Home > Porto Turistico Procida: NO alla dismissione di una risorsa strategica per l’isola.

Porto Turistico Procida: NO alla dismissione di una risorsa strategica per l’isola.

Il Coordinamento Cittadinanza Attiva risponde alla lettera di Muro sul porto Turistico: “Rilanciamo l’iniziativa per il suo pieno controllo e la sua valorizzazione”

Il Vicesindaco Luigi Muro esplicita in una lettera aperta le ragioni che motivano la decisione dell’Amministrazione di vendere il pacchetto azionario del 49% che il comune detiene in Isola di Procida Navigando Spa la società che gestisce il porto turistico e che ha come socio di maggioranza al 51% la Regione Campania. Come Coordinamento Cittadinanza Attiva rivendichiamo il piccolo merito di aver aperto su tale questione un dibattito pubblico, anche con un’istanza che chiede lo svolgimento di un Consiglio Comunale Aperto vista la rilevanza del tema e le implicazioni future che esso comporta per l’isola, superando in tal modo la cronica incapacità, che giustamente il vicesindaco Muro deplora nella sua lettera, dell’Amministrazione Lubrano-Muro di comunicare le proprie scelte amministrative. Limite ben più grave dei presunti mestatori o capopopoli in circolazione ch’egli paventa.

Veniamo al merito. Nella sua lettera il Vicesindaco svolge a favore della vendita tre argomenti preceduti da una ricostruzione storica. Su quest’ultima solo una considerazione: se il comune controllasse il 51% di Isola di Procida Navigando Spa probabilmente non saremmo qui a discutere e se ciò non è accaduto è sulla debolezza del “Sistema Paese”, sulla nostra capacità come Isola di operare congiuntamente (Amministrazione, opposizione, partiti, Associazioni, Cittadini) quando l’obiettivo è condiviso, che dobbiamo riflettere.

Vediamo il primo argomento addotto: il presunto obbligo di legge a vendere.
Recita l’articolo 3 commi da 27 a 32 della legge finanziaria 2007: “Tutte le Amministrazioni pubbliche, Regioni, Comuni, Province, etc, non possono costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessari per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né assumere o mantenere direttamente o indirettamente partecipazioni, anche di minoranza, in tali società.
Da questo articolo, afferma il Vicesindaco, deriva per noi la coercizione alla vendita. Ci sembra una PALESE e FALSA SEMPLIFICAZIONE. Il progresso dell’isola e quindi l’attivazione e gestione di un porto turistico come mezzo per la sua crescita e il suo sviluppo sono evidentemente finalità istituzionali dell’ente comunale (mica stiamo parlando di un allevamento di bufale). Altrimenti si dovrebbe sostenere che l’operazione d’investimento fin qui sostenuta per creare il Porto Turistico era un’operazione meramente speculativa che tradiva dall’inizio i fini istituzionali dell’ente. E ancora perché mai l’obbligo di dismissione è solo per il comune e non per la Regione Campania?

Il fatto che sul mercato si metta un’altra partecipata come la fallimentare per l’interesse pubblico società “Parco Letterario” non prova certo questa obbligatorietà. La legge inoltre stabilisce un termine di 18 mesi entro i quali dismettere. Perchè tutta questa fretta?

E veniamo al successivo argomento del Vicesindaco. Dopo aver trasformato in obbligo di legge ciò che nel nostro caso obbligo non è, ecco un altro colpo di prestigio del mago Zurlì della nostra Amministrazione: rovesciamo una scelta imposta in azione positiva, facciamo di necessità virtù. Con la vendita delle azioni di “Isola di Procida Navigando Spa “possiamo liquidare i mutui che da anni gravano sul bilancio comunale per 700.000 euro all’anno, con grandi vantaggi per le casse comunali e quindi per la comunità isolana. Senza entrare nel merito sulle cause dello stato disastroso del bilancio imputate esclusivamente alle gestioni precedenