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Crescenzio Sepe: Il declino dell'immobiliarista di Dio. All'ombra della crisi vaticana.

NAPOLI-ADISTA. “Ho fatto tutto avendo i bilanci puntualmente approvati dalla Prefettura per gli Affari Economici e dalla Segreteria di Stato la quale, con una lettera inviatami a conclusione del mio mandato di prefetto, volle finanche esprimere apprezzamento e stima per la gestione amministrativa”. “Ho sempre agito secondo coscienza, avendo come unico obiettivo il bene della Chiesa”. “Vado avanti con serenità, accetto la croce. Perdono dal profondo del cuore quanti, dentro e fuori la Chiesa, hanno voluto colpirmi”.

Ecco, in queste dichiarazioni sta forse la chiave per capire il senso della bufera che si è abbattuta sul card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (ex Propaganda Fide) dal 2001 al 2006, indagato per corruzione dalla Procura di Perugia nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti del G8 alla cosiddetta “cricca”. Le parole del cardinale sembrerebbero infatti contenere almeno due messaggi sottintesi: il primo, che il suo coinvolgimento nell’inchiesta è anche il risultato di lotte intestine e cambiamenti dei rapporti di forza all’interno della gerarchia (in questo senso, le sue parole sarebbero rivolte principalmente a chi ha preferito allontanarlo da Roma). Il secondo, che in ogni caso il cardinale non intende fare da capro espiatorio, ritenendo che la sua responsabilità dei suoi atti da prefetto di Propaganda Fide siano state condivise ai più alti livelli.

I fatti. E i lingotti

Secondo l’accusa, Sepe avrebbe ceduto ad un prezzo stracciato una palazzina della Congregazione, sita a Roma, nella centralissima via dei Prefetti, all’allora ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. 720 metri quadrati per poco più di 4 milioni euro (meno della metà del suo valore di mercato). In cambio, secondo l’accusa, Lunardi avrebbe dato contributi statali per 5 milioni di euro a Propaganda Fide per la ristrutturazione di un museo Vaticano mai completato.

C’è poi la questione di Guido Bertolaso: il capo della Protezione civile aveva chiesto ed ottenuto, nella primavera-estate del 2003, di soggiornare presso il collegio universitario di Propaganda Fide. Poi, l’incompatibilità con il regime di vita degli studenti dell’ateneo e gli orari imposti dalla sua attività istituzionale, lo avevano indotto a chiedere al cardinal Sepe di poter usufruire di un altro appartamento. Il cardinale avrebbe fatto da tramite tra Bertolaso e Francesco Silvano, economo di Comunione e Liberazione che gli ha messo a disposizione una casa a via Giulia. In questa casa Bertolaso dice di aver soggiornato fino alla fine del 2003, quando tornò a vivere nella sua abitazione. Ma ai magistrati ha anche rivelato di avere mantenuto la disponibilità dell’appartamento, senza comunque soggiornarvi, per un ulteriore anno, quando restituì le chiavi. E di non aver pagato l’affitto dei locali, ma sole le bollette delle utenze.

In queste ultime settimane è poi riemersa un’altra vecchia storia: quella dell’assunzione di due nipoti di Sepe nell’azienda Eco4, attiva nel settore dei rifiuti e gestita da imprenditori vicini al gruppo dei casalesi; il tramite sarebbe stato l’onorevole Nicola Cosentino, coordinatore regionale del Pdl. La circostanza, riferita da Michele Orsi, uno dei titolari della società, arrestato e poi assassinato dal gruppo di Giuseppe Setola il 1.mo giugno 2008, fu confermata di fronte alle telecamere di Annozero (5 giugno 2008) dal fratello di Michele, Sergio Orsi, che parlò della società gestita con il fratello e dei suoi rapporti con le istituzioni: “Le assunzioni ci venivano chieste da tutti i politici”, ammise. Per poi aggiungere: “Abbiamo assunto due nipoti del cardinale Sepe”.

Infine, Gianluigi Nuzzi, autore di Vaticano S.p.A., ha rivelato su Libero (22/6) che in una cassetta di sicurezza presso lo Ior sono custoditi “oltre 20 chilogrammi in lingotti d’oro riconducibile a uno dei più stretti collaboratori del cardinale Crescenzio Sepe”. I lingotti, “protetti da una banale carta da pacchi e riposti in una scatola di cartone”, costituirebbero “il primo collegamento tra l’istituto di credito e i presunti membri della ‘cricca’”.

