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L’odissea degli isolani rimasti sulla terraferma e le responsabilità della politica

Riceviamo e pubblichiamo lo scritto inviatoci dal Cap. s.m. Umberto Maltese, che ringrazio per il contributo, in merito alla vicenda vissuta lo scorso 1 febbraio da alcuni cittadini di Ischia e Procida al Porto di Calata di Massa a seguito della sospensione delle corse dei traghetti Caremar delle 19,25 e delle 21,55.
In merito all’articolo del Golfo – venerdì, 03 febbraio 2012 “L’Odissesa degli isolani rimasti sulla terraferma “così la Caremar ci ha umiliati”, mi sia consentito – in prosieguo dell’ottimo articolo del sig. Garzia, sul Golfo di domenica 6, aggiungere ulteriori spunti di riflessione. Per la risoluzione dell’ANNOSO problema, chi scrive ha dato non poco di personale, in termini di impegno morale, sociale ed economico, sia come isolano che come lavoratore, con l’impegno sindacale e come appartenente all’Associazione AUTMARE del prof. Nicola Lamonica il quale, probabilmente, potrà anche non condividere quanto vado a scrivere. Poiché io c’ero, ci sono stato e ci sono, al contrario di altri – anche amministratori pubblici – al fine di risolvere in qualche modo il problema, al di là ovviamente di tutta la comprensione possibile verso il disagio dei pendolari coinvolti, come pure di talune intemperanze fuori luogo, trovo scandalose certe esternazioni di certi personaggi che riassumono la responsabilità di associazionismo vario o addirittura della cosa pubblica. Dov’erano questi personaggi quando in perfetta solitudine l’AUTMARE ed i suoi adepti, anche con sovraesposizione personale, organizzavano manifestazioni, ricorsi nelle sedi istituzionali, blocchi dei porti (vedi la chiusura del porto di Capri riconducibile all’AUTMARE e supportata dai sindaci in fascia tricolore), al fine prima lo spostamento navi a Porta di Massa e via via per la ottimizzazione prima delle vie di collegamento e ancora per offrire un minimo di accoglienza nei porti dei vari scali partenopei? La responsabilità dell’attuale generale degrado è riconducibile per lo più all’assenza quasi rituale – salvo qualche sporadica eccezione – dai tavoli di concertazione degli amministratori e politici e dell’associazionismo più vario, ma anche delle forze imprenditoriali (in perenne ritiro sull’Aventino) e degli stessi cittadini/utenti che si ricordano del problema solo quando tocca personalmente! Per le tante e diffuse – sia pure gradate – responsabilità, ognuno facesse il proprio mea culpa e si limitasse a condannare le “effettive” responsabilità che pure possono esserci, ma non ad offendere il lavoro altrui con il modismo, ormai giornaliero, di “dagli all’untore”. Nello specifico dello spiacevole episodio, a tutela dei lavoratori di ogni ordine e grado del settore (quando meritano), mi corre l’obbligo di rappresentare i fatti nei modi reali. Nel giorno di causa, alcuni comandanti dei traghetti della CAREMAR e MEDMAR, hanno sospeso le corse per avverse condizioni meteo. L’unico traghetto che per l’intera giornata ha assicurato i collegamenti marittimi è stata proprio la M/N “ADEONA” della CAREMAR, pietra dell’asserito scandalo. Infatti, la M/N “ADEONA” è partita da Ischia in ritardo dovuto alle avverse condizioni meteo e le prolungate o/c di sbarco/imbarco. A seguito di questi inconvenienti, la M/N “ADEONA” giunge a Napoli verso le 21.45. Dopo le o/c di sbarco, verso le ore 22.00, gli agenti della Polizia di Stato si sono recati a bordo per informare il comandante che un gruppo di circa 30 passeggeri voleva essere ospitato a bordo per la notte, in quanto la partenza del traghetto delle ore 21.55, non veniva effettuata. Il comandante, preso atto di quanto riferito dagli agenti della Polizia di Stato, in loro presenza, a mezzo utenza mobile contatta il responsabile alla Sicurezza della Società armatrice, per metterlo a conoscenza ed avere una risposta da dare agli agenti della Polizia. Il responsabile della Società riferisce che per motivi di sicurezza, non è possibile ospitare a bordo passeggeri. In merito a tale inconveniente, per una maggiore comprensione dei fatti, va osservato che il comandante della nave non ha alcun potere decisionale a poter ospitare passeggeri a bordo ( con nave in sosta notturna, con il solo servizio di guardia veglia), esso spetta in modo prevalente al responsabile della Società armatrice. Chi si assume la responsabilità per eventuali danni a passeggeri presenti a bordo durante la sosta notturna? Inoltre, se nell’area portuale di calata Porta di Massa vi è un servizio di Port Security, come è stato possibile che passeggeri sprovvisti di titolo di viaggio, con nave in sosta notturna, raggiungessero la rampa d’imbarco della nave?
Infine, per motivi di Ship security, specialmente con nave in sosta notturna ( con servizio di guardia veglia), nessuno può essere ospitato a bordo. Anche con parere favorevole da parte del responsabile alla sicurezza della società armatrice, ai sensi di legge i passeggeri ospitati a bordo devono essere controllati, identificati e guardati a vista. La responsabilità sofferta dai passeggeri, più che dai vertici della Caremar, è stata causata dalle carenti strutture e dal servizio discontinuo della sala d’attesa inidonea ad ospitare i passeggeri in sosta, e dove addirittura mancano sedie e poltrone. Di queste deficienze, ripeto, ritengo però che abbiano pesanti responsabilità anche tanti che hanno parlato solo a vanvera.

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