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Rosalia D’Amato: i retroscena della liberazione raccontato da LiberoReporter

C’è grande gioia nell’aver appreso in queste ore della LIBERAZIONE dei marittimi della Rosalia D’Amato. In questo articolo  di Ferdinando Pelliccia, il giornale on line Liberoreporter , ci racconta i retroscena che sono dietro la liberazione della nave della compagnia armatoriale Perseveranza.

Grande merito va alla redazione del gironale on line che ha tanto lavorato in questi mesi e che ringrazio personalmente, per farci conoscere le sorti di questo sequestro e di altri, tra cui i marittimi della Savina Caylyn ancora in mano ai somali da 10 mesi. Speriamo di riabbracciare presto anche loro.
SIAMO LIBERI! E’ il grido che avranno lanciato, con tutto il fiato che avevano in corpo, i marittimi della ‘Rosalia D’Amato’ quando hanno capito che la loro prigionia era finalmente finita. Ventuno uomini, 6 italiani e 15 filippini, che sono praticamente tornati alla vita. Le loro esistenze si erano ‘fermate’ quando 7 mesi e 4 giorni fa, era il 21 aprile, la loro nave venne catturata dai pirati somali. Per tutto questo tempo hanno vissuto di speranza. La speranza di poter ritornare a ‘vivere’ e riabbracciare i loro cari. Oggi quella speranza è diventata realtà. Il loro sogno si è realizzato come pure sono state esaudite le preghiere dei loro familiari.

Nel momento in cui si è saputo del loro rilascio il primo pensiero è andato però, anche a Giuseppe, Crescenzo, Gianmaria, Antonio ed Eugenio. Sono i 5 marittimi italiani che insieme ad altri 16 marittimi di nazionalità indiana sono prigionieri da oltre 9 mesi in Somalia a bordo della petroliera italiana ‘Savina Cayalyn’. D’ora in poi le preghiere di tutti saranno solo per loro che sono ancora lì a vivere il dramma della prigionia.

La notizia del rilascio della ‘Rosalia D’Amato’ e del suo equipaggio, lanciato alle ore 15 italiane, prima di tutti, da ‘Liberoreporter’, ha subito fatto il giro poi di tutte le redazioni che si sono, come sempre, affrettate, a modo loro, a riportarla. Ovviamente la fretta ha comportato errori e omissioni da parte di chi ha riportato la notizia lanciata in anteprima nazionale da ‘Liberoreporter’.
Una notizia che il portale di informazione on line ha anche corredato con la registrazione dell’audio della telefonata intercorsa con il comandante Orazio Lanza che in diretta confermava il rilascio della sua nave e dei suoi uomini (audio QUI).

Della notizia della liberazione, conseguente all’accordo tra armatore e pirati, eravamo a conoscenza già da alcuni giorni, grazie alla Società di esperti navali, The Analysis Group del Comandante Winter, già comandante dei Navy Seal, con i quali abbiamo collaborato in questi ultimi mesi. L’analisi commissionata da Winter è stata realizzata da un consulente indipendente, Mario Scaramella, tornato recentemente dall’Africa orientale. Abbiamo aspettato fino all’ultimo per avere la certezza definitiva, che è arrivata oggi intorno alle ore 14.

Quando la ‘Rosalia D’Amato’, nave battente il tricolore, e quindi un pezzo di territorio italiano, venne ‘presa’ da una delle tante gang del mare che spadroneggiano nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano, una sensazione di forte angoscia prevalse negli animi di tutti. Quell’angoscia ora ha lasciato lo spazio alla contentezza e alle lacrime, ma di gioia.

Il pensiero che due navi italiane e 11 marittimi italiani erano trattenuti in ostaggio in Somalia era il cruccio che non dava pace a tanti. Almeno ora, il sapere che Gennaro, Vincenzo, Giuseppe, Pasquale, Orazio e Antonio, i 6 marittimi italiani della ‘Rosalia D’Amato’ e gli altri 15 di nazionalità filippina potranno presto riabbracciare i loro cari a casa e trascorrere un gioioso Natale ha fatto tornare a sorridere anche se è un sorriso smorzato dal sapere che gli altri 21 della ‘Savina Caylyn’ sono ancora prigionieri in Somalia.

Ferdinando Pelliccia

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