Dal Getsemani alla Resurrezione

Di Michele Romano

A causa dell’avanzare dell’ostile virus invisibile, veder chiudere due luoghi emblematici della raffigurazione cristiana, come le Chiese della Natività a Betlemme e del Santo sepolcro a Gerusalemme, abbiamo avuto la percezione, per la prima volta nella vita, che il restare a casa, fa diventare la propria dimora un piccolo deserto del Getsemani, con le dovute proporzioni, simile alla solitudine del Cristo, in preparazione all’itinerario della Crocefissione che poi conduce alla Resurrezione.

Le nostre giornate trascorrono tra paure, angosce, senso di perdita, accompagnata da una comunicazione incessante di una strage di Innocenti inermi, indifesi tra i quali anziani nonni carcerati e tanti ultimi. Stiamo nel bel mezzo della Via Dolorosa che conduce al Golgota del Venerdì Santo. E qui, da credenti della Speranza riflettiamo su quali modalità è possibile mettere in campo il divenire del nostro Risorgere.

Così, da una parte ci affidiamo a Platone, quando nel dialogo della Repubblica, cercando dì rispondere alla domanda: come bisogna vivere, ci indica la strada maestra della ragione che, insieme alla giustizia, ha sede nell’anima e tiene a bada le passioni considerate letali per la convivenza. Per cui il buon governo non dipende dal succedersi delle variabilità dei momenti storici, ma, esclusivamente, dalla rettitudine dell’anima, unica garanzia di una esistenza, alquanto felice dei cittadini. Dall’altra parte assorbire il cosmico messaggio del Vangelo che accende una Luce ancora più radiosa che invita a porsi al servizio degli altri, come possibilità di completa autorealizzazione dentro una Gioiosa osmosi ecclesiale tra i pronomi personali al singolare: io, tu, egli, e quelli al plurale: noi, voi, loro.

Nella consapevolezza che il mistero, l’ignoto, la caducità, un principio, una fine, la speranza di essere stati creati per partecipare alla Bellezza dell’Infinito, del Respiro Cosmico, costituiscono il destino comune della Navigazione Umana, il senso ancora di un futuro per l’Umanità sulla Terra, le possiamo trovare nelle parole di figure, apparentemente lontani tra loro nel tempo e nella visione. L’imperatore Marco Aurelio, quando nel suo testo “Contro le lusinghe del Mondo” dice la mia città, la mia patria è Roma, in quanto sono della famiglia Antonino. Ma come uomo sono dell’Universo. Papa Francesco quando nel potente silenzio di Piazza San Pietro, tra il sibilo doloroso delle autombulanze e il suono speranzoso delle campane, lancia questo monito “Dal male ci giunge una lezione: è ora di riscoprire quella fraternità che è la promessa tradita dalla modernità”. Ecco fraternità e universalità sono i due arcangeli che ci devono condurre a risorgere.

Postilla finale. Cara televisione, il troppo storpia, come precetto pasquale, meno programmazione di nichilismo infelice e più apertura alla rivoluzione della speranza.

Potrebbe interessarti

Procida: Convocato Consiglio Comunale per il 31 Luglio

PROCIDA – In attesa delle elezioni comunali, previste per il prossimo 20 e 21 Settembre, …

Un commento

  1. Annarosaria MEGLIO

    Caro Michele ai dato un augurio Pasquale bellissimo , non ci devono essere persone che hanno il cuore chiuso ha riccio ma aprirlo a tutti l” umanita ” con fratellanza e rispetto verso tutti. Buona Pasqua.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *