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Fiori e lampade accese

Di Annarosaria Meglio

Siamo negli anni ’70 due Sudafricani, Agata e Antonio con radici procidane, avevano cinque figli, che lavoravano tutti, avevano una grande azienda costruivano armi, che fruttava molto bene. Si erano fatti valere, prima il padre e poi i figli da soli, si erano fatti un nome in Sudafrica. Tutti sposati con prole, tutto filava bene. Un giorno Agata e Antonio mentre  rassettavano  alcuni cassetti di casa, Agata trovò una busta chiusa  che conteneva dei fogli ingialliti, dove si leggeva che  avevano parenti nell’isola di Procidavicino a  Napoli. Antonio con gli occhi interrogava Agata, che si fa e la moglie rispose: Visto che non abbiamo impegni di lavoro siamo in pensione, perché non andiamo a fare un viaggetto? Così cercheremo i nostri parenti isolani? Se ne rimasto qualcuno. Bene Rispose Antonio si va! I cinque figli  abitavano tutti vicini in un solo caseggiato loro furono contenti che i genitori volevano andare a Procida e facendo un po’ di sfottò dissero: “andate facciamo noi i guardiani  del vostro castello” e ridevano felici anche le moglie e i nipotini salutarono allegramente. Così presero l’aereo e partirono. Giorni dopo arrivarono nell’isola. Appena misero piede in terra di Procida, si incantarono, guardando tutte quelle casette colorate e il forte profumo di  fior d’arancio e limoni che erano l’economia del paese. Che bello esclamò Agata e Antonio incominciò a fotografare: il mare azzurro con le barchette da colori variopinti fittarono una moto carrozzella e gli dissero dovete portarci al Municipio del isola, si sistemarono e andarono, cosi seppe che dei loro parenti erano morti e forse qualcuno e vivo a. Poi andarono al campo santo, dove incontrarono il custode, che fece vedere  il loro loculo dove riposavano i parenti, si trova tuttora alla seconda traversa centrale. Agata osservò i fiori freschi e le lampade accese e chiese al custode: Chi si occupava di tenerlo in ordine? I vostri parenti allora li incontreremo? Venite in sagrestia vediamo  i loro nomi e indirizzo, prese un grosso libro e diede il recapito dei parenti ringraziarono con un loro presente e andarono. L’autista li aspettava cosi mise in moto e partirono alla ricerca: fecero quasi tutto il giro di Procida. Nel frattempo il custode chiamò subito il Parroco del camposanto che era Don Salvatore Grissino e lo informò di tutto. E lui a sua volta chiamò la signora Mena e gli disse: di a tua madre che stanno arrivando i Parenti Sudafricani, già stanno sul isola. tra poco saranno da voi, grazie Don Salvatore chiamo subito mammina. La chiamai e lei tutta contenta rispose stanno già qui si si stanno per arrivare. Sono marito e moglie, bene aspetterò, arrivarono alla casa dei parenti bussarono con tanta emozione, si affacciò il marito di Mena che era in giardino con il muretto di chiusura, si affacciò e l’autista che lo conosceva lo salutò e disse: Raffaele ti porto i parenti  Sudafricani. No ti sbagli amico – rispose Raffaele – non abbiamo parenti Sudafricani, allora Agata sventolò il foglio che conteneva l’indirizzo che ci aveva dato il Municipio, e Raffaele chiamò la moglie Mena che scese frettolosamente e disse al marito: sono i cugini di Mammina  BENE bene, accomodatevi. Grandi abbracci e baci. Dopo le presentazioni Agata disse: dobbiamo cercare un hotel. No no disse Mena, adesso vi accompagno da mammina che è la vostra cugina diretta, sarete ospiti da lei vi sta aspettando tutta contenta, grazie allora andiamo mia madre con le lacrime agli occhi erano di gioia commossa l’abbracciò commossa nel vedere sua cugina, che era andata via giovinetta. Passarono tanto tempo a raccontarsi la vita passata nei pomeriggi belli pieni di gioia. Si innamorarono di Procida. Un giorno chiamò suo figlio per telefono e gli disse: Vieni ! Vieni tu e tua moglie a visitare l’isola è tanto bella. Agata preferì quel figlio, perché nella loro vita matrimoniale la moglie ebbe una brutta esperienza! Un uomo di colore la violentò e lei tanto fu lo scioccata che perse la parola per cinque lunghi anni, poi con le cure dei medici e l’amore del marito e di Agata guarì del tutto creandosi una bella famiglia. Dopo 15 giorni arrivarono anche loro, grande festa e allegria in casa di Mammina, ed insieme andarono a visitare la vicina Ischia, Capri Napoli, e io facevo loro da cicerone. A Procida, Antonio e suo figlio scattarono molte foto, bella tutto bello lo ripetevano come un ritornello. Arrivò il giorno del rientro finita la vacanza. La commozione fu tanta ci abbracciammo e Agata ripeteva: Venite venite anche voi a farci visita, vi farò vedere che abbiamo costruitoli nel Sudafrica tutte le aziende che abbiamo creato con le nostre mani e l’intelletto dei nostri figli. Grazie  alle nostre radici Procidane che ne andiamo fieri. Grazie di tutto a voi e VIVA PROCIDA. Si staccarono da noi salutando ancora con i fazzoletti dal vaporetto.  Morale di questa storia  è che i Procidani  sparsi per il mondo non tradiscono mai le loro radici, portando nel cuore i valori che sono stati dati dai loro avi.       

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4 commenti

  1. Cara Anna Rosaria, rimango incantata da tutto quello che c’è da apprendere dai tuoi sintetici ed avventurosi resoconti, sulle tradizioni ed i personaggi vissuti e viventi sulla tua isola ma, potresti soffermarti più diffusamente anche se per più puntate, sui contenuti esposti, dimodoche anche chi non li ha vissuti possa capire e capirti meglio sotto ogni aspetto . Queste storie isolane rivissute, sono ricche e insolite per noi abituati alla indifferenza cittadina e, rappresentano valori antichi ma comunque validi per ogni stagione della vita ! A presto rilleggerti .

  2. Annarosariameglio

    Carissima signora Piera, mi tanto piacere che le piacciono i miei racconti di storie vere. Certamente in citta” si vive diversamente , ma ogni mondo è paese a me piace molto scrivere cose che hanno lasciato il segno mi fanno stare bene, e penso se tutti ci diamo una mano il mondo puo” cambiare nel bello. grazie e buonissima festa di ogni santo.

  3. Cara Signora Annarosaria,
    procidano di adozione da oltre 40 anni sono da sempre interessato alla storia di Procida e dei procidani.
    Per questo motivo devo ringraziarla perché, con i suoi racconti, mi consente di conoscere meglio il vissuto
    di tanti personaggi noti e meno noti.
    Spero di continuare a leggerla a lungo.

  4. Annarosariameglio

    Grazie mille Carissimo Ferdinando sono contenta che i miei racconti le fanno compagnia ricordando i tempi passati e non. Grazie

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