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Il consigliere Michele Romano, spiega perchè non è daccordo sulla vendita delle quote del porto turistico di Procida

Dal quotidiano Il Golfo

Michele Romano è convinto che i soldi da incassare non sarebbero spesi per rendere servizi utili al paese
«Vendita delle quote del porto di Marina Grande: ecco perché non sono d’accordo»

Michele Romano | Procida – Partendo dalla discussione che si è aperta all’indomani che la giunta municipale ha approvata l’atto deliberativo con il quale si dava seguito al bando pubblico per la presentazione di manifestazioni di interesse per l’acquisto del 49% detenuto dal comune di Procida in Isola di Procida Navigando Spa, società che gestisce il porto turistico di Marina Grande, trovo opportuno esprimere alcune personali considerazioni. Premetto che sono profondamente contrario alla alienazione dei beni dell’Ente Comunale, a partire da quelle a Monte di Procida, effettuata qualche anno fa, per passare agli immobili dell’ex ECA per arrivare, in ultimo, alle quote detenute nel porto turistico di Marina Grande. Questo perché i soldi incassati (passati, presenti ed eventualmente futuri) non sono serviti o serviranno per finanziare opere strategiche o rendere servizi utili all’intera collettività, come abbassare l’ICI, la TIA, il ticket della mensa scolastica, migliorare il trasporto pubblico, etc., bensì per ripianare le casse comunali sempre a corto di liquidità e con debiti in continua crescita che, speriamo, prima o poi di quantificare per comprendere appieno l’entità del disastro. Detto ciò, ritengo che con scelte più oculate, come il minor utilizzo di società partecipate, saremmo ancora in possesso dei “gioielli di famiglia” e proprio le modalità attuate nell’utilizzo dei porti costituiscono la cartina di tornasole di quello che dico.

Oggi, per esempio, barca più barca meno, tra Marina Grande, Marina Corricella e Marina Chiaiolella, a fronte di circa 1.000-1.200 posti disponibili, tutti gestiti senza un unico criterio, da imprese, società e associazioni diportiste tra le più disparate, la domanda sorge spontanea: Quanto guadagna concretamente il Comune di Procida? La risposta non richiede particolari conoscenze contabili: nulla!, anzi, nel caso di Marina Grande, ci sono mutui pregressi da restituire e circa 300.000,00 euro di investimento con Isola di Procida Navigando Spa.

E dire, così come abbondantemente documentato in accreditati studi e statistiche varie, che la gestione di approdi turistici rappresenta, tra le attività lecite d’impresa, quella con la più alta percentuale di utili. Ritornando alla morale che ne deriva da questa storia, purtroppo estremamente triste, ritengo che l’Ente locale, così come vorrebbe la norma ed la parsimonia del buon padre di famiglia, debba dedicare tutte le proprie energie a dettare gli indirizzi programmatici, a scrivere le regole in maniera chiara e trasparente e, soprattutto, verificare e controllare che le attività di gestione, effettuate da imprese private individuate con i sistemi più trasparenti possibili, siano svolte nel rispetto delle stesse con una robusta ricaduta sociale, culturale ed economica sull’intera collettività.

Impallidisco, pertanto, (e non sono il solo) quando gli animi si riscaldano per le dichiarazioni rese, proprio a Procida, dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti per il quale i beni demaniali dovranno passare agli Enti locali e quest’ultimi dovranno provvederne alla relativa valorizzazione, così come ho timore quando leggo che il Comune di Procida chiede di gestire l’isolotto di Vivara, memore di quello che è stato fatto, o non fatto, per il Parco Letterario “Elsa Morante”. I porti, unitamente all’isolotto di Vivara e all’ex struttura penitenziaria di Terra Murata, costituiscono, realmente, le ultime risorse di cui disponiamo per far si che l’isola di Procida abbia un sostanziale cambiamento e le misure sin qui poste in campo, purtroppo, mi fanno ritenere che la cura sia peggiore del male.

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