Il card. Domenico Battaglia e i giovani procidani: Alla ricerca del pezzo di cielo che c’è in noi

 

 PROCIDA– «Che non ci sia mai scritto sulla vostra maglietta, nella vostra vita, vuoto a perdere; il trucco c’è, si chiama semplicità, siate semplici e vi ritroverete grandi e non rinunciate mai al vostro sogno, voi stessi siete il sogno di Dio».

Questo un estratto del discorso del Cardinale Domenico Battaglia, per l’incontro tenutosi lunedì 15 giugno, presso l’oratorio Massa di Procida.

Un incontro che ha dato la possibilità a noi giovani isolani di ricamare un filo rosso invisibile, in un dialogo profondo con noi stessi, con il prossimo e con la natura circostante: le rondini volteggiavano, tanti aerei che sembravano planare per tessere assieme a noi una rete vivente.

L’inizio di questo evento significativo è stato marcato dalla profusione di diverse forme artistiche come la danza, la recitazione e il canto. Ad aprire le danze, la scuola di ballo Center Study Ballet, con la coreografia Sfumature, ideato dalla maestra Manuela di Costanzo: sulle note della canzone How it ends della band DeVotchKa, le ballerine hanno rappresentato splendidamente la complessità dell’essere, attraverso le sue diverse sfaccettature.

A seguire, il monologo scritto ed interpretato superbamente da Vincenzo Esposito, un odi et amo all’isola di Procida; come ultimo momento artistico, abbiamo assistito all’animazione e al canto del brano Joyful, Joyful del film Sister Act 2, eseguito dal gruppo Sonorea e diretto magistralmente da Graziella Florentino.

In seguito a questi tre momenti, siamo entrati nel vivo dell’incontro dopo la lettura di un estratto del Vangelo secondo Luca (5,1-11), che i più, probabilmente, conosceranno per la formula pescatori di uomini. Così, dopo una lettura condivisa del brano scelto dal Cardinale, abbiamo potuto fare un’ulteriore riflessione sui passi che ci hanno toccato di più e sui termini che hanno stimolato la nostra attenzione.

Ognuno di noi ha avuto la possibilità di tramutare le idee in uno scambio condiviso con il prossimo, dove il silenzio è diventato il telefono senza fili dei nostri pensieri. Il tutto si è concluso con la parola di Sua Eminenza su quanto detto e ascoltato, con frasi così sottili da poter passare nella cruna dell’ago del cuore, ma così pesanti da lasciare un’impronta da cammello. Il Cardinale Battaglia ci ha donato tante perle di vita, avvolte da un guscio indurito da coloro i quali hanno vissuto nel buio delle dipendenze. Di uno di questi, Battaglia ci riporta il testamento: «Dillo a tutti i ragazzi che è bellissima la vita, vale viverla e viverla fino in fondo». Prosegue, poi, con un racconto dalla morale disarmante: l’acqua di una pozzanghera, per quanto torbida, ci permette sempre di avere una finestra aperta sul cielo. E così, Egli ci invita nella nostra vita, per quanto offuscata possa essere, a cercare quel frammento di cielo che ognuno di noi ha piantato in sé.

Come ultimo gong, il Cardinale fa un appello a tutti noi giovani dell’isola: «Anche voi su quest’isola fatevi valere, fatevi sentire, dite che ci siete, innamorati della vita, appassionati della vita. Costruite cose belle, potete farlo se sarete capaci di credere in voi e soprattutto se sarete tutti insieme una vera comunità, capaci di camminare insieme, di crescere insieme, di osare insieme, nel nome della vita e io aggiungo, nel nome del Vangelo». Un grande ringraziamento va non solo al Cardinale, alla comunità parrocchiale e ai partecipanti ma anche a tutte le persone che si sono mobilitate per l’organizzazione e l’accoglienza di Sua Eminenza e che in chiusura ci hanno permesso di temprare lo stomaco mediante diverse goloserie.

Un piccolo incontro che personalmente credo possa siglare l’inizio di una grande premessa e promessa verso il nostro territorio: forse il tempo di accogliere periodicamente la parola di missionari capaci di diffondere la loro esperienza a partire da realtà differenti dalla nostra e di un’unione e cooperazione parrocchiale valida a livello locale.

Un evento che dimostra come è più bello insieme, che, è il momento di filare una rete d’ acciaio per la nostra comunità e soprattutto per noi giovani e giovanissimi. D’altronde, si rivela veritiero l’adagio: «Un viaggio di mille leghe, è iniziato sempre da un primo passo» e mi auguro che questo sia solo l’inizio.

foto di Michela Taliercio

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