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Il “Respiro Cosmico” di San Michele Arcangelo

Di Michele Romano

PROCIDA – Per noi il 29 settembre, per motivi esistenziali, profondamente significativi, costituisce il momento in cui sentiamo il bisogno di riflettere, attraverso i segni e i simboli micaelici, verso quei sentieri, come “umanità, cui stiamo camminando. Il titolo di un noto settimanale “Governo Crociato”, voglia di tornare ai tempi dell’alleanza trono-altare, tende ad indicare un “humus”, un sentimento fortemente ostile verso lo Stato laico con orientamenti fisiognomici intensamente identitarie, di reazioni illiberali, di ricerca ossessiva di panacea immediata di tutti i mali sociali e morali indotti dall’esterno, dall’altro, del diverso malvagio e luciferico. D’altra parte tale fenomenologia non è una pura astrazione letteraria ma la sperimentiamo dentro la nostra cara polis circondata non da muri ma dal mare. E’ sufficiente osservare modalità, la gestualità, le interpretazioni del messaggio evangelico per percepire la sensazione che sono in arrivo spifferi d’aria preconciliare tendenti ad un clima di vandeana memoria. E qui poniamo all’attenzione di tutti l’affermazione di Cristo davanti a Pilato: “il mio regno non è di questo mondo, se fosse di questo mondo i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai giudei, ma il mio regno non è di questo mondo”.

Se non si è sordi, ciechi, falsi e bugiardi, le parole del Nazareno seguono una chiara e netta distinzione, tra la fede e la spada che nessuna “teologia politica” integralistica può sopprimere. Come “il date a Cesare quel che è di Cesare”, “date a Dio quel che è di Dio” offre lo strumento operativo di scoprire una gamma di comportamenti umani dettati dalla legge divina e un’altra formulazione di leggi tese ad organizzare, in modo più giusto e solidale possibile, la realtà socio economica della polis, dello Stato.

Ecco, perché, nel giorno in cui la liturgia cattolica celebra l’Arcangelo, patrono della nostra isola, dentro un vissuto controverso, tenebroso, impastato di feroce revanscismo identitario, ci sentiamo di proporre, nella meravigliosa icona di Micael, la sostituzione della spada con le mani aperte che accolgono i Saraceni, in modo da riportare la figura angelica al suo autentico valore pedagogico che è quello del “respiro cosmico”, del dolce abbandono nel mare dell’Infinito, dell’amore, della pace non della guerra.

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