Marittimi rapiti: Balle di Stato o scherzi da marinaio?

L’iter politico legato al sequestro della “Savina Caylyn” con i 22 uomini di equipaggio, tra i quali Giuseppe Lubrano Lavadera e Enzo Guardascione di Procida, per lunghi mesi sprofondata nel silenzio più assoluto, finisce in Parlamento già il 14 febbraio 2011, ovvero solo 6 giorni dopo il sequestro, avvenuto come oramai tristemente noto, l’8 febbraio 2011, con una interrogazione (5-04210) presentata dagli Onorevoli Emanuele Fiano e Giuseppe Rugghia (per la cronaca appartenenti al gruppo del PD), rivolta al Ministro della Difesa e portata all’attenzione della IV Commissione.
Gli interroganti, tra le altre cose, scrivono:
“la petroliera Savina Caylyn, battente bandiera italiana, è stata sequestrata nell’Oceano indiano nei giorni scorsi ad opera presumibilmente di cosiddetti «Pirati somali»;
– quali siano al momento le notizie circa lo stato della petroliera Savina Caylyn e del suo equipaggio, se vi siano trattative in corso, se tali trattative comprendano anche un corrispettivo di pagamento in denaro. …”
La risposta, a oltre cinque mesi di distanza, è affidata al sottosegretario Giuseppe COSSIGA nel corso della riunione della IV Commissione (Difesa) tenutasi Martedì 26 luglio 2011. Il sottosegretario, in riferimento ai punti menzionati, risponde
Le attuali condizioni dell’equipaggio, per ciò che è stato possibile osservare, non presentano elementi di allarme e/o tensione e non risulta siano stati compiuti atti di violenza a danno dei sequestrati.
Sin dall’inizio della vicenda, l’Unità di crisi del Ministero degli affari esteri si è mantenuta in costante contatto con le famiglie del personale italiano, assicurando un continuo aggiornamento sull’evolversi della vicenda. I contatti continuano a restare quotidiani e, su invito della Farnesina, i familiari sono stati più volte ricevuti all’Unità di crisi, dove sono stati ragguagliati sull’evolvere della situazione anche da ufficiali della Marina militare.
Il Governo ha avviato, come di consueto in queste situazioni, un’azione intensificata su tutti quegli attori regionali e locali che potrebbero influenzare positivamente la risoluzione della vicenda.
In ambito locale, è stata avviata da parte dell’Ambasciatore d’Italia presso il Governo transitorio somalo una costante azione di sensibilizzazione al più alto livello per reiterare il fermo auspicio del Governo italiano affinché nessuno sforzo sia risparmiato per una pronta risoluzione della vicenda. È stata anche ribadita l’esigenza che nessuna iniziativa che possa mettere in pericolo la sicurezza degli ostaggi, italiani e stranieri, a bordo delle navi, venga avallata o perseguita da queste Autorità.
Proprio partendo dalle risposte del sottosegretario Cossiga, appare oramai evidente che, o siamo di fronte ad una vera e propria balla di Sato, oppure, siamo tutti vittime di scherzi da marinaio.
Le foto che hanno fatto il giro del mondo e che riportano tre membri dell’equipaggio legati e sotto il tiro di mitra sono forse il segno che a bordo mancano particolari segni di tensione e di violenza?

Le famiglie che hanno ripetutamente segnalato di avere difficoltà di comunicazione e scarse informazioni circa lo stato delle cose, hanno forse mentito?

La Farnesina ha talmente seguito bene la vicenda che la Presidenza del Consiglio ha chiesto di seguirla attraverso i propri canali per quali motivi?

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