Novant’anni della nave più bella del Mondo

Di Nicola Silenti da Destra.it

Sono trascorsi novant’anni da quanto quella che conosciamo come la “nave più bella del mondo” è stata varata, il 22 febbraio 1931, a Castellammare di Stabia. La nave scuola Amerigo Vespucci è tuttora simbolo delle eccellenze italiane nel pianeta, sotto molti profili. La decisione di costruire l’Amerigo Vespucci era stata presa nel 1925, al fine di sostituire l’omonima nave scuola della classe Flavio Gioia. Inizialmente era Regia nave scuola del Regno d’Italia sotto Vittorio Emanuele III.

La Vespucci è da quasi un secolo uno dei simboli della Marina e dà lustro al Paese nei porti e nelle acque d’Italia e del resto del mondo. La nave, come la gemella “Cristoforo Colombo”, fu progettata da Francesco Rotundi, ingegnere del Genio Navale, nonché tenente colonnello e direttore dei cantieri di Castellammare. Fra il 1946 e il 1952 la Vespucci è stata l’unica nave scuola a vela della marina militare italiana. Oggi è la nave della Marina Militare in attività con maggiore anzianità di servizio. È inoltre un veliero che va a energia pulita.

Ogni locale e angolo della Vespucci racchiude perle di storia navale italiana rimasti negli annali. Per esempio vi è l’incontro avvenuto nel Mediterraneo quando correva l’anno 1962, con la portaerei statunitense USS Independence. Dalla plancia della portaerei americana, il comandante statunitense, come da tradizione marinaresca, inviò una serie di segnali a lampi di luce chiedendo alla Vespucci di individuarsi. Quando il comandante americano comprese che si trattava della Vespucci, la sua risposta fu memorabile: “The most beautiful ship in the world”.

La Vespucci era presente al ritorno di Trieste all’Italia nel 1954, dagli anni della ricostruzione fino alla partecipazione come veliero-tedoforo marittimo alle Olimpiadi del 1960. I novant’anni di nave Vespucci rappresentano uno fra tanti record della nave. Fra questi, per esempio, vi sono la risalita del Tamigi o l’uscita dal canale navigabile di Taranto. Nel 1992 fra l’altro ha partecipato alle Colombiadi, l’imponente regata svoltasi in occasione del cinquecentesimo anniversario della scoperta dell’America.

La Vespucci si è fatta inoltre ambasciatrice dell’arte, dell’ingegneria e della cultura italiana, quasi un museo itinerante e galleggiante, presentandosi in molteplici porti del mondo. Si pensi ad Auckland nell’ottobre 2002, o alla 31ª edizione dell’America’s Cup, o ancora ad Atene nel 2004 per le Olimpiadi, nonché a Portsmouth nel 2005 per commemorare la battaglia di Trafalgar. Oggi la nave è anche divenuta Goodwill Ambassador dell’Unicef, dopo una cerimonia il 30 luglio 2007, svoltasi nelle acque su cui si affaccia Genova. In ultimo nel 2020 non potendo ricevere a bordo visite, ha solcato i mari lungo le coste della penisola trasmettendo un messaggio di speranza in un momento difficile per la nazione per la crisi COVID.

La Vespucci però non si limita a portare nel mondo la bellezza e l’eleganza che sono la cifra dell’Italia, ma svolge anche il rilevante compito di addestrare gli ufficiali di Marina. Alla conclusione del primo anno di Accademia questi si trovano a provare la loro prima vera esperienza di navigazione proprio sulla Vespucci. Inoltre, quasi ogni estate gli allievi della 1a classe dell’Accademia Navale di Livorno vengono imbarcati sulla Vespucci per svolgere la fase pratica del loro percorso di studi imparando a non sottovalutare il mare ma a rispettarlo. L’addestramento avviene durante le crociere d’istruzione, secondo itinerari diversi; tali crociere sono state finora 71 e hanno solcato i mari del Nord Europa 37 volte, del Mediterraneo 20, del Nord America 7, dell’Atlantico Orientale 4 e del Sud America una. In un caso è stato circumnavigando il globo. A bordo vi è un equipaggio composto da 14 ufficiali, 72 sottufficiali e 190 sottocapi. D’estate imbarca gli allievi del 1° anno di corso dell’Accademia navale di Livorno, circa 140, arrivando in tutto a circa 470 persone.

La Vespucci incarna il sogno di tutti gli allievi in Accademia Navale: solo chi supera gli esami può imbarcarsi sul veliero più bello del mondo per fare una delle più intense esperienze della propria vita, che resterà per sempre impressa nell’allievo e consoliderà lo spirito di gruppo e l’appartenenza alla Marina e alla Patria. Ancor prima di imbarcarsi si notano i dettagli tipici di imbarcazioni ottocentesche, quali i fregi che si sviluppano ai lati della prora e a poppa, ricoperti da foglie d’oro, e i fascioni bianconeri, che portano a pensare alle linee dei cannoni di vascelli per usi bellici. La polena di prora raffigura il celebre navigatore in onore del quale il “Nuovo Mondo” fu chiamato America. Alzando lo sguardo si notano le 26 vele ancora in tela olona, le cime in materiali vegetali.

Chi sale oggi sulla nave e arriva al suo centro, sul ponte di coperta, non trova il motto originario («Per la Patria e per il Re») e neppure quello che lo sostituì nel 1946: «Saldi nella furia dei venti e degli eventi», ma l’attuale motto «Non chi comincia, ma quel che persevera». E presto i visitatori si rendono conto di come la Vespucci sia in ogni suo angolo simbolo dell’eccellenza delle maestranze italiane e ne subiscono il fascino per la sua eleganza, il suo splendore e la forza delle sue tradizioni come avvenne per me in una lontana sera del 20 aprile 1978 quando, per la prima volta, visitai la nave nel porto di Cagliari.

Quello che tuttavia più caratterizza l’Amerigo Vespucci, in lontananza e “alla fonda”, sono i suoi tre alberi (trinchetto, maestro e mezzana) e il bompresso a prua, che sporge di 18 metri, mentre l’altezza degli alberi sul livello del mare è di 50 metri nel caso del trinchetto, 54 metri per la maestra e 43 metri per la mezzana. La timoneria del veliero presenta quattro ruote “a caviglia” che in genere sono governate da otto allievi, quattro a dritta e quattro a sinistra. Ogni qualvolta in cui arriva l’ordine di cambiare rotta si richiedono sforzi congiunti e grande unità d’intenti.

Degni di nota sono gli alloggi sottocoperta degli allievi che, come avveniva una volta, dormono su amache che risentono in misura minore del rollio. Vi è poi, fra l’altro, la “Sala consiglio”, un luogo di rappresentanza magnifico dove sono avvenuti incontri fra autorità militari, politiche e diplomatiche di alto livello. Lì spiccano i quadri firmati da uno dei più famosi pittori di mare del primo Novecento, Rudolf Claudus, nonché vari cimeli della Marina. Un corridoio poi conduce a quello che viene chiamato “il giardinetto” contraddistinto da una balconata posta a poppa del veliero.

La scuola che si vive a bordo della Vespucci è improntata al sacrificio e allo spirito di adattamento. I turni di guardia così come le manovre di vela possono essere effettuati in qualunque momento, spesso anche di notte. Ogni manovra della Vespucci è eseguita sempre a mano seguendo gli ordini che il comandante, mediante il nostromo, dà con il fischietto. Qualora due navi militari si trovino a incrociarsi, è usanza che l’equipaggio dell’imbarcazione di più recente costruzione renda omaggio a quella più antica; essendo raro trovare in servizio navi più vecchie della Vespucci, capita quasi invariabilmente che sia quest’ultima a ricevere gli onori del caso.

La Vespucci ha navigato lungo tanti mari del pianeta per tanti anni accompagnando generazioni di ufficiali della Marina Militare e divenendo sempre più simbolo del Bel Paese nel mondo: attira migliaia di persone in ogni porto dove attracca per consentire ai nostri connazionali all’estero e a tanti altri visitatori esteri di ammirare lo stile italiano, offrendo in maniera luminosa una rappresentazione di ciò che l’Italia può produrre, nella sua storia, con i suoi ingegni.

foto Dino Ambrosino

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