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La solitudine uccide … 2013, ultima sera dell’anno.

solitudine anzianidi Giuseppe Ambrosino di Bruttopilo

Nel salone della casa di cura, dinanzi alla vetrata, Pasquale dopo aver fumato l’ultima sigaretta del giorno, ed anche ultima del pacchetto, accartoccia quest’ultimo stringendolo tra le mani.  E’ un metodo il suo,  per regolamentare il vizio. Ogni sera stringendo quel vuoto involucro, lui ricorda a se stesso di non aver sgarrato, convinto che un pacchetto al giorno gli tolga il medico di torno.

Ma certamente non gli toglie di torno l’infermiera. Questa, puntualmente ogni sera, si avvicina, gli sottrae quel  vuoto involucro, e gli ricorda che a pacchetto a pacchetto, lui sta mandando  in fumo la vita.

Pasquale, vecchio lupo di mare, puntualmente ogni sera, ascolta docilmente la ramanzina e non replica, pensando già al nuovo pacchetto che aprirà domani.

Stasera,  ultima dell’anno, contrariamente a tutte le sere  precedenti, l’anziano marittimo, si comporta in maniera strana. Non vuole assolutamente consegnare il pacchetto vuoto alla solerte operatrice.

-No!  questo  non lo butti!  Lo voglio conservare sul mio  comodino – e stringe più forte il pugno –  Stasera ho deciso di non fumare più-

– Sul comodino?-  ribatte meravigliata la giovane donna –  E a che ti serve un pacchetto vuoto?-  La sua presenza ti potrebbe essere addirittura di danno, ti indurrebbe continuamente in tentazione. Ascoltami, butta tutto, e  soltanto così del  fumo  perderai persino il ricordo -.

– E ti sembra una cosa facile – ribatte Pasquale – domani tu sai che giorno è? E’ il primo dell’anno ed  oltre ad essere Capodanno, è anche  il mio compleanno.

– Ah!  Auguri doppi, allora! Ma continuo a non capire. Che  ci azzecca  il tuo compleanno col pacchetto vuoto? Caro Pasquale, a volte, non ti capisco proprio! –

– Il pacchetto vuoto rappresenta per me la vita, chiamala pure una vita di fumo, ma per me la sigaretta è tutto ciò che mi resta al mondo. Rinunciando  alla sigaretta io perdo anche quest’ultima parvenza di vita. Il  pacchetto vuoto  serve almeno a ricordarmela.

Lo metterò sul comodino vicino ai ritratti di mio figlio e mia moglie, e domani chiederò a loro  una grazia. Cari miei ,dirò, voi siete morti giovani e ciò non è giusto. Io sono vecchio ed è giusto che possa morire. Tanto la morte non mi fa paura. Semmai la vecchiaia mi fa paura. Chissà quante sofferenze mi riserverà!  Come se non bastasse la solitudine. Da quando sono privo del vostro affetto  è come fossi già morto. Ecco  perché  oggi non ho paura tanto di morire, quanto ho paura  di diventare ancora più vecchio. Vorrei  che il tempo, si fermasse a quest’ultimo giorno dell’anno come l’ultima sigaretta, che ho fumato. E poi  della mia vita conservare  soltanto le immagini , quelle più  care.-

– Non dire sciocchezze! Il tempo non ha la “martellina”. La tua vita andrà avanti comunque. E’ quindi  inutile pensare alla Morte.  Piuttosto abbi fede, perché domani  sarà un altro giorno, e vedrai che  prima che sorga l’anno nuovo, verrà anche per te la Provvidenza.  Domani, senz’altro,  ti godrai il tuo compleanno  e festeggerai  anche l’anno che verrà. Sarai felice  tu e saranno felici anche  gli altri nel farti gli auguri.-

– Felice? Con la certezza di diventare più vecchio. E poi gli auguri!  Gli auguri di queste quattro vecchie! Io vorrei essere giovane e gli auguri riceverli da donne giovani. Giovani  come te. -–

-Non ti preoccupare. Gli auguri  delle giovani non mancheranno. Vedi qua quante ne siamo. Domani festeggia e sii contento di aver raggiunto questa bella età.-

– Sì,  bella età! Ma vedi come sono ridotto, come cammino strascicando, e come gli altri mi evitano Da giovane ero forte, bello e scattante. Non stavo mai solo ed ero felice.

Allora non pensavo che dovevo diventare vecchio e soffrire.  Si, soffrire! Perché se uno diventasse vecchio soltanto, beh pazienza, ma soffrire pure, questo no.

