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Marittimi liberi? Approximately five weeks from now.

Dal blog Ana La Balena di ApproSavina Dolores Massa

«Approximately five weeks from now»
Quel “now” è il 18 ottobre. È quanto emerge dalla nota trasmessa via mail dai tecnici della compagnia al braccio destro dell’armatore, il capitano Pio Schiano.

«Savina Caylyn – resume service/crew change», ovvero ripristino del servizio e sostituzione dell’equipaggio. Il testo del messaggio parla chiaro: il capo dei tecnici della compagnia invita la società a «programmare un cambio completo dell’equipaggio» per la Savina Caylyn. In altre parole, la fine dell’incubo sarebbe vicina e gli ostaggi sarebbero sul punto di tornare a casa e riabbracciare le rispettive famiglie. Dall’email risulta con chiarezza anche la data in cui il dramma della Savina Caylyn dovrebbe concludersi.

Questa nota sa di conclusione della vicenda che ha visto coinvolti: 22 marittimi, un pugno di pirati somali, centinaia di parenti, migliaia di amici e di persone immuni all’indifferenza. Uno Stato e un armatore. I primi citati hanno permesso che l’Italia intera non fosse tenuta all’oscuro di un dramma che i secondi citati hanno in tutte le più subdole maniere tentato di nascondere. Perché. Perché “certe macchinazioni” non devono interessare il cittadino italiano. Quest’ultimo deve soltanto sedere se stesso in poltroncina dinanzi alla tv e distrarsi il più possibile dalla propria vita e, soprattutto, da quella altrui. Guai a preoccuparsi della difficoltà di uno soltanto: si rischia di fare Gruppo. E i Gruppi fanno paura nel momento in cui i pensieri si intrecciano, acquisiscono forza e capacità di rifiuto verso ciò “che non va bene”. E una petroliera sequestrata per 9 mesi (se saranno tali), non va bene, io credo. Questo interminabile periodo ha avuto un costo in denaro mercanteggiato con astuzia, che mai, e ripeto mai, ha saputo tenere conto dell’anima delle persone. Dobbiamo ormai rassegnarci a questo: non esistono morali, affetti, desideri, corpi. Esiste il commercio della vita umana, al pari di un commercio di scatolette di tonno. Chi ha deciso che il mondo dovesse trasformarsi in questa lordura senza precedenti, non avrà mai pietà del metalmeccanico costretto nella fatica fino alla fine dei propri giorni, della donna che ha lavorato fuori casa e dentro casa per tutta la sua vita, di tutti coloro che avevano avuto il sogno di un viaggio, con la pensione. Di passeggiare con il proprio cane in un parco. Di avere più tempo per raccontare favole ai nipoti. Il sacrificio della vita che si impone adesso a una montagna di anime è un cattivo chiedere. È un cattivo imporre. La casta dei privilegi continuerà ad essere casta di privilegi. Nel caso della petroliera a breve libera lo Stato avrà mantenuto il suo ruolo di comando, l’armatore sarà restato un armatore con il proprio denaro intatto, i pirati somali saranno restati dei disperati ai quali continueremo ad avvelenare i mari con i nostri scarichi fetidi.
Ci sarà invece chi, per sempre, si guarderà allo specchio cicatrici negli occhi che hanno avuto un furto d’esistenza impagabile. Il sacrificio di chiunque ha sempre un responsabile: non è sorte, non è fatalità. È disprezzo, perché un armatore e uno Stato dimenticheranno questi nove mesi in cinque secondi, altri no. Onore allo Stato! Io non dimenticherò con una festa che grida, Carramba che sorpresa! per il lieto fine. Preferisco le vite liete, più che i finali in cui si prova a dimenticare i torti. Dimenticare significa consentire altri drammi come questo.
I 22 marittimi che verranno abbracciati non saranno mai più liberi. Non sarò capace di dimenticare, né di perdonare. Le anime abbandonate mi rattristeranno per sempre.
S.D.M. (30 di ottobre)

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