Fallita ormai la gestione Made in Italy dei rifiuti

di Fabio Vecchiolla (Federazione della Sinistra isola d’ Ischia)

Sono quindici anni che Berlusconi racconta favole con grande successo. Il guaio è che l’Italia è un paese di scarsa memoria su quasi tutto. L’emergenza rifiuti in Campania negli ultimi anni è un fenomeno ricorrente e ha radici lontane, che possiamo far risalire alla decisione della giunta Rastrelli, in carica fino al duemila, di affidare tutto il ciclo dei rifiuti – dalla costruzione dell’inceneritore agli impianti di trattamento e stoccaggio – in mani private tramite appalto. Purtroppo la gara fu vinta dall’Impresa di Cesare Romiti, che in Campania assunse il nome Fibe.  L’errore più grave è stato quello di ritenere che l’inceneritore di Acerra fosse la soluzione di tutti i problemi. Così non è  dal momento che quello dei rifiuti è un ciclo molto complesso. Bassolino commise l’errore di proseguire sulla strada disegnata dalla giunta Rastrelli. In questo modo i problemi si sono andati aggravando fino ad arrivare al blocco che portò l’ attenzione del mondo sui Rifiuti di  Napoli. Nel 2008 Berlusconi ha fatto un’operazione puramente di facciata, perchè quando dai pieni poteri alla Protezione Civile a ripulire le strade ci si riesce, ma poi i rifiuti continuano ad ammassarsi e, come si è visto, arriva il momento in cui non si sa più dove metterli.

Guido Bertolaso nel dicembre 2009 sanciva la fine dell’emergenza rifiuti in Campania e almeno sulla carta la fine della gestione commissariale da lui guidata nel ruolo di sottosegretario di governo.
Le vicende di questi mesi invece raccontano un’altra storia. L’inceneritore di Acerra in realtà fu aperto senza il rispetto delle prescrizioni ambientali, ed è soggetto a continue “rotture” e conseguenti fermi delle linee. Nei giorni scorsi funzionava una linea su tre. Ma cosa piu’ grave è che in 500 giorni di funzionamento ha superato i limiti di emissioni delle polveri sottili per oltre 200 volte

I rifiuti erano scomparsi dalle strade, ma i problemi di tipo strutturale legati ad una corretta pianificazione del ciclo dei rifiuti non erano stati affrontati. La logica, sempre la stessa, quella di trovare “buchi “per farne discariche, e con i poteri straordinari e con la militarizzazione dei territori si sono aperte le discariche della vergogna che hanno consentito, fino ad ora, di nascondere i rifiuti sotto il tappeto. Dunque discariche a Chiaiano, a ridosso della zona ospedaliera di Napoli e Terzigno nel pieno del Parco Nazionale del Vesuvio.
Per aprirle si è fatto ricorso a una legislazione emergenziale che ha fatto gridare allo scandalo anche la Commissione Europea che di recente ha definito “un’aberrazione” la discarica all’interno di un’area protetta come è il Vesuvio. La rivolta della popolazione vesuviana è esplosa a seguito della volontà di aprire una seconda discarica di dimensioni enormi nella stessa area. Ed è il caso di ricordare che nell’area del Vesuvio negli anni ‘80 e fino all’istituzione del Parco era la camorra che gestiva le discariche ed oggi vedere lo Stato trattare quella terra allo stesso modo fa indignare le coscienze. Le popolazioni sono esauste. Si è rotto il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni perchè non si fa quello che si promette.

A Terzigno poche settimane fa Berlusconi aveva assicurato che non si sarebbe aperta una seconda discarica e invece viene smentito da Bertolaso. E poi i dati ambientali sull’inquinamento delle falde che accrescono le preoccupazioni.
Per capire i termini di questa “nuova”emergenza bisogna considerare che in Campania si producono ogni giorno 7200 tonnellate di rifiuti e che solo il 16 % viene raccolto in modo differenziato mentre tutto il resto viene indirizzato verso gli impianti di trito vagliatura o direttamente in discarica. Con queste quantità e senza incrementare la raccolta differenziata, le discariche si stanno rapidamente esaurendo. Secondo le previsioni, nei primi mesi del 2011 saranno sature quasi tutte le discariche esistenti con una nuova drammatica emergenza. E’ da considerare che, al momento, pur avendo sperperato negli ultimi 10 anni oltre 2 miliardi di euro, in Campania ci sono solo due impianti per il trattamento della frazione umida (compost) con una capacità di 25 mila tonnellate all’anno a fronte di una esigenza di 500 mila tonnellate. Qui è il cuore del problema: la scelta di puntare su incenerimento e discariche invece che su riduzione, raccolta differenziata, riciclo e riuso delle merci, senza dunque attivare tutti gli impianti necessari a questa finalità.
Ogni volta che c’è un’emergenza e i riflettori si accendono sulla Campania si prova a ridurre il tutto a un problema di ordine pubblico e si fa passare l’idea di una terra incapace di gestire i propri rifiuti. Ma se si analizza con serietà e rigore quello che è avvenuto in questi anni si comprende che il vero problema è di una classe politica trasversale e consociativa che si è piegata alle lobbies degli inceneritori da un lato e a un sistema affaristico clientelare, dall’altro, che si spartiva consulenze e appalti spesso scendendo a compromessi con la camorra. Il centrodestra ha vinto le elezioni in Campania puntando tutto sulla risoluzione del problema rifiuti, dopo che i suoi dirigenti più autorevoli, come Cosentino e Landolfi, avevano gestito con il sottobosco bassoliniano il “sistema rifiuti” e oggi mostrano l’incapacità ad affrontare il problema.
Questa è la crisi più grave perchè avviene quando nell’immaginario collettivo ci si stava avviando verso la normalità e soprattutto perchè le casse degli enti delegati (regione e province) sono vuote e non si sono affrontati alla radice i deficit strutturali che permangono in Campania.

di Fabio Vecchiolla
Federazione della Sinistra isola d’ Ischia

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