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Giovani alla ribalta al “Procida film Festival” e non solo

Di Michele Romano

PROCIDA – Dentro lo tsunami dell’odio che si sta tramutando in rabbia razziale anche la nostra cara isola partecipa ampiamente. Emblematica, in tal senso, è l’episodio teppistico verso la pensilina posta dal Comune in località Chiaiolella. Infatti, i famigerati social hanno sentenziato che la colpa è dei “migranti”, che non esistono sul territorio, sapendo di mentire perché l’atto è compiuto da autoctoni, dediti a altre usanze.

In questo clima sordito, in cui ciascuno sta racchiuso nel suo orticello egocentrico, che può essere la famiglia, la scuola, la chiesa, il bar, il Consiglio Comunale, il divano da cui si assiste alle scorribande orripilanti di assatanati conduttori televisivi, alle urla plebee e minacciose dei populisti-sovranisti, accompagnati da un coro affollato di soldati armati di rancore e odio, siamo planati nell’atmosfera soave, delicata, piena di emozioni visive che colpiscono la propria interiorità del “Procida Film Festival”, presso lo splendido Hotel la Suite, creato dalla generosità geniale del compianto ed amato Fabrizio borgogna e, nell’ultimo biennio, sotto la sagace e illuminata direzione artistica di Francesco Bellofatto, sempre di più punto di riferimento della cultura del “mare”, intesa come respiro cosmopolitico di chi si riconosce cittadino del Mondo, al di sopra di ogni becera e violenta chiusura nazionalista. In tale contesto lo stupore e la meraviglia ci hanno pervaso quando abbiamo visto scorrere sullo schermo le proiezioni dei nostri giovani talenti come “Nell’Acqua” della sognante e geniale Martina Lubrano Lavadera; “E tutto cinema” del tumultuoso Marco Landola; “Io e te” pregnante di tragica solitudine di Maria Coppola.

Perché tale emozione? Scoprire che, nonostante tutto ciò che di negativo sembra essere sul punto di annientarci, la nostra natura acquatica genera queste splendide creature che soltanto l’immenso respiro marino fa emergere dagli abissi. Su tale lunghezza d’onda apprendiamo che un caro figlio della “polis micaelica”, Pierluigi Taliercio, in tempi così duri per la “sinistra”, spinto dai venti marini, è stato chiamato a guidare un circolo del P.D. tra le montagne trentine.

Tutto ciò rafforza la nostra “vis” speranzosa.

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