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Politica, in gioco non è la resa del P.D. ma quella della democrazia

Di Michele Romano

PROCIDA –Nel sentire il figlio di uno dei fondatori, forte del voto del 4 marzo, che il M5S è il vento inarrestabile che continuerà a crescere perché appartiene al futuro, come prima grande compagine politica digitale al mondo perché, attraverso la rete, ha reso i partiti obsoleti e diseconomici, il nostro pensiero corre a ciò che ha espresso uno dei più grandi divulgatori del pensiero filosofico e scientifico del ‘900, Erich Fromm, quando afferma che la tecnotronica trasformerà la democrazia in tecnocrazia mutando la dimensione umana da cittadini con una mente e flussi sanguigni in robot, automa che agisce con un clic, senza rendersi conto né di ciò che fa né perché lo fa. Ecco il futuro vincente dell’erede della “piattaforma Rousseau” in cui non soltanto i partiti che già lo sono per mancanza di visione, di etica della responsabilità e impregnati di corruttela, di illegalità, di mendacità, ma diventano obsolete della democrazia rappresentativa come il Parlamento, le agenzie educative come la scuola, i servizi sanitari (emblematica la questione vaccini) etc., sostituite da un contenitore, in cui uno vale uno sotto la cappa di una volontà generale, indistinta ed occulta che conduce ad uno stadio entropico o rivolgimento, in cui l’inerzia del pensare e del sentire impedisce ogni forma di chiarezza di orizzonte comunitario. Così la piattaforma Rousseau, come l’orecchio di Dionigi, tiranno di Siracusa, attraverso le latomie spiava i prigionieri di ogni genere, esplica la medesima funzione, non tutelando la segretezza delle scelte on line. Ciò svela la sua natura autoritaria e demagogica. Ecco cari “maitre a penser” della sventurata sinistra e svagati poltronari del derelitto P.D., probabilmente siete attratti dalle sirene che trasmettono il grido del geniale “satiro” genovese: arrendetevi tutti. A questo punto il problema non è la vostra resa ma quella della democrazia. In tal senso chiediamo con le parole di Emanuele Macaluso: oggi la situazione è di una gravità estrema. Con il recente voto le questioni sono arrivate al dunque, la sinistra italiana è quasi scomparsa e la totale assenza di una cultura politica ha portato un abbassamento complessivo della cultura di massa: un bracciante siciliano dei miei tempi oggi sarebbe uno statista davanti a un Luigi Di Maio.

Come credente della speranza aggiungo che, per fortuna, ancora nel nostro paese esistono persone perbene, candide, semplici e profonde come Fabrizio Frizzi, testimonianza esemplare da indicare ad una società che si sta spegnendo sotto la patologia dell’ipertrofia dell’io.

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Un commento

  1. Analisi perfetta, , io i primi segnali li ho avvertiti dopo le eleziono con le dichiarazioni di DiBattista: Adesso devono parlare con noi

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