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Natale è sempre lo stesso. O no?

Di Giacomo Retaggio                             

PROCIDA – La vetrina a bombé della pasticceria è uno spettacolo di forme e di colori: rococò, sosamielli, cassatine, struffoli e tanto altro ben di Dio. Una delizia per la vista ed una prospettiva di struggenti sapori. Un frugoletto bruno dagli occhi vispi indica col ditino un dolce e la mamma si affretta a comperarglielo. Dopo un paio di morsi il piccolo lo lascia su un tavolino del locale: non ne vuole più.

Lo guardo con un senso di rabbia: io all’età sua avrei fatto i salti mortali per mangiarlo. Poi mi dico che cinquanta, sessanta anni fa io una vetrina come questa me la sarei solo sognata! Viva l’abbondanza di oggi! Ma questi ragazzini di adesso non lo capiscono.

Non sanno cosa significhi desiderare una cosa e non poterla avere. Non desiderano più niente perché hanno tutto. E questo non è un bene. Ma lasciamo stare, siamo sotto Natale e conviene essere buoni.

Dopo un po’ mamma e figlio lasciano il locale. Sul tavolino è rimasto più di mezzo dolce che il bambino non ha mangiato. Rimango davanti la vetrina con un desiderio impellente di assaggiare una pasta, ma mi prende lo scrupolo che mi potrebbe far male al colesterolo, alla glicemia, al fegato. Ma guarda un po’, quando me li potevo mangiare non avevo i soldi per r comprarli e adesso che ce li ho non li posso gustare. Maledizione!

E la mia mente va all’indietro, ai Natali di una volta. Natali semplici, senza luci, con poca roba nelle vetrine. E tutto ci sembrava bello! Messa di mezzanotte alla Madonna della Libera, il parroco don Salvatore Lavina con la sua voce baritonale intonava il “Gloria” ed annunciava la nascita del Salvatore. Il popolo rispondeva e cantava con gioia. La chiesa era affollata, i giovanotti occhieggiavano le ragazze che per l’occasione avevano “ingignato” l’abito nuovo e fingevano di essere infastidite da quegli sguardi.

Poi, dopo la messa, la gente sciamava dalla chiesa lungo il viale ed i ragazzi si divertivano a far esplodere i tracchi tra le gambe delle persone; le signorine si agitavano e si lamentavano che gli schizzi dei tracchi potevano rovinare e bruciare le loro calze di Nylon. Un mondo schietto, semplice, quasi primitivo.

A casa mia, ma già quando la guerra era finita da un pezzo, mia madre preparava i rococò e i “susamienti”, un dolce a forma di S maiuscola. Si riuniva la “triplice”, la nonna, mia madre e mia zia, e si procedeva all’operazione impasto e infornatura.

Una volta la dose dovette essere sbagliata perché i vari dolcetti, nel crescere, si fusero tra di loro dando luogo ad una vera e propria torta compatta, buonissima di sapore tra l’altro. L’onore delle tre donne subì un oltraggio insuperabile da non  rivelare a nessuno.  E si procedette da parte loro a rifarli daccapo.

Sante donne, siate tutte in Paradiso! E la sera della vigilia si rosicava con gusto il pezzo di capitone arrostito e il giorno di Natale si mangiava il cappone ripieno, rigorosamente allevato per l’occasione.

Altri tempi! Direte voi. Ma era veramente così. Oggi non è più la stessa cosa, ma forse sono io che sono cambiato. Natale è sempre lo stesso. O no? Sono rimasto sulla soglia della pasticceria. La voglia di mangiare un dolce è tanta. Lo mangio o non lo mangio? Ma si, che mi potrà fare di male mai? Lo compro e me lo gusto con sfizio, alla faccia del ragazzino che l’ha rifiutato. Alla fine è Natale anche per me…

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3 commenti

  1. Annarosaria meglio

    Giusto Dottore E” Natale per te e per tutti. poi arriva l” anno nuovoe un altro dolcetto ci Sta”. L”importante avere la dolcezza nel cuore per la nascita del bambinello, e fare festa con i suoi nipotini, figli la Signora moglie. e GESU” Bambino sara” felice in mezzo a voi AUGURISSIMI!

  2. Voi procidani doc avete un particolare modo d’esprimervi
    nei pensieri e nei sentimenti, come il dott. Retaggio,
    che ci elenca con bonomia i lati buoni e cattivi dei nostri Natale !
    Vi esprimete con una certa innocenza, conservata suppongo
    dall’andar con le tradizioni e, dal rivivere i vostri esclusivi momenti di gioia
    e di dolore insieme, abituati come siete a confortarvi collettivamente
    … Sembrate fusi …
    in un unico nucleo familiare che, a parte ogni dissertazione affabulatoria
    si fonde in un armonico incontrarsi e scontrarsi all’unisono ..
    pacatamente e permanentemente .
    Sollecitate relazione dialettica anche con chi non vi è simile !!

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