La prudenza della Santa Sede

Ai messaggi lanciati tra le righe da Sepe ha fatto da contraltare la difesa, per ora piuttosto tiepida, del Vaticano nei confronti del cardinale. Il portavoce della Sala Stampa padre Federico Lombardi, dopo aver espresso “stima e solidarietà” al cardinale indagato, ha auspicato che la situazione venga chiarita “pienamente e rapidamente, così da eliminare ombre, sia sulla sua persona, sia su istituzioni ecclesiali”, assicurando la collaborazione del Vaticano e dello stesso Sepe con le autorità, nell’ambito (e qui tutto si fa più incerto) delle norme concordatarie. Poco, dieci righe in tutto, lo spazio dato dal bollettino della Radio Vaticana (21/6), in cui si dice che “il porporato ha replicato in modo puntale e dettagliato ai tre addebiti mossi contro di lui dalla Procura perugina, assicurando di ‘avere sempre agito secondo coscienza’ e di voler andare avanti con serenità e fiducia”. Ancora meno righe, sette, quelle dedicate dall’Osservatore Romano che, lo stesso giorno, sotto un titolo che più neutro non si può (“Il cardinale Crescenzio Sepe sull’inchiesta della procura di Perugia”), riassume l’autodifesa dell’arcivescovo di Napoli. Dalla Cei, nulla. Sepe, invece, in maniera assai più fragorosa, ha convocato una conferenza stampa in Curia e ha inviato una lettera ai napoletani che ha fatto pubblicare, oltre che sul sito internet dell’arcidiocesi, anche sulla sua pagina su Facebook, il social network di cui è membro dal 2008 (e da cui Sepe spera molto in termini di visibilità, anche se ad oggi non ha raggiunto quota 5mila “amici”, dopo aver inizialmente dichiarato alla stampa di avere oltre 200 richieste di nuove amicizie al giorno), con il titolo “Dico questo per amore della verità”.

In “media” res

In “verità” Sepe in Vaticano i suoi potenti appoggi li ha perduti da tempo. Wojtyla innanzitutto, che per Sepe aveva una predilezione particolare. Su indicazione del futuro porporato Giovanni Paolo II, nel 1984 mise alla guida dell’Osservatore Romano Mario Agnes, conterraneo di Sepe e a lui legato da solida amicizia (per anni l’Osservatore Romano ha dedicato pagine e pagine ai viaggi, alle attività ed alle iniziative mediatiche di Sepe, corredate di foto e titoli trionfalistici). Da parte sua Sepe, che aveva accesso diretto agli appartamenti pontifici, ricambiava attraverso un’opera di certosina cura del rapporto tra il papa ed i media (dal 1987 era assessore della segreteria di Stato, cioè il numero tre della diplomazia vaticana), nonché l’organizzazione di tutti i grandi eventi che durante il pontificato wojtyliano videro il papa star incontrastata delle piazze, degli stadi, dei palazzi dello sport di tutto il mondo. “Non c’era ricorrenza papale che non venisse salutata da cantautori, rock band, soubrette”, ricorda Sandro Magister in un suo “ritratto” di Sepe pubblicato sull’Espresso (13 settembre 2002). Il rapporto con il papa era facilitato ed incoraggiato, oltre che dal solidissimo legame con il portavoce di Wojtyla, l’opusdeista Joaquín Navarro Valls, da un altro potente amico di Sepe, mons. Stanislaw Dziwisz, allora segretario personale di Giovanni Paolo II ed oggi arcivescovo di Cracovia. Non è un caso che nei giorni scorsi Dziwisz abbia difeso a spada tratta l’amico di un tempo ventilando un complotto contro di lui: “Evidentemente qualcuno vuole fare del male” al cardinale, ha detto.

Giubileo

Il Giubileo del 2000 segnò il grande salto di qualità per Sepe. Come Segretario Generale del Consiglio di Presidenza e del Comitato Centrale del Grande Giubileo gestì tutta la macchina organizzativa dell’evento. Ed una quantità notevole di fondi. Vaticani, Cei, diocesani e pubblici. Che in parte finanziarono le opere di un’altra delle conterranee di Sepe, la potentissima madre Tekla Famiglietti, superiora generale delle brigidine. Un gruppo – quello composto dalla “triade” madre Tekla-Agnes-Sepe – pronto a offrirsi reciproco aiuto e capace di un forte lavoro di lobbying presso papa Giovanni Paolo II ed il suo segretario, anche in virtù della capacità di Sepe e madre Tekla di portare al pontefice considerevoli offerte in denaro. Sepe è anche fra i cardinali più vicini alla Prelatura, tanto che le sue preghiere e meditazioni vengono regolarmente riportate nei siti ispirati all’opera di S. José Maria.

