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Il 2014: un altro anno da dimenticare per il comparto marittimo italiano

posti lavorodi Nicola Silenti

Nell’ultimo anno la marina italiana ha perso 1100 posti di lavoro e 74 navi. Lo rende noto il magazine del Secolo XIX di Genova The Medi Telegraph con un articolo ben documentato di Alberto Quarati, che svela in anteprima le cifre di un documento riservato del Ministero dei Trasporti.
Secondo il documento citato, il calo più sensibile riguarda le unità impiegate su rotte internazionali (scese dalle 727 del 2013 alle 668 del 2014), cui vanno sommate le 15 unità in meno del registro ordinario, riservato alle unità che compiono tragitti inferiori alle 100 miglia nautiche complessive tra andata e ritorno (scese da 779 a 764 unità a fine 2014). Numeri che segnalano un trend a dir poco allarmante, che sembra proseguire inarrestabile nell’anno in corso nonostante l’ingresso di nuove unità nella nostra flotta e a cui, per contro, non si riesce a fare fronte con un aumento del tonnellaggio delle navi (compresi portacontainer e traghetti), al contrario di quanto si segnala a livello internazionale. Infatti, oltre alla diminuzione delle unità, la flotta italiana registra anche un calo complessivo del tonnellaggio, a ulteriore conferma di una crisi che da troppo tempo non accenna ad arrestarsi. Una crisi che ha amplificato a dismisura il potere delle banche e il loro peso nel condizionare le decisioni strategiche delle aziende, a tutto discapito dei consigli di amministrazione, con un aumento delle compagnie di navigazione interessate da misure di ristrutturazione del debito e da una situazione di mercato che rimane caratterizzata da noli bassi.
Secondo gli addetti ai lavori, le cause individuate come responsabili di questi numeri da allarme rosso sono soprattutto due: la drammatica congiuntura economica del Paese e soprattutto la burocrazia, vero fardello del comparto marittimo oltre che del Paese. Sarebbe infatti una burocrazia obsoleta, caotica e votata all’intralcio la vera causa del tracollo, la molla che spinge gli armatori a spostare le navi tricolori sotto altri registri e altre bandiere, in particolare quella maltese.
Un espediente, questo, che concede alle aziende l’ulteriore vantaggio di risparmiare sui contratti del personale imbarcato, con evidenti contraccolpi in termini di ricadute occupazionali per la nostra marineria e una sensibile diminuzione di entrate per l’erario.

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