-Come sono passati presto gli anni della gioventù. Non me ne sono accorto nemmeno. Ad ogni anno che finiva, mi dicevo  tanto viene  l’anno nuovo. Come le sigarette. Una dopo l’altra finivano, e non mi preoccupavo, tanto domani compro il pacchetto nuovo.  E invece eccomi qua, all’ultimo dell’anno, vecchio, solo, e senza sigarette. –

Dopo questo sfogo, al povero sconsolato, non resta altro che andare a dormire.

Prima di mettersi a letto, Pasquale dà la buonanotte  alla moglie e al figlio, che  dai due portaritratti sul comodino gli rispondono col loro sorriso stampato  e con grande commozione, depone tra l’uno e l’altro, il pacchetto di sigarette accartocciato, convinto che domani, un altro anno, non lo sostituirà con uno nuovo.

E viene  anche, il primo dell’anno 2014.

Pasquale si sveglia e ricorda di avere un anno in più. Si rivolge all’immagine della moglie e del figlio, che continuano a sorridergli dal comodino, e li ringrazia. E nel ringraziarli si sente rincuorato. Dai vetri della finestra un sole tenue  e rosseggiante si insinua in tutta la stanza, facendo risaltare con la sua tiepida luce  un pacchetto di Marlboro, nuovo di zecca, che posto tra i due portaritratti, sembra sorridere  anch’esso all’anno nuovo.

E’ il regalo provocatorio dell’operatrice di turno, la quale è la prima a fare gli auguri a Pasquale. Costui è talmente sorpreso che non si capisce se sia più contento di vedere quel pacchetto di sigarette o di abbracciare quel corpo giovane. Quello che è certo, l’anziano uomo mostra di aver dimenticato completamente  i momenti tristi della sera precedente.

E così continua a festeggiare la giornata, l’anno nuovo e il suo compleanno.

A mezzogiorno, entrando nel salone, si avvede che non è il solito pranzo, sia pur ricco e sostanzioso, consumato da tante  anime sole, in un ambiente vasto e spoglio, ma è una vera grande festa con luci,  musiche e tanta gente.  Tanta gente soprattutto , che con la propria  carica di umanità,  è  capace di infondere quello che veramente manca in  un mondo  triste e gravido di solitudine.

Il posto di Pasquale è logicamente a capotavola. Lui oltre a  festeggiare l’Anno nuovo, festeggia un nuovo anno  della propria vita. E per l’occasione indossa l’abito di Babbo Natale. Così addobbato, al termine del pranzo, sollecitato da una musica nostalgica, si azzarda pure  ad un tentativo di  ballo con una dolce e giovane ragazza. E come per un vero miracolo di quest’anno nascente  la sua  vecchia carcassa sembra librarsi in una atmosfera di sogno.

E’ inutile aggiungere che alla fine della serata, Pasquale si accende una Marlboro, l’aspira con gusto e in quel lento bruciare del tabacco assapora la nuova vita, rivive  la gioventù e si ricollega ai  ricordi più cari. E dimentica di esser solo.

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3 commenti

  1. bellissimo articolo commuovente e allo stesso tempo fa capire tante cose della vita!!

  2. geppino pugliese

    Non me ne voglia il buon Peppino A.

    se nel leggere questo articolo , la mia mente rimbalza in altre cose e non sul raccontino.

    Ecco,forse,sarei più interessato a sapere se le persone ospitate nella struttura ( previo prelevamento di quasi tutta la pensione.. )godano di tutte quelle strutture e di quella assistenza che dovrebbero avere.

    Mi piacerebbe sapere se dal punto di vista socio-assistenziale , terapeutico,psicologico,farmacologico,che livelli di efficienza e qualità ci sono.

    Quanti e chi sono i terapeuti,i pscologi, i medici responsabili,se ci sono strutture sanitarie,di laboratorio,di rieducazione.

    Se all’interno di questa struttura operano figure professionali,se si svolgono attività ricreative-culturali,o solo ludiche

    o( e Dio non voglia) è solo un ghetto(anche se lussuoso) avulso dal contesto procidano e quindi solo isolazionista e immobile.

    Mi domando ,a volte , perchè non si crei un circuito diretto tra questa gente e il resto dei procidani,perchè non si valorizzano forme di ” cooperazione ” e di ” coesione ” con il popolo procidano.

    Forse il Sig. Pasquale,come scritto dal raccontino,si sarebbe sentito meno solo…

  3. Sebbene sopravvivere ad un figlio non è da augurare a nessun padre, il racconto di Peppino è un piccolo inno alla vita e dovremo tutti ricordarcene nei momenti bui. Auguro a Pasquale di cogliere in tutti i giorni a venire le piccole gioie che ha vissuto a capodanno.

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