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“Il Principe degli Angeli” inaugura il restauro dell’organo positivo nell’Abbazia di San Michele

Di Giacomo Retaggio

PROCIDA – Se per qualche secondo chiudi gli occhi ed ascolti il suono del’organo restaurato, isolandoti dal contesto della folla che ti circonda, hai la sensazione di essere stato catapultato in un’epoca antica che credevi morta per sempre. Era dai lontani anni dell’infanzia e della prima gioventù che non sentivi in una chiesa procidana suonare un organo vero, di quelli di una volta. Ed i tuoi ricordi vanno a quando nella chiesa dell’Annunziata ti mandavano, insieme ad altri ragazzi, a “tirare i mantici” per riempire di aria le poderose canne di quel grande organo. Oggi non è più così! Organi nelle chiese procidane, come anche in altre, non ce ne sono più; il loro suono melodioso e denso di sacralità non si ascolta più e, quello che è più grave, non ci sono più persone che li sappiano suonare. Segno dei tempi! In quei pochi secondi di assenza la tua mente corre a Bach, a Frescobaldi (solo per citare alcuni nomi) e vedi le loro mani agili percorrere la tastiera, a volte unica, a volte duplice o addirittura tripla, e trarne suoni corposi, avvincenti colmi di una spiritualità senza fine. No, non è un sogno! Apri gli occhi! Stasera stai ascoltando realmente il suono di organo vero. E sei nella chiesa di S. Michele, a Terra murata, insieme a tanta gente. L’hai visto tante volte quest’organo negli anni scorsi e mai e poi mai avresti pensato che sarebbe tornato a nuova vita. Ed invece è proprio cosi! E’ un miracolo? Poi qualcuno ti spiega che non è per nulla un miracolo, ma è solo il risultato del lavoro di alcuni professionisti restauratori che fanno questo lavoro. E guardi quest’organo al centro dell’abside, istoriato finemente, bellissimo e non credi ai tuoi occhi. Lo ricordavi vecchio, scolorito, malandato, malinconico nella sua inutilità. E adesso invece è ritornato ad una nuova vita! Intanto la sua musica, prodotta dalle abili mani dell’organista Angelo Troncone, si diffonde tra le navate ed arriva fino al soffitto a cassettoni della chiesa, quello donato dal cardinale Pignatelli, poi Papa Innocenzo XII. Già al soffitto! Ed è tutta qua la chiave del “miracolo”. Nel settembre del 2016 alcuni membri di questa famiglia, discendenti del settecentesco Papa, approdarono come turisti a Procida e quindi in questa chiesa. Alzando gli occhi al soffitto si resero conto che portava negli angoli lo stemma di famiglia. “Salendo verso l’Abbazia – ti dice Donna Renata Ferrara Pignatelli Principessa di Strongoli – siamo stati presi da una sorta di aspettativa che la bellezza del luogo mistico ha ripagato pienamente e apprendere che il cardinale Antonio Pignatelli, prima di diventare Papa, era stato Abate commendatario dell’Abbazia, è stato commovente”. Di lì la scintilla di voler fare qualcosa per questa chiesa nella scia di prodigalità del loro avo cardinale. Monsignor Michele Del Prete e l’associazione Millennium, che hanno a cuore le sorti dell’Abbazia, presero la palla al balzo e proposero il restauro dell’antico organo. E così stasera quest’ultimo è ritornato a nuova vita. E tu sei seduto su un banco di questa chiesa affollata come non mai, confuso tra una folla di principi, principesse, marchesi, conti, venuti apposta da fuori. E non è finita qui. Ad un certo momento entrano in scena una quindicina tra cantanti e musici. Il direttore, Vincenzo Di Betta, annuncia che eseguiranno “La caduta de gl’ Angeli”, un oratorio secentesco per soli, coro, 2 violini e continuo, di Francesco Nicolò de Rossi (1625 –post 1699). Il complesso è l’”Ensemble La Cantoria” con l’orchestra Barocca ed il Coro della Cappella musicale Santa Maria in Campitelli. La composizione descrive la cacciata di Lucifero e degli angeli ribelli dal Paradiso ad opera di S. Michele su ordine del Padre Eterno. In quest’opera, caso più unico che raro per l’epoca, manca la voce narrante e ciò da al compositore una maggiore possibilità di far intervenire direttamente i personaggi nello svolgimento del dramma. Questa caratteristica precorre di un secolo quella che sarà l’opera lirica successiva, a testimonianza dell’alto grado di sviluppo e di perfezione raggiunto dalla musica napoletana dell’epoca, non ancora sufficientemente studiata e valorizzata.  Le voci e la musica hanno riempito l’ambiente suscitando nel folto pubblico profonde emozioni. E tu ti sei chiesto: a quando il restauro del grosso organo di questa chiesa, di quello sistemato sopra l’ingresso principale per intenderci, che non fa sentire la sua voce da almeno una sessantina d’anni? E ti sei augurato che qualche altro principe del Gotha nazionale o internazionale salga all’abbazia e si adoperi per il suo restauro. D’altra parte non è S. Michele il “Principe degli angeli”? Tra colleghi…

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