L’Italia che funziona riparte da un sogno

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Riccardo Bottazzo (Terra a Nordest) –  Michele Dotti è il promotore dell’appello “Abbiamo un sogno” per avviare un cambiamento politico e sociale “dal basso”, sottoscritto da migliaia di persone, e autore del libro “L’anticasta” con Marco Boschini.

Difficile presentare Michele Dotti. Scrittore e giornalista ma anche educatore e formatore, collabora con il Centro Ricerca Educazione allo Sviluppo ed è volontario, da oltre 16 anni, dell’associazione Mani Tese. Ha lanciato l’appello nazionale “Abbiamo un sogno” per avviare un cambiamento sociale e politico “dal basso” che in breve mesi ha raccolto migliaia di adesioni e ha scritto con Marco Boschini “L’anticasta. L’Italia che funziona”, editrice Missionaria Italiana. Gli chiediamo come mai ha scelto un titolo così controcorrente. «Perché credo che l’Italia reale non sia quella che ci mostrano ogni giorno i mass media, ma abbia un valore molto più grande al quale occorre dare visibilità. In questo senso, forse, il sottotitolo de “L’anticasta” (“L’Italia che funziona”) è ancora più importante de titolo stesso ed esprime perfettamente lo spirito con cui, Marco ed io, abbiamo concepito questo libro. Noi pensiamo che “denunciare” gli sprechi, i privilegi e tutte le vergogne della Casta sia necessario e indubbiamente Rizzo e Stella lo hanno fatto con coraggio e grande lucidità nel loro splendido libro, ma forse questo non è sufficiente. Occorre in parallelo anche saper “annunciare” le alternative possibili, concrete e già realizzate con successo in tanti Comuni del nostro paese, che potrebbero diffondersi ancora più rapidamente di quanto già non stia avvenendo se solo avessero la visibilità che meritano. Ecco perché abbiamo scelto di dare loro voce, affinché queste esperienze virtuose possano replicarsi ovunque con grandi benefici da tutti i punti di vista: ecologico, economico, sociale, occupazionale, culturale… Questo è il nostro futuro!»

Hai presentato questo volume in tante parti d’Italia, hai incontrato tanta gente e tante associazioni, cosa ti ha suscitato questa esperienza?
Sono sempre più ottimista, mano a mano che prendo consapevolezza del valore e della forza della società civile del nostro paese! Girando l’Italia per i miei numerosi incontri respiro una crescente sete di verità. La stanchezza e lo scoraggiamento che hanno paralizzato il nostro paese negli ultimi anni si stanno rapidamente trasformando in una straordinaria energia di rinnovamento dal basso, capace di mobilitare le parti più attente e sensibili della nostra società e anche di coagulare ampi consensi quando sa mostrarsi credibile nelle proposte. Backminster Fuller scrive: “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”. E’ questo che sta avvenendo nel nostro paese, nonostante l’assordante silenzio delle tv al proposito!

Esiste davvero “un’altra Italia”?
Questo è sicuro!!! E non mi riferisco solo ai 4 milioni e 400mila attivisti che operano nel volontariato e che con il loro impegno quotidiano tengono in piedi questo paese nonostante le scelte scellerate della nostra classe dirigente. Credo che anche fra la gente comune non ci sia bisogno di andare tanto lontano per trovare persone che sognano un paese più onesto, accogliente, solidale. Proviamo a guardarci intorno e magari proprio dietro di noi, o al nostro fianco ne troveremo già qualcuna… Il fatto che i grandi media spesso non li mostrino non significa che queste persone oneste non esistano e non stiano già creando un cambiamento concreto con le loro scelte quotidiane; io sono fermamente convinto che essi rappresentino la maggioranza dei nostri concittadini!

“Dudal Jam, a scuola di pace” è il tuo nuovo libro, presto partirai per l’Africa, quanto ami questo continente e quali emozioni ti suscita?
L’esperienza di volontariato in Burkina Faso mi ha cambiato profondamente. Ho imparato dai miei fratelli africani che è possibile prendere il proprio avvenire in mano e unendo le forze costruire un domani migliore, nonostante tutte le difficoltà possibili. Come dice un proverbio burkinabé: “Quando le formiche uniscono le loro bocche possono trasportare un elefante!” Io ho visto degli autentici miracoli, ho visto tanti sogni diventare realtà, sono testimone di innumerevoli percorsi concreti partiti dal basso che hanno cambiato la storia di intere comunità, coinvolgendole attivamente e riportando dignità, autonomia e speranza a centinaia di migliaia di persone. E’ un’esperienza straordinaria, che mi lega al continente nero in modo saldo e profondo. E ora sto cercando di portare questa esperienza anche nel mio impegno qui in Italia.

“Abbiamo un sogno” e “Io Cambio” per la costituente ecologista: due appelli ma anche due speranze per cambiare l’Italia dal basso, possono avere una strada in comune?
Dobbiamo riuscirci! Io lo spero vivamente, perché la frammentazione è uno dei principali problemi che hanno afflitto il nostro paese in questi ultimi decenni. Occorre unire tutte le forze, con fiducia e rispetto reciproco, lavorando sui contenuti con pazienza e umiltà, cercando i punti comuni su cui costruire insieme il cammino condiviso. E’ indispensabile un processo partecipativo assolutamente trasparente, democratico e inclusivo. Se sapremo fare questo e farlo insieme, sono certo che scriveremo una pagina di storia per il nostro paese. C’è una grandissima sete di cambiamento a cui noi dobbiamo dare una risposta chiara e coraggiosa.

Come vedi la situazione politica italiana e quanto questi appelli possono incidere davvero per cambiare le cose e riavvicinare la gente comune e i giovani alla politica?
La situazione italiana è difficilissima. L’Italia è un paese in ginocchio, con problemi difficili da risolvere perché frutto di scelte folli stratificatesi nei decenni. Basti pensare alla cementificazione selvaggia che devasta il nostro territorio, alla disoccupazione giovanile che è ormai al triplo della media europea, all’assurdità delle enormi spese militari a fronte di tante emergenze sociali… La politica ha perso ogni credibilità, ma questo non significa che le cose non possano cambiare e che la gente, specialmente i govani, non possano riavvicinarsi all’impegno e alla passione civile. Tocca a noi mostrare una via credibile per uscire dalla crisi, attraverso un progetto che offra una visione a medio e lungo termine di una società desiderabile, che punti alla qualità di vita, al rispetto dei diritti e della dignità di ogni persona, che veda la sostenibiltà ambientale come una opportunità e non come un problema. Di questo parlano i nostri appelli! E credo che questo possa essere fatto solo coinvolgendo attivamente tutta la società civile, nelle sue diverse anime ecologista, pacifista, della solidarietà e della legalità, per ridare voce e speranza alla parte sana del nostro paese. E’ quello che stiamo cercando di fare, insieme.

http://www.terranews.it/news/2010/11/l%E2%80%99italia-che-funziona-riparte-da-un-sogno

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