Napoli. Vittoria referendaria. Quando i numeri dicono più delle parole.

COMUNICATO STAMPA

Napoli, 13 giugno 2011

Sono i numeri della rinascita del civismo quelli che ci troviamo di fronte alla fine di questa tormentatissima, lunga, estenuante consultazione referendaria.
Una consultazione referendaria tormentata, sì. Soprattutto a causa del boicottaggio generalizzato dei media radiotelevisivi che non l’hanno sostenuta né partecipata, nemmeno quando si è ufficializzata l’apertura della campagna informativa. Ma questo dato finisce solo per dimostrare l’allontanamento delle televisioni dalla vita reale del Paese, e viceversa. Innegabile che questa vittoria si debba alla ”rete”. Merito di facebook, dei social network, del mailing virale. Merito della gente.
Ma è stata soprattutto una tornata referendaria assai lunga, la nostra sull’acqua, perchè la battaglia per la ripubblicizzazione della gestione della risorsa idrica non vede la luce ieri, ma, all’incirca, una decina di anni fa. Si sono adoperati prima singoli cittadini, poi via via si sono costituite associazioni e comitati locali, infine confluiti nel Comitato referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune, fino a tessere una rete italiana, una realtà capillare e diffusa che negli anni più recenti ha iniziato a lasciare un segno anche come Forum nazionale dei Movimenti per l’Acqua. A partire dunque sono stati quelli che per primi, in Italia, assaporano l’amaro della gestione multinazionale e liberista dell’acqua. La Puglia, il Lazio con la difficile esperienza Veolia, la Campania con la sofferta situazione della Gori, la Toscana, sono le regioni a cui tocca far brutta esperienza della privatizzazione. Le lotte civiche e le iniziative legali che ne derivano ruotano tutte intorno a temi che, da nord a sud, barrano il paese incatenandolo a una serie di difficoltà: inquinamento dei bacini, avvelenamenti da arsenico, depurazioni inesistenti, deficit di bilancio che tentano di giustificare minori investimenti, mancate implementazioni delle reti. Nonostante i sostenitori della privatizzazione avessero proprio messo l’accento sulla opportunità di grossi investimenti finanziari da parte delle multinazionali, motivandone così l’accesso a una merce che merce non è. Non può esserlo per definizione. Non si può privatizzare l’acqua, l’acqua è un bene comune, un diritto inalienabile dell’essere umano. L’acqua è la vita, e la vita non conosce prezzo. Pure a voler scendere da un piano che potrebbe venir bollato come squisitamente filosofico, ontologico o spirituale, nessuna esperienza italiana ha dimostrato neppure la minima convenienza alla gestione privatistica dell’acqua, a voler ragionare in termini di interesse. Quale infatti l’interesse del cittadino che si vede propinare, a fronte di vari disservizi, bollette sempre più alte, visite degli incaricati delle multinazionali agli utenti morosi che assomigliano a rappresaglie punitive, customer-care ridotto all’osso e relativi distacchi di fornitura eseguiti con regolare e autentica facilità?
Questa vittoria schiacciante riporta al centro l’uomo, la sua capacità di sentirsi ed essere partecipe di una collettività. È stata una mobilitazione dal basso, la vittoria di una cittadinanza attiva, si è detto tante volte e va ribadito. Questa vittoria è degli italiani, delle persone che, mentre la politica se la litiga su questioni più o meno inutili, guardano ancora alla realtà delle cose.
Il referendum ci dà vittoriosi, ma niente è passato, al contrario. Questa vittoria è solo una tappa, e segna l’inizio di una nuova e più intensa battaglia civile e democratica che condurremo sui territori, dove occorre adesso riprendere per le corna il toro impazzito della privatizzazione, e risolvere i gravi problemi che sono stati causati in questi anni laddove si è appunto sperimentata già la gestione privata, per tornare a un modello di gestione dei beni comuni il più possibile partecipato e trasparente, ed efficiente. Lontano dalle logiche, traballanti, del mercimonio e di quello ”sviluppo” che non ritiene opportuno tener conto dell’uomo quando di mezzo c’è il denaro.

Così Consiglia Salvio, insieme a Vittorio Forte referente regionale: ”è una vittoria molto significativa, gli italiani si sono espressi, ma ora aspettano i fatti. Solo così i referendum avranno un significato. Non deludiamo le aspettative di chi, mai come ora, ha saputo dire e ha capito ciò che vuole, e lo ha espresso col voto. Un grido unanime da tutta Italia è stato lanciato, vogliamo che sia un grido di gioia e non di rabbia. Il popolo resti sovrano come impone la nostra Carta Costituzionale. Alle istituzioni ora spetta il compito di agire in conseguenza alla volontà popolare. La voce torni al popolo, le istituzioni prestino ascolto e diano al referendum la giusta attenzione.”

Così Vittorio Forte, coreferente regionale: ”È successo. Nessuno l’avrebbe mai detto, né immaginato. I movimenti per i beni comuni ed i comitati sono riusciti ad aprire nel paese e in Campania un dibattito grande e inaspettato. Il 12 e 13 giugno milioni di persone si sono pronunciate su questioni fondamentali e costituenti come acqua, energia, servizi basici, grazie al lavoro quotidiano di decine di migliaia di attivisti. Se l’Italia finalmente riscopre temi centrali per la politica e la vita di tutti e tutte lo deve alla passione ed alla capacità di movimenti e comitati che hanno in questi ultimi anni costruito vertenze, mobilitazioni, approfondimenti, ricerche e dibattiti. Questo è avvenuto nella nostra regione, questo è il seme che abbiamo fatto crescere e che continuerà a dare i suoi frutti a partire da domani richiedendo una inversione di tendenza nel modello di gestione dei servizi idrici e del modello di sviluppo di questo paese. Sono questi i temi di fondo introdotti dai referendum, non certo la spallata verso un governo già di per sé moribondo. Quale tipo di sviluppo, quali diritti, quale ruolo per i cittadini, come uscire dalla morsa pubblico/privato, quali responsabilità e opportunità abbiamo di fronte? Quale Italia vogliamo, è il grande dibattito aperto dai comitati. Il messaggio è chiaro e la gente capisce cosa vogliamo e verso dove vogliamo, tutti insieme, andare. L’elemento di successo della partecipazione sta nelle metodologie e pratiche nuove che si stanno sperimentando, che chiudono definitivamente con i modelli verticistici del passato”.

Così Padre Alex Zanotelli pochi istanti dopo la chiusura dei seggi ”è una gioia grandissima, immensa, ma soprattutto è un piccolo miracolo che vorrei dedicare ai poveri del sud del mondo. Questo evento avrà un impatto enorme sul Parlamento europeo ma anche un risvolto sul piano mondiale, difatti tocca riflettere in chiave globale: se si va alla privatizzazione della gestione dell’acqua si hanno per forza di cose milioni di morti, e sono i poveri a morire. Ecco questa vittoria italiana va dedicata alle famiglie povere di questo paese, che sono sempre di più. Per l’italia è un’indicazione forte e chiara, inequivocabile: che c’è una cittadinanza attiva che ha saputo, contro tutto e tutti, contro tutti i media e tutti i partiti, vincere e imporsi”.

Comitato Referendario Campano 2SI’ per l’Acqua Bene Comune

Simona Schiano di Coscia
Addetto Stampa

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