Home > IL MIGLIORE DEI MONDI

IL MIGLIORE DEI MONDI

dal mensile Altreconomia di novembre 2008 – http://www.altreconomia.it

Di FRANCESCO GESUALDI

Dopo l’incredulità e la rabbia, ora consentiteci di piangere. Non per i soldi pubblici che perderemo o per l’aumento del debito pubblico che utilizzeranno per toglierci anche l’ultimo servizio rimasto, ma per la dignità collettiva stropicciata come uno straccio. Povero popolo: disinformato, raggirato, deriso. Così si applica la democrazia nel terzo millennio. Quando è scoppiato la crisi, l’informazione è stata orchestrata affinché l’attenzione si concentrasse solo sulla necessitò di salvare le banche. Di sicuro bisognava invitare allo calma, bisognava evitare che la gente si facesse prendere dal panico e si precipitasse a ritirare i propri depositi. Ma è scandaloso che non si sia fatto niente per aiutare la gente a capire che cosa c’era alla base del terremoto che stava facendo cadere come pere cotte vari colossi bancari. La telecamera sempre puntato sulla Borsa, ormai ritenuto l’autorità suprema che ha potere di vita o di morte sulle scelte politiche, i mass?medio hanno presentato la vicenda come una partita di calcio: da uno parte l’esorcista, dall’altra la paura, abile mossa per distogliere l’attenzione dal cadavere e soprattutto dalla mano assassina. Così funziona la nostra morale: punizione esemplare per il ladruncolo che ruba la mela, insabbiamento e protezione per banchieri e affaristi che fabbricano trappole finanziarie capaci di mandare a ramengo l’intera struttura bancaria mondiale.

La solita vecchia ipocrisia di un sistema che punta il dito contro accattoni, ubriachi, ladruncoli, puttane e offre protezione a chi compie uccisioni e ruberie di massa. Immigrati, poveri e straccioni indicati come gli untori che seminano la peste, capri, espiatori contro i quali scaricare l’odio, la rabbia, la paura collettiva, mentre i banditi in giacca e cravatta sono rispettati, osannati, messi nei posti di comanda per rubare meglio i nostri risparmi, le nostre tasse, i nostri posti di lavoro, la nostra serenità. Attacco al disordine apparente per distogliere l’attenzione dal marciume profondo.

Solo l’ignoranza fa sì che un sistema basato sul furto riesca a stare in piedi col sostegno dei derubati. Fermata la valanga di fallimenti bancari, la gente tirerà un sospiro di sollievo e continuerà a percepire questo sistema come il migliore dei mondi possibili perché ha dato pure prova di sapersi tirare fuori dai guai. Le persone non devono sapere, non devono capire, non devono neanche sospettare. Devono rimanere ignoranti: per questo la scuola è sotto attacco, i giornali contro corrente sono colpiti alle gambe, la proprietà dei maggiori quotidiani e televisioni è tenuto saldamente nelle mani delle imprese.

Solo l’ignoranza ha consentito di fare passare il terremoto finanziario come un capriccio della natura lasciando che i responsabili rimanessero in libertà, a godere il frutto delle loro ruberie e a progettarne di nuove. Solo l’ignoranza ha consentito a chi ci governo di uscire indenne dalla bufera sebbene il disastro sia stato reso possibile dalla deregolamentazione introdotta dall’ubriacatura liberista. Solo l’ignoranza ha consentito a un sistema che fino a ieri lanciava fulmini e saette contro l’ intervento dello Stato, di non essere messo sotto accusa quando ha utilizzato il denaro pubblico per entrare nel capitale delle banche, addirittura nazionalizzarle.

Solo l’ignoranza ha consentito a governi che in nome del risanamento del debito pubblico stanno chiudendo scuole, stanno azzoppando il sistemo sanitario, stanno privatizzando tutto il privatizzabile, stanno demolendo il sistema pensionistico, di non beccarsi neppure una critica, quando hanno stanziato miliardi e miliardi (nessuno sa quanti) per salvare le banche mal gestite. Nessuno che chieda da dove vengono questi soldi sempre negati per le spese sociali. Nessuno che si preoccupa delle ricadute su tasse e spese future, perché è certo che il debito pubblico aumenterà e ne approfitteranno per demolire ulteriormente lo Stato sociale e spogliare del tutto lo Stato delle sue proprietà.

Povero popolo trasformato in pecore con la testa sempre bassa, intento solo a brucare. Noi non demorderemo, faremo la nostro parte per suonare la sveglio, fornire strumenti di comprensione, organizzare, la resistenza, indicare nuovi orizzonti. Ma intanto lasciateci piangere, anche il dolore vuole il suo sfogo.

Potrebbe interessarti

Pubblicato nella radio del Procidano il Consiglio Comunale del 30 aprile 2014

In questo Consiglio: Esame ed approvazione del rendiconto finanziario 2013; Modifiche ed integrazioni Regolamento Consiglio …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *