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Pirati a caccia delle navi ‘indifese’.

Di Ferdinando Pelliccia (http://news.liberoreporter.eu/

In questo periodo gli obiettivi più sensibili ad attacchi pirati al largo della Somalia sono le navi ‘indifese’. Si tratta di mercantili e pescherecci ritenuti ‘attaccabili’ dai predoni del mare perché, sono privi di difesa armata a bordo. Pur rimanendo alto il rischio per tutte le navi commerciali. Nelle ultime settimane i pirati somali stanno infatti, attaccando, quasi sempre, solo mercantili e pescherecci non dotati di protezione armata e per questo motivo ritenuti obiettivi più facile da conquistare.

Con la fine della stagione dei monsoni i banditi del mare somali sono subito tornati a ‘cacciare’. Si è registrata infatti, nelle ultime settimane, dopo un lungo periodo di forzato ‘fermo stagionale’, una maggiore attività da parte dei pirati somali nel mare del Corno d’Africa e Oceano Indiano. In poco meno di un mese, dal 10 ottobre scorso, si sono registrati almeno 26 tentativi di catturare altrettanti navi. In merito, il quattro di ottobre scorso, era stato lanciato un ‘Warning’ dalla NATO. Il segnale di pericolo metteva in guardia, dopo il fermo stagionale, sulla possibilità di un aumento degli attacchi dei pirati somali a qualsiasi imbarcazione che solcasse le acque al largo della Somalia e dell’Oceano Indiano. Questo mare è ormai tristemente noto come il ‘mare dei pirati’. Le aree a forte rischio pirati sono a sud del Mar Rosso, attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb fino al Golfo di Aden e al largo delle coste del bacino somalo e nell’Oceano Indiano. Ai pirati somali però, riesce sempre di meno di catturare una nave. Nell’ultimo rapporto sulla pirateria globale, datato 18 ottobre 2011, diffuso dall’International Chamber of Commerce, ICC, e dall’International Maritime Bureau, IMB, si evidenzia come, sebbene gli attacchi pirati nei primi 9 mesi del 2011 siano stati superiori allo stesso periodo del 2010, 199 contro 126, sono andati a buon fine solo 24 rispetto ai 35 dell’anno precedente. Tutto questo è stato reso possibile grazie al ricorso, da parte di un sempre maggiore numero di mercantili, a team di sicurezza a bordo. Infatti, la gran parte degli attacchi verificatisi negli ultimi mesi, sono stati, per lo più, respinti proprio dai team di sicurezza armati presenti a bordo delle navi arrembate. Sembra però, che ora i moderni filibustieri somali stiano correndo ai ripari. Essi si stanno organizzando in gruppi più forti e numerosi proprio per ‘contrastare’ le guardie armate, private o militari, imbarcate a bordo dei mercantili e pescherecci. Inoltre, il tutto presenta un rovescio della medaglia. I predoni del mare stanno infatti, iniziando a fare un distinguo. I pirati somali stanno attaccando, quasi sempre, solo le navi commerciali non dotate di protezione armata e per questo, obiettivi che essi ritengono più facile da conquistare. Un esempio vivo è la recente cattura della ‘MT Liquid Velvet’ con un equipaggio di 21 marittimi tutti di nazionalità filippina. Il sequestro risale allo scorso 31 ottobre. La riuscita nella cattura della nave sembra sia stata facilitata dalla mancanza degli standard di sicurezza a bordo. Standard ormai adottati da quasi tutti gli armatori per le loro navi. Significativamente il sequestro è giunto dopo oltre due mesi di ‘digiuno’ rompendo l’incantesimo che dal 20 agosto scorso impediva ai pirati somali di catturare un mercantile. Interrotta la sequenza negativa, le varie gang del mare, che operano nel ‘mare dei pirati’, hanno portato a segno altri sequestri. A cadere nelle loro mano dei pescherecci e i relativi equipaggio. Si tratta di navi che erano senza difesa armata a bordo. Tutto questo sta generando ulteriori preoccupazioni e angosce tra i lavoratori del mare. Sono in tanti quelli che caduti nelle mani dei predoni del mare sono ora trattenuti da questi in attesa che qualcuno paghi per il loro rilascio un riscatto. I predoni del mare presumono che gli armatori siano molto ricchi per cui le loro richieste di riscatto sono di diversi milioni di dollari. Difficile dire con certezza quanti siano in questo momento i marittimi catturati e trattenuti dai pirati somali a scopo estorsivo. Con molta probabilità sono diverse centinaia. La stima che più mette d’accordo tanti è di almeno 500 marittimi di diversa nazionalità. Di certo si sa che, solo il 10 per cento di essi provengono da Paesi OCSE, gli altri da Paesi come India, Ghana, Sudan, Sri Lanka, Vietnam, Pakistan, Egitto, Cina, Sri Lanka, Filippine e Yemen. Il calvario degli ostaggi è indescrivibile. Essi devono sopportare ogni forma di abuso che vanno dai maltrattamenti fisici ai psicologici, come bastonature e finte esecuzioni. In alcuni casi, gli equipaggi e le famiglie sono state separate per lunghi periodi di tempo, esponendo gli ostaggi alla sollecitazione di incertezza sul destino dei loro partner o un bambino. Questi lavoratori del mare, insieme alle loro navi, sono trattenuti al largo dei covi pirati in Somalia. I principali covi si trovano lungo le zone costiere della Somalia e principalmente lungo i 345 km della costa della regione semiautonoma somala del Puntland. Un passaggio inquietante è che una quarantina di questi ostaggi sono trattenuti a terra o su altre navi. Si tratta dei membri dell’equipaggio della MT Asfalto Venture, MV Orna, SY Choizil, MV Leopard e parte dei membri dell’equipaggio della petroliera italiana Savina Caylyn. A terra, il livello di rischio e di disagio per gli ostaggi è superiore. Spesso, gli ostaggi sono tenuti in condizioni di base, ossia senza elettricità, senza servizi e cibo e acqua razionati. La gang del mare che li tiene in custodia poi, per evitarne il rilevamento, spostano spesso gli ostaggi aumentando lo stress e la tensione. Anche se avvenuto dopo oltre 11 mesi, il recente rilascio dei marittimi della MV BLIDA fa ben sperare per gli altri ancora prigionieri in Somalia. La vicenda insegna che nonostante tutto quello che possa accadere, se le trattative sono condotte con capacità e si decide di pagare, si riesce a riportare a casa sani e salvi i lavoratori del mare trattenuti in ostaggio dai predoni del mare. Nel ‘mare dei pirati’ è in atto un vero e proprio stato di emergenza. E’ statisticamente rivelato che il 56 % degli attacchi pirati nel mondo sono condotti al largo della Somalia. I predoni del mare hanno ormai acquisito una decennale esperienza che mettono tutta a frutto. La loro minaccia alla rotta che unisce Asia e Europa, considerata la rotta più importante al mondo per il fatto che vi passa gran parte del petrolio diretto all’Occidente, cresce giorno dopo giorno creando una situazione che preoccupa sempre di più la comunità internazionale. Dopo che Il fenomeno ha visto la sua ‘esplosione’ nel 2008, in meno di tre anni le gang del mare somale sono riuscite a mettere in atto centinaia di attacchi incrementandoli e rincorrendo sempre di più a forme diverse di violenza sia negli assalti sia nel trattare gli equipaggi catturati. Mentre, nel 2009 e nel 2010 si registrava un attacco ogni 6 giorni, nel 2011 si sono registrati 2 e anche 3 attacchi nello stesso giorno. Quei lavoratori del mare che un tempo erano considerati ‘merce di scambio preziosa’, da mantenere in salute e in vita, oggi invece, sono anche usati come scudi umani e per assaltare altre navi. Un fatto quest’ultimo che ha portato ad un aumento delle vittime tra i marittimi equipaggi delle navi assaltate e catturate. Nell’ultimo rapporto sulla pirateria globale, datato 18 ottobre 2011, diffuso dall’International Chamber of Commerce, ICC, e dall’International Maritime Bureau, IMB si rivela che nei primi nove mesi del 2011 i pirati somali hanno catturato 625 marittimi, mentre 8 sono stati uccisi e 41 feriti nel corso dell’assalto o della prigionia. Nel tentativo di arginare il fenomeno della pirateria marittima sono state predisposte tre missioni navali militari internazionali di contrasto, CtF 151, Ocean Shield e Atalanta. Sono rispettivamente a guida USA, NATO e Ue. Questo però, non ha eliminato del tutto i rischi per i mercantili, oltre 40mila, che ogni anno navigano lungo la rotta Asia-Europa. Il fenomeno, che ha visto la sua ‘esplosione’ nel 2008, è ormai una vera e propria piaga. In meno di tre anni le gang del mare somale sono riuscite a mettere in scacco la comunità internazionale arrivando persino ad assaltare le stesse navi da guerra. Nel ‘mare dei pirati’ in agguato vi sono sempre uno o due barchini pirato pronti ad ‘aggredire’ la nave-preda di turno cercando di catturarla. In genere gli attacchi avvengono all’alba, anche se molti assalti si sono verificati anche di notte e durante il giorno. Quasi sempre nessuna nave da guerra delle coalizioni internazionali è a portata di ‘voce’. Un assalto si consuma massimo in 15 minuti, mentre una nave da guerra anti pirati per intervenire in soccorso del mercantile assaltato ci può impiegare anche un giorno. Per ovviare a questo. nel Golfo di Aden dal 22 agosto del 2008, la missione navale del CTF 150, che pattuglia con navi da guerra il Mar Arabico e il mare lungo la costa del Corno D’Africa, ha istituito un corridoio nautico – marittimo militarizzato. Si tratta di una zona di protezione e di sicurezza, MSPA, di 8 miglia di larghezza e 550 miglia di lunghezza. Il corridoio è stato istituito per fornire un passaggio sicuro ai mercantili nel Golfo. A tutte le altre navi che viaggiano nel ‘mare dei pirati’ è invece, consigliato di tenersi ad almeno 600 miglia nautiche dalla costa somala. Purtroppo i mercantili sono soliti seguire la via più breve, passando per il Canale di Suez e il Golfo di Aden, per risparmiare sui costi. Questa rotta corre proprio lungo le coste della Somalia, acque battute dai predoni del mare alla caccia di una ‘preda’. Una recente indagine dell’International Marittime Organization, IMO, l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa della sicurezza della navigazione e della prevenzione dell’inquinamento marino da navi, ha indicato in maniera stimata che il traffico marittimo, che oggi rappresenta l’80 per cento del commercio mondiale, a causa del fenomeno della pirateria marittima sta perdendo, ogni anno, miliardi di dollari. Un fatto questo che sta portando ad una riduzione dei profitti spingendo le compagnie a farsi una concorrenza spietata tra di loro. Inoltre,dall’indagine emerge anche che negli ultimi anni si sta registrando un aumento del ricorso alle bandiere di comodo, oltre ad una corresponsione di stipendi sempre più ‘miserabili’ ai marittimi. A dimostrazione, il fatto che oltre il 90 per cento dei marittimi prigionieri in Somalia sono extra comunitari. Gli armatori infatti, per risparmiare sui costi tendono ad assumere marittimi di nazionalità extra comunitaria perché sono quelli più disposti a lavorare per salari molto più bassi di quelli che ricevono i marittimi comunitari. Ferdinando Pelliccia

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