Domenico Mattera
Domenico Mattera

Procida: La tromba di Domenico

di Giacomo Retaggio

PROCIDA –Metti una sera di inizio estate, anzi una sera di “benvenuta estate”, e pensa di scendere da via Rivoli verso la marina  di Chiaiolella. A piedi. La gente è molta, vociante, scanzonata, vuole divertirsi. “Buona sera “ a destra, “buona sera” a sinistra. Stringi mani, saluti, pacche sulle spalle, “Ti trovo bene!”, qualcuno ti bacia e ti abbraccia anche. E cammini quasi frastornato sul lungomare con sulla faccia il venticello fresco di maestrale che viene dal mare. Sa di salmastro e di pulito. E’ il vento della Chiaiolella. Quel vento deciso che d’inverno nei giorni di forte ponente quasi ti solleva e ti spinge ad andare. E cammini tra la folla con nelle narici l’odore intenso delle alici fritte e delle salcicce alla brace. Ti solletica lo stomaco. Te lo faresti, si , un “coppetiello” di alici! Poi alzi lo sguardo e vedi la lunga fila in attesa e desisti. Ah, se ci fosse un’anima buona- Ma di fronte alle alici fritte ed alle salcicce arrostite le anime buone scompaiono. Non fa niente! Sarà per più tardi… E continui a camminare sul lungomare tra la gente eccitata e festosa. Sembra di essere stato catapultato in un antico rito festante e propiziatorio, immerso in una natura odorosa ed incontaminata. Man mano che avanzi, sempre più intenso e sull’onda del vento ti giunge un suono di tromba. E’ un suono limpido, puro, schietto che si avvicina e si allontana a cavallo della “refola”. Si solleva e galleggia sul mormorio e sul vocìo della gente; a tratti assume l’aspetto di uno strumento solista; gorgheggia impavido per poi, subito dopo, raggomitolarsi su se stesso in una sorta di lamento. Diventa sempre più forte e deciso; si impone sempre di più; ti attira verso di lui con la seduzione del canto di un’omerica sirena; provi sensazioni che credevi sepolte e ed ormai non più nelle tue corde.  E cammini come attratto da una forza misteriosa. Finché arrivi al centro della marina di Chiaiolella: un gruppo di giovani suonatori con una cantante dalla voce intensa, aspra e quasi barbara, da ritorno alle origini, intrattiene la folla. Al centro, seduto in atteggiamento dinoccolato,  un suonatore di tromba si esibisce con  il suo  strumento. Lo conosci, si chiama Domenico Mattera, è delle Centane. Era lui che sentivi poc’anzi di lontano. Il suono si leva nell’aria circostante schietto, puro, senza infingimenti. E’ un suono maschio, deciso e pur delicato come deve essere quello della tromba. Questa non è uno strumento, come il pianoforte ad esempio, che si può anche strimpellare: o la si sa suonare o no. E Domenico la sa  suonare.  E’ uno strumento che richiede forza, educazione del fiato e molta sensibilità. E le sensazioni che trasmette la musica vengono impresse allo strumento proprio attraverso lievi ed impercettibili modifiche del fiato e della posizione delle labbra. Ed occorre molta passione per suonare questo strumento; una passione intima e quasi inconscia, ma intensa e presente. E Domenico queste cose ce l’ha! Anche se , forse, lui non lo sa. Complimenti!

(Foto album pagina Fb Capriccio Yeah)

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