politica attesa
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In Italia la campagna elettorale non finisce mai…

di Nicola Silenti da Destra.it

Tutti in ordine sparso nel santissimo nome dell’interesse proprio. Quella che si appresta a cominciare è una campagna elettorale che si preannuncia sfiancante e senza esclusione di colpi, nel segno di uno stillicidio di egoismi, slealtà e scorrettezze del “tutti contro tutti” degno delle stagioni peggiori della prima repubblica. Un ritorno alla sciagurata epoca dei congressi a furor di tessera, delle tribune politiche al cloroformio e delle spietate logiche partitocratiche che è un affronto e insieme uno schiaffo in pieno volto alle urgenze quotidiane e ai drammi inascoltati dei cittadini italiani. Un popolo, quello italiano, alla ricerca quanto mai disperata di figure esemplari, cioè di persone credibili in grado di rappresentare un rinnovato e quanto mai diffuso senso di identità, di appartenenza e di unità nazionale reclamato con sempre più forza dalla grande maggioranza dei nostri connazionali. Un popolo da troppo tempo indifeso ed esposto come non mai all’invasione di un numero impressionante di migranti, agli attacchi minacciosi della concorrenza globale e ai colpi bassi dell’Unione europea.

Davanti a questo presente la maggioranza parlamentare di centro sinistra ha pensato bene di rispondere con un governo fotocopia del precedente. Un clone cioè del disastroso e demagogico governo di Matteo Renzi, schiodato a furor di popolo dalla poltrona di Palazzo Chigi per la sua incapacità di scalfire il declino economico e morale del paese e di dare seguito concreto a una politica fatta di slogan e annunci.

Una politica soltanto di parole, le stesse pronunciate in questi giorni con evidente sprezzo del ridicolo dal nuovo presidente di un Consiglio composto dagli stessi ministri dell’esecutivo precedente: un governo che si annuncia impalpabile e irrilevante come la storia politica della sua guida, quel Paolo Gentiloni assurto a capo di un governo concepito per durare abbastanza da consentire ai parlamentari alla prima legislatura di maturare il diritto al vitalizio. Un governo nato per non governare o per governare appena appena, creato con tanto di sigillo presidenziale soltanto per non incidere e non disturbare le grandi manovre di Matteo Renzi , tutt’altro che abbattuto dal nefasto esito elettorale del 5 dicembre, ma anzi quanto mai smanioso di regolare i conti con le correnti nemiche all’interno del partito democratico e di scalare per la seconda volta l’Italia con l’obiettivo sinistro di durare molto di più.

Così, mentre il popolo si macera nella sua stessa bile davanti all’ennesimo sgarbo di una classe politica sguaiata e indecente, a incrementare il clima di tensione nel Paese sono le avvisaglie di un’ampia convergenza tra i maggiori partiti verso l’approvazione di una legge elettorale d’impronta marcatamente proporzionale. Una legge che sembra precipitare il Paese indietro di oltre vent’anni, quando gli italiani dovevano accontentarsi di votare un partito senza poter influire sulla composizione di maggioranze e governi, con una delega in bianco alle classi dirigenti artefici della famigerata e per nulla gloriosa pagina di Tangentopoli. Una voglia di proporzionale che oggi sembra spegnere, e forse una volta per tutte, ogni speranza di riforma dello Stato in senso presidenziale.

E’ il passato che ritorna sempre uguale a sé stesso, travestito da un presente quotidiano fatto di inchieste giudiziarie, inefficienze, sprechi e risse verbali tra partiti, in un mortificante calderone senza fine. E davanti a noi, l’unico orizzonte che si scorge è il baratro che si fa ogni giorno più vicino.

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