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La Nautica italiana può superare la crisi. Il caso Villasimius

Di Nicola Silenti da Destra.it

«I numeri registrati sinora ci dicono che quella in corso è la nostra migliore stagione estiva degli ultimi cinque anni». Ha il tono stentoreo dell’orgoglio e della soddisfazione la voce compiaciuta di Renato Marconi, amministratore del porto turistico Marina di Villasimius, principale struttura del meridione della Sardegna- alle prese con una nuova, l’ennesima, sfida annuale dello scalo con il severo ed esigente turismo diportistico del Mediterraneo.

Un turismo che «non si limita affatto alla sola stagione estiva» continua Marconi «ma che in realtà funziona a pieno regime tutto l’anno» a testimonianza di come l’economia del mare, se sfruttata appieno, possa rappresentare il vero orizzonte dello sviluppo economico e occupazionale della seconda isola del Mediterraneo, con la stagione estiva relegata ad archiviare solamente il picco di un settore votato a un’ eccellenza che deve pretendersi ordinaria.

Un’eccellenza che ha gioco facile a sentirsi di casa in quel gioiello d’ambra, smeraldo e platino che è la costa di Villasimius e il suo inestimabile entroterra, incastonato come il più fulgido dei diademi sull’acqua cristallina dell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara, vera e propria oasi incontaminata della costa sudorientale della Sardegna. Una perla accessibile ai tanti diportisti in navigazione nel Mediterraneo grazie al suo efficiente e servitissimo porto turistico attrezzato con due pontili fissi, due banchine e 15 pontili galleggianti per ospitare al meglio 840 imbarcazioni, dalle unità più piccole sino ai maxi yacht di 60 metri di lunghezza massima. Una struttura in grado di offrire acqua ed energia elettrica a ciascuno dei suoi posti barca, copertura WI-FI integrale, un impianto di rifornimento carburante e un cantiere nautico operativi 365 giorni all’anno.

Numeri che spiegano il successo del principale scalo turistico della Sardegna meridionale, capace di reagire ai morsi della crisi e a una legislazione nazionale tutt’altro che benevola con i diportisti assicurando ancora una volta il proprio apporto al rilancio della nautica, come peraltro testimoniano i dati di un fatturato sempre in positivo, anche negli anni più bui. Un successo che si accompagna al favore unanime riscosso dai due ristoranti ospitati nella struttura portuale, “La Cala” e “La Vela”, e dal gradimento degli ospiti accolti nel Marina, veri protagonisti dell’incremento del fatturato registrato quest’anno. Un risultato di per sé più che lusinghiero per il porto di Villasimius e i suoi uomini «ma che ci spinge a voler crescere ancora e cercare di migliorare sempre di più» spiega Marconi «come testimonia la nostra prossima presenza ai più importanti eventi della nautica, in Europa e a Dubai, e puntando ad arricchire la nostra già ricca offerta di servizi con proposte green come l’offerta ai clienti del Marina di mezzi di trasporto elettrici per gli spostamenti nei dintorni della struttura».

Una struttura ormai da tempo consolidata «con una media di occupazione dei posti barca che nella stagione invernale è di ben il 60 per cento» spiega con orgoglio Marconi «e che in estate arriva al tutto esaurito nei giorni “caldi” di agosto, con una media annuale che oscilla tra il 75 e il 78 per cento, lasciando aperti quindi ampi spazi di incremento». Un incremento che ripone molte delle sue speranze nella clientela estera, attratta sempre più dalle numerose offerte e promozioni pensate dal gestore della struttura, il gruppo Marinedi, responsabile anche degli scali di Teulada e di Cagliari.

Un gruppo, quello guidato da Renato Marconi, che garantisce da anni un impatto a dir poco positivo sul territorio del Sarrabus, assicurando un impiego stabile a diverse decine di lavoratori e relative famiglie, fatto non di poco conto in un distretto in cui gli ammortizzatori sociali e i sussidi di disoccupazione sono ancora troppo spesso l’unica entrata per tantissime famiglie. Giova comunque ricordare che nonostante il turismo nautico italiano sia un ‘eccellenza produttiva del made in Italy, esso rappresenta ancora una realtà sottovalutata sia in termini economici che occupazionali.

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