Nel segno del Giubileo e dell’Opus Dei, si svolse anche la carriera di Guido Bertolaso, nominato, all’inizio del 1998, vice commissario vicario per il Grande Giubileo dell’anno 2000: responsabile, cioè, di tutte le attività operative connesse all’organizzazione dei principali eventi Giubilari, compresa la Giornata Mondiale della Gioventù di Tor Vergata (ottenendo anche il privilegio di guidare l’elicottero che condusse Wojtyla a Tor Vergata per il memorabile giubileo dei giovani). Bertolaso, come ha rivelato una recente inchiesta della Voce delle Voci, vanta potenti legami con l’Opus Dei. La sorella, Marta Bertolaso, ricercatrice al Campus Biomedico di Roma (università-colosso dell’Opus in Italia) e presso la Fondazione Rui (collegio universitario costola dell’Opera) fin dal ‘99 è membro del Consiglio della delegazione italiana dell’Opus Dei. Il fratello Emanuele Bertolaso, dall’ottobre 2002 componente del Consiglio regionale per l’Austria dell’Opus Dei. Lo stesso Guido che, il 25 luglio del 2009, ha aperto ufficialmente i lavori della Summer School organizzata a L’Aquila dalla Fondazione Rui, cui hanno preso parte, fra gli altri, Claudio Sartea e Juan Andres Mercado della Pontificia Università della Santa Croce ed il banchiere opusedista Ettore Gotti Tedeschi (dal settembre 2009 presidente dello Ior, v. Adista n. 99/09). A novembre 2009 Bertolaso fu inoltre ospite della Fondazione Rui per spiegare agli allievi dell’esclusivo collegio “il segreto del suo impegno professionale in seno alla Protezione Civile”.

A chiamare Guido Bertolaso nell’entourage berlusconiano, dopo un tirocinio maturato presso il ministero degli Esteri di Emilio Colombo e Giulio Andreotti (di cui si considera amico) – fu il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta (che fa parte dell’advisory board del Campus Biomedico, insieme all’ex capo della Sala Stampa vaticana Navarro-Valls) e il banchiere Pellegrino Capaldo (vicino ad Andreotti, oltre che all’Opera di Escrivà de Balaguer). Letta è tra i “gentiluomini di sua santità” (“Dignitario Laico della Famiglia Pontificia”, è la dizione ufficiale). Come Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici, arrestato a febbraio nell’ambito dell’inchiesta di Firenze sugli appalti per i grandi eventi, che, in base alle intercettazioni pubblicate dalla stampa, era anche “utilizzatore finale” dei giovani omosessuali, talvolta africani, reclutati in alcuni seminari della capitale. Personaggio chiave del Giubileo del 2000 e dei rapporti tra Comune di Roma e Santa Sede, dal 1990 Balducci, vicino ai Legionari di Cristo, era provveditore per le Opere pubbliche del Lazio, ed aveva ricevuto, nel 1995, con biglietto dell’allora segretario di Stato vaticano, il card. Angelo Sodano, la prestigiosa nomina pontificia. Un dignità che viene attribuita – recita l’Annuario Pontificio – “a persone che si distinguono per prestigio personale e che hanno acquisito particolari benemerenze verso la Santa Sede”. Ma che evidentemente è soprattutto funzionale a tessere importanti relazioni tra gli appartenenti a questo ristrettissimo club che costituisce una sorta di “famiglia del papa”. Un titolo che, prima della riforma voluta da Paolo VI, era destinato solo agli esponenti della nobiltà nera romana.

Nel 2001 i servizi resi da Sepe vennero ricompensati con la porpora cardinalizia e con l’ambito incarico di prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, un dicastero strategico poiché gode di ampia autonomia e poiché il ‘Papa rosso’ – così viene chiamato il prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli – controlla la nomina dei vescovi destinati in terra di missione (Africa, Asia e parte dell’America Latina, gli altri ricadono invece sotto la giurisdizione della Congregazione per i Vescovi). Insomma, circa un terzo delle 2.800 diocesi del mondo, il che significa anche la gestione di una notevole quantità di denaro, come i proventi della colletta che si fa ogni anno nelle chiese di tutto il mondo in occasione della Giornata Missionaria Mondiale. Per non parlare delle immense proprietà immobiliari di cui il dicastero è proprietario. Forse anche per questo Sepe nominò Balducci consultore della Congregazione, cioè uno degli esperti esterni a cui il Vaticano si poteva rivolge su singole questioni.

Giubilato

Giunto Ratzinger al soglio pontificio, l’astro di Sepe iniziò a tramontare. Nel 2006, ha recentemente raccontato Sepe, “il Santo Padre Benedetto XVI mi disse che da più parti si indicava il mio nome per Napoli e mi chiedeva che ne pensassi. Chiesi un po’ di tempo per riflettere e diedi la mia risposta: Santità il mio cuore già batte per Napoli”. In realtà il cuore di Sepe batteva per la Segreteria di Stato, posto a cui ambiva da tempo. Sodano, che stava lasciando per raggiunti limiti di età, non vedeva di cattivo occhio la candidatura del cardinale campano. Anche per contrastare quella del salesiano Tarcisio Bertone. Sepe era sostenuto anche da alcuni cardinali di Curia vicini all’Opus Dei, come Julián Herranz, Eduardo Martínez Somalo, Darío Castrillón Hoyos, Javier Lozano Barragán. Ma alla fine a spuntarla fu il fedelissimo collaboratore di Ratzinger alla Congregazione per la Dottrina della Fede. E Sepe si “accontentò” di succedere al card. Michele Giordano. Da dove continuò a sostenere l’opera di Bertolaso. Incontrò infatti Berlusconi in occasione del primo consiglio dei ministri del governo appena insediato, il 21 maggio 2008, e diede al premier la propria benedizione al piano di emergenza contro i rifiuti. L’area più controversa tra quelle designate de imperio dal governo in Campania per la realizzazione di 10 nuove discariche di rifiuti, l’ex poligono di Chiaiano, fu espropriata poco dopo proprio con il consenso del cardinale, poiché di proprietà della Curia, attraverso l’Arciconfraternita dei Pellegrini. A Chiaiano la megadiscarica “a fossa” da 700mila tonnellate, si trova a solo qualche centinaio di metri da un insediamento urbano (Marano) ad altissima densità abitativa (la più alta d’Europa), vicinissima alla zona ospedaliera di Napoli (il maggior polo sanitario del Meridione) e praticamente all’interno della Selva di Chiaiano, l’unico polmone verde rimasto, una riserva ambientale a scala metropolitana, fra i territori più pregiati dell’intera provincia.

Figli e figliastri, verrebbe da pensare, visto che recentemente (v. Adista n. 52/10), Sepe, in un documento riservato, ha richiamato all’ordine religiosi e religiose che lavorano a Scampia, ridimensionando la loro autonomia e obbligandoli a rinunciare ai finanziamenti che gli consentono di portare avanti alcune attività sociali.

L’inchiesta su Sepe, assieme al caso Boffo (finalizzato a colpire il potere di Ruini in Cei, nei media ecclesiastici e alla Cattolica di Milano), al terremoto-pedofilia, ai frequenti riferimenti del papa al carrierismo ecclesiastico ed ai mali della Chiesa, alle accuse rivolte dal card. Cristoph Schönborn a Sodano, allo spoil system operato in questi anni da Ratzinger per sostituire nei posti chiave di Curia tutti i prelati dell’epoca wojtyliana, fino al tramonto dell’astro del card. Giovanni Battista Re (la cui sostituzione alla Congregazione per i Vescovi è imminente), sembrerebbero in ogni caso collocarsi all’interno di una stessa cornice: quella di un generale rinnovamento della dirigente vaticana. Dietro la quale, probabilmente, gli antichi assetti di potere economico-finanziari si stanno ricomponendo secondo nuove, e più funzionali, logiche.

Reato e peccato

Ai magistrati spetterà valutare se vi siano o no estremi di reato. Alla comunità ecclesiale spetta invece riflettere, e negli ultimi tempi lo sta facendo con sempre maggiore insistenza, sul perché i vertici della Chiesa si preoccupino tanto degli alloggi di potenti personaggi del mondo politico-imprenditoriale, cui gli immobili ecclesiastici vengono ceduti a prezzi irrisori o concessi in usufrutto gratuito, mentre da circa dieci anni una raffica di sfratti e di esosi adeguamenti dei canoni di affitto hanno “liberato” moltissime case di proprietà di enti, congregazioni, confraternite religiose, dai loro inquilini più poveri. Per renderle disponibili a nuove, e più lucrose, locazioni o vendite.

(valerio gigante)

fonte: http://www.adistaonline.it/?op=articolo&id=47449&PHPSESSID=1ff9e10bd91138c19d169912aed5484b

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