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Filosofia tra crisi e speranza

Di Michele Romano

PROCIDA – Partendo dal presupposto che la società contemporanea tende a ridurre ad un fatto marginale la funzione della filosofia nella vita dell’uomo, le nostre considerazioni vogliono essere un tentativo di rivendicare il senso della filosofia nell’itinerario umano in cui per nessuna cosa al mondo si può mettere da parte ciò che costituisce l’aspetto peculiare della persona umana: il pensiero e il sentire.

Per rivendicare il significato della filosofia, riteniamo ritornare alla figura di Socrate, il cui esempio india in maniera eloquente che la filosofia non viene ad essere un libro, una disciplina, una testimonianza, che sta ad indicare un carattere della vita, un’esperienza. Ciò viene a significare che essa non racchiude in sé gli aspetti di una dottrina, ma l’interpretazione di uno stile in atto e la descrizione di un atteggiamento rivolto al mondo e a noi stessi.

Seguendo questa indicazione, l’uomo filosofo, se è davvero tale, nella sua condotta pratica, non può specchiarsi in una raffinata tradizione “letteraria” di parola e di scuola. In tal senso partecipa intensamente alla vita politica e sociale e, allo stesso tempo, se ne distanzia in modo critico.

Questa peculiarità di essere deriva dal fatto che la sua parola possiede valore non per la pretesa di sviluppare e creare un sistema ideologico ben strutturato, ma perché riesce ad esprimere quello strato sempre inespresso ed essenziale dell’esperienza che unisce l’uomo al mondo e agli altri uomini in un comune destino di verità.

Così viene ad essere la coscienza vigile della vita che si trova in tutti e che in tutti tende a conquistare l’espressione adeguata.

Possiamo ben dire, quindi, che il verbo filosofico, al contrario di una considerazione banale che lo ritiene lontano, distaccato, astratto, ostico per la comprensione media e comune, diviene in realtà il più concreto e alla mano cioè aspirazione silenziosa che vive nell’esperienza di tutti.

Detto ciò cosa può fare la filosofia dentro una realtà contemporanea dove la paura, l’angoscia, la violenza, l’ipertrofia narcisistica, il risorgere del razzismo con la supremazia dell’irrazionale sul razionale, sta conducendo l’uomo sulla rischiosa strada della scissione da se stesso?

Alzare, con coraggio, le vele della navigazione perigliosa per approdare nel porto del proprio villaggio e presentarsi alla folla delle sue “agorà” con la lampada di Diogene, utilizzando un termine socio-sanitario, come esperto di riabilitazione psicofisica; nel senso di recuperare il disperso pensiero consapevole accompagnato da un sentimento amorevole sociale, oggi alquanto belluino.

Tale terapia è urgente per impedire all’umanità di conficcarsi nell’abisso della “Camicia di nesso” intrisa di sangue. Lo dico da credente della speranza.

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