. Alla fine della serata mi si è avvicinato uno spettatore che mi fa: “Stasera finalmente abbiamo assistito ad una vera esibizione del coro, del vero coro, senza voci soliste!” L’ho guardato perplesso e gli ho risposto: “Ma perché tu pensi che le voci soliste inficino la validità del coro?” “Non proprio – mi rintuzza – ma il coro deve essere coro senza “prime “voci!” Bah! Questione di punti di vista! Vuoi vedere che bisognerà fare un referendum per stabilire se sia meglio che il coro canti compatto da solo o che ci siano anche delle voci soliste che ne interrompono il tessuto canoro uniforme? Scherzi a parte, la polemicuccia di quel signore è un indice della popolarità del Coro Polifonico di San Leonardo e di quanto esso sia radicato nella spirito e nell’ambiente culturale procidano. Staremo a vedere cosa succederà!

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Un commento

  1. Il coro polifnico di giovani e/o anziani cantori, dona sempre e comunque un tocco elegante ad ogni manifestazione pubblica, anche se non esclusivamente a carattere religioso . Le voci coordinate ad arte da sapienti maestri, conferiscono solennità e rinnovamento tecnico alle funzioni che, sta a significare partecipe adesione d’ ogni comunità coinvolta, a ciò che rappresenta capisaldo e impegno fattivo d’ ogni circoscrizione .
    Ascoltare tali componimenti ed emozionarsi per ogni specifica sonorità, può essere d’aiuto e gratifica chi vi partecipa e non raccoglie compenso dalla prestazione , appagato e stimolato a livello singolare e collegiale da risultati raggiunti, anche se non prevedibili . Sincere congratulazioni .

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