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Perché l’isola deve interrogarsi e decidere sulla necessità di aderire volontariamente all’accoglienza migranti

di Giuseppe Giaquinto

Oggi vorrei soffermarmi su alcuni spunti che ci aiutano a capire come il fenomeno migranti sia abbastanza complesso e come diventa difficile per una comunità riuscire ad accettare supinamente una decisione presa dall’alto e sulla quale ancora oggi l’amministrazione comunale si comporta da padrona assoluto del territorio e si ostina a non attivare le procedure per permettere alla popolazione di esprimersi.

Veniamo subito ad un dato. Il migrante che arriva in Italia fa immediatamente richiesta di asilo e presenta una domanda di protezione internazionale alla questura o alla polizia di frontiera. La richiesta viene esaminata da una  commissione territoriale del  Ministero dell’Interno, che decide in base a interviste individuali.

Ebbene nel 2016 il 78% dei richiedenti asilo si sono visti respingere la richiesta.

Per i migranti che si vedono respinta la richiesta d’asilo resta la possibilità di presentare ricorso in un tribunale ordinario, le cui sentenze possono essere a loro volta impugnate davanti alla corte di appello e, secondo il nuovo decreto Minniti solo in Cassazione.

La situazione a Napoli è la seguente. Su 1000 ricorsi  presentati al Tribunale di Napoli per ottenere lo status di rifugiato ben 782 sono state respinte. I dati sono pubblici e comunque resto a disposizione per chiunque volesse constatare o approfondire.

La verità è che, leggendo i dispositivi delle sentenze, tutti più o meno simili, i giudici di Napoli a fronte dei racconti dei richiedenti asilo che parlano di fughe da persecuzioni e torture, affermano senza giri di parole che  le versioni dei fatti raccontate dai migranti non sono assolutamente credibili e risulta infondato il timore di subire un danno grave e individuale alla vita o alla persona, e, in particolare, non ritengono veritiera la condizione dichiarata di essere sottoposti a tortura, morte, carcerazione inumana e degradante, gravi mutilazioni permanenti.  Pertanto, circa l’80% delle domande avanzate dai migranti per ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato vengono respinti.

Ovviamente, fino al decreto Minniti,  alle decisioni del Tribunale di Napoli i migranti hanno inoltrato appello alla Corte di Appello di Napoli avvalendosi di avvocati che lo Stato Italiano mette gratuitamente a loro disposizione per evitare di dover essere espulsi. Circa 10 milioni di euro all’anno pagati sulla pelle e sui portafogli dei contribuenti.

Nelle more delle decisioni della Corte di Appello, se e quando ci saranno, tutti questi continuano a rimanere in Italia a spese dello Stato.

In Italia a fronte di 123.600 domande di asilo presentate nel 2016 c’è stato solo per 4.808 di loro il riconoscimento dello status di rifugiato politico.

E’ evidente che tanto presso i Tribunali quanto presso le Corti d’Appello, l’esito più costante dei ricorsi per ottenere lo status di rifugiato, nel primo caso, contro la decisione della Commissione territoriale e, nel secondo, contro la decisione del giudice di primo grado, è sempre il rigetto.

C’è da dire che col passare del tempo le diverse comunità di migranti hanno compreso quale tipo di storia era meglio raccontare per ottenere lo status di rifugiato, ed è cominciato così una sorta di commercio di informazioni per far sì che i nuovi partenti fossero consapevoli di come funzionava la richiesta di asilo.

Sta di fatto che per la giustizia italiana solo il 5% dei migranti fugge dalla guerra. Gli altri sono dei furbacchioni. Cioè tutti gli altri non rientrano nei parametri previsti dalla convenzione di Ginevra, quindi non sono assolutamente persone che lasciano il loro paese sotto la minaccia di persecuzioni. Anzi in genere è gente che può permettersi di pagare 4/5mila dollari per farsi accompagnare in Italia dalle organizzazioni di trafficanti.

Ed attorno a questi il Governo Italiano ha creato un nuovo stato sociale che coinvolge cooperative, associazioni, avvocati, proprietari di case e che sostituisce lo stato sociale del popolo italiano che intanto viene privato del diritto alla pensione, al lavoro, alle cure sanitarie, all’assistenza a disabili, anziani e bisognosi.

Secondo uno studio fatto dall’Università di Torino – Dipartimento di Storia, c’è una propaganda che li esorta a venire in Italia spiegando che qui è tutto gratis.

Vedete, è’ indiscutibile che il mondo poggia su disuguaglianze evidenti in termini di ricchezza, di stato sociale e culturale, di forme di libertà. Come è evidente che a fronte di migliaia e migliaia di migranti che vengono in Italia alla ricerca di maggiore benessere vi sono nel mondo ogni anno sei milioni di bambini che muoiono di fame. E per questi bambini non sento dedicare la stessa attenzione dal Governo Italiano, dall’Europa, dall’ONU, dai vari G7, G8 e G9 e dalla stessa Chiesa. Per fare questo dobbiamo prima liberarci dall’ipocrisia con cui investiamo più nella vendita di armi che in cooperazione allo sviluppo, in accordi internazionali per favorire operazioni di rientro, in corridoi umanitari, per favorire il diritto delle persone di vivere nelle proprie terre.

Ma la cosa che trovo fuorviante sono tutti quegli accenni che si fanno alle nostre migrazioni avvenute principalmente nel secolo scorso in terre lontane oppure ai vari extracomunitari presenti sulla nostra isola o altrove. I nostri migranti del secolo scorso o anche i cittadini principalmente dell’est europeo che abbiamo oggi da noi, è gente che nel migliore dei casi ha dormito sotto i ponti o che, comunque, si è spaccata la schiena per assicurarsi un pezzo di pane e pagarsi un misero alloggio, visto che nessuno gli regalava e gli regala nulla. Invece noi italiani, che siamo molto buoni di cuore, assicuriamo, a chi dice di fuggire da guerre e torture ma che nella maggioranza dei casi ha capito che siamo fessi e che così operando si garantisce qualche anno di buna vita: vitto, alloggio, assistenza sanitaria e scolastica, ricreazione. Cioè, tutto quello che non riusciamo a garantire ai nostri cittadini. Anzi quando siamo giovani ci invitano ad emigrare per trovare affermazione altrove e quando siamo vecchi ci esortano a crepare per non pagarci la pensione.

Questo è il nostro Stato di diritto, di cui ognuno si è fatto un’idea e che oggi esorta i comuni italiani a garantirsi una quota di migranti  in cambio di alcune centinaia di migliaia di euro. Per fortuna che la maggioranza dei sindaci italiani e campani ha capito “la matassa” e se ne sono ben guardati dall’aderire in modo volontario alla “cd. Rete SPRAR”, che sembra proprio una rete a strascico dove abboccare e rimanere imbrigliati.

Per chiudere accenno solo, ma affronteremo il discorso più avanti, il fatto che una buona percentuale di questi migranti si dedica nel notevole tempo libero che ha a disposizione ad attività che di legale hanno poco e che in alcuni casi diventano addirittura delinquenziali. E’ lo stato di paura che oggi è presente in moltissime realtà italiane e che investe la sensibilità di molti di noi.

Un solo dato oggi. Lo SPRAR, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati del Ministero dell’Interno, fornisce un dato relativo al 2016 dove parla che sono sempre più coloro che stanno nella rete SPRAR che presentano un qualche disagio mentale. E che molte di queste problematiche si associano ad atti di violenza. Certo, lo SPAR, essendo l’ente che gestisce i progetti di accoglienza a livello locale non parla di allarme sociale ma accenna ad un fenomeno che viene confermato da molti studi di settore di cui parleremo oltre.

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