Pirati somali a caccia di petroliere

da Liberoreporter.it
I predoni del mare sanno bene che i loro carichi valgono milioni di dollari e la vendita di contrabbando del greggio è un business molto redditizio. Attualmente i pirati somali trattengono, in attesa di ricevere un riscatto per rilasciarla, una petroliera italiana la ‘Savina Caylyn’ catturata l’8 febbraio scorso. Prigionieri in Somalia vi sono anche 11 marittimi italiani.
Sono le petroliere le prede più ambite dai pirati somali. I recenti assalti verificatisi nelle ultime settimane nel ‘mare dei pirati’ lo lasciano credere. I predoni del mare sanno bene che i loro carichi valgono milioni di dollari e la vendita di contrabbando del greggio è un business molto redditizio. Uno dei mercati più attivo si trova in India. Quindi la loro è una scelta utilitaristica legata al profitto. Proprio la cattura di una petroliera, la ‘MV Giuba XX’, dopo mesi di assenza di attività, o per lo meno di colpi messi a segno, dai predoni del mare, ha fatto scattare l’allerta pirateria al largo della Somalia e nel Golfo di Aden in un periodo in genere considerato di ‘fermo stagionale’ a causa della stagione dei monsoni. Anche se non è alla pari di una delle tante superpetroliere che trasportano milioni di barili di greggio, la ‘MV Giuba XX’ trasportava 4831 tonnellate di greggio, ora la gang del mare che l’ha catturata si sta affrettando a trasferire il suo carico. La nave si trova presso la costa settentrionale della Somalia. L’episodio dimostra che i pirati somali hanno cambiato modo di agire badando più alla qualità che alla quantità. Rispetto al passato le loro azioni sono meglio pianificate. Puntano al maggior realizzo. Si ipotizza che la ripresa degli atti di pirateria al largo delle coste somale sia alimentata oltre che dalla mancanza di un governo legittimamente riconosciuto nella nazione somala ora anche dalla siccità e povertà che sta duramente colpendo il Corno D’Africa. Una ripresa che avviene nonostante lo sforzo della comunità internazionale a pattugliare le acque nei pressi della Somalia con diverse unità navali militari multinazionali. I moderni pirati hanno tanto lavoro perché gran parte del commercio tra Asia e Europa si svolge mediante spedizione via mare. Per cui essi ‘presidiano’ le principali rotte di navigazione e attaccano e catturano le navi da carico tenendole in ostaggi finchè non viene pagato un riscatto per il loro rilascio. I pirati tendono le loro imboscate principalmente lungo il Golfo di Aden e lo Stretto di Malacca in quanto in quelle acque le grosse navi sono più vulnerabili agli attacchi dei loro barchini d’assalto. Le navi commerciali sono infatti, costrette ad abbassare velocità di crociera per consentire la navigazione e il controllo del traffico, e questo li rende facili prede. In realtà l’allerta era già scattata, ma in maniera più estesa. A mettere in guardia erano stati diversi attacchi portati a navi commerciali negli ultimi mesi. Risulta infatti, che dal 20 maggio scorso i pirati somali abbiano attaccato ben 14 navi nel Mar Rosso meridionale. Mentre un’ondata di attacchi, anche particolarmente violenti, ha colpito le coste dell’Africa occidentale.
Attacchi si sono verificati anche ad est e nord-est del Golfo di Aden. Si tratta della rotta seguita prevalentemente dalle petroliere provenienti dal Golfo Persico. Dal marzo scorso poi, sono stati ben 12 gli attacchi condotti contro petroliere al largo del Benin. In questa zona finora non erano mai stati segnalati incidenti. Mentre nel mese di giugno, per la prima volta, i pirati somali erano entrati in azione anche nell’Oceano Indiano in piena stagione dei monsoni. Un periodo in cui normalmente non si registrano assalti a causa delle condizioni proibitive del mare con onde altissime. Tutto questo ha fatto registrare un aumento degli attacchi dei pirati somali come un recente rapporto ha indicato. Risulta infatti, che nei primi sei mesi del 2011 si è registrato un aumento degli attacchi pari al 36 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2010. Però, al tempo stesso, per le evidenti difficoltà esistenti, si è registrato anche un calo del successo degli assalti.
Ferdinando Pelliccia

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