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“L’interesse dell’editore. Un viaggio tra i padroni dell’informazione”. L’inchiesta di febbraio di Altreconomia

L’interesse dell’editore. Un viaggio tra i padroni dell’informazione in Italia, da Berlusconi a Caltagirone: “la notizia che non fa notizia”

I padroni dell’informazione, in Italia, sono cinque gruppi editoriali, controllati da banchieri, industriali, immobiliaristi.
È per questo che l’informazione, nel nostro Paese, è manipolata, censurata e -soprattutto- interessata.
L’inchiesta -sul numero di febbraio- di Altreconomia mette in file i numeri delle “cinque sorelle” che controllano il 73,1% del fatturato della carta stampata (4,9 miliardi di euro) e i nomi di chi “utilizza” i media di massa rendendoli inaffidabili ed inattendibili, senza dimenticare la pubblicità: il vero editore “occulto”.

Rcs Mediagroup, Espresso, Arnoldo Mondadori, Il Sole-24 Ore e Caltagirone Editore controllano il 73,1% del fatturato annuo della carta stampata, 4,9 miliardi di euro. Lo racconta l’ultima Relazione annuale dell’Autorità garante per le comunicazioni.
Leggendo al di là dei nomi delle testate, nel colophon o nei dati della Borsa di Milano, i più importanti editori italiani rispondono ai nomi di
Mediobanca, Confindustria, Ligresti, De Benedetti, Berlusconi, Caltagirone; sono istituzioni e persone che hanno ben altri interessi e ben più
remunerativi rispetto alla vendita dei giornali, che utilizzano come velina per mandare messaggi ai proprio concorrenti sui terreni dell’economia e della politica.
Le “cinque sorelle” sono società per azioni che godono di contribuiti pubblici diretti o indiretti, che sono invece a rischio per i piccoli
editori, come le cooperative di giornalisti; dall’alto del numero di copie stampate e distribuite (non conta venderle), controllano anche il mercato della raccolta della pubblicità, l’editore occulto, che corrisponde al 49,7% del fatturato delle aziende.

La seconda inchiesta racconta la “Degenerazione climatica” a quattro anni dall’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto: gli strumenti per
combattere il riscaldamento globale, come i meccanismi del Clean Development Mechanism o il Mercato europeo delle emissioni, si sono
trasformati in pratiche speculative. Dando vita ad un mercato che vale già 118 miliardi di dollari, con una compravendita di diritti di emissione che non risolvono il problema dei cambiamenti climatici e peseranno sulle tasche di tutti noi: l’Italia, infatti, non fa nulla per ridurre le emissioni di Co2, e presto toccherà pagare almeno 6 miliardi di euro, per acquistare “crediti di emissione”.

Spazio al tema dei migranti, con un reportage dal confine tra Algeria e Mali, alla frontiera europea in mezzo al Sahara, un servizio di attualità
sulle politiche della sicurezza nei confronti dei rom e delle minoranza etniche (“Il lavavetri che c’è in ognuno di noi”).
E, infine, tre articoli dedicati alle economie solidali nell’Italia meridionale: una mappa di Napoli “fuori dagli stereotipi e dalle visioni
preconfezionate” e un doppio servizio da Termoli (“Rivoluzione al dettaglio”) e Potenza (“Lucania Felix”).

Negli altri servizi spazio al commercio equo, con un’intervista al presidente della World Fair Trade Organization, al lavoro, con le storie
della resistenza degli operai della Innse di Milano, che il padrone vorrebbe chiudere per far posto all’ennesimo quartiere residenziale, e dei
medici di base associati in cooperativa.

Milano, 3 febbraio 2009 Comunicato stampa

www.altreconomia.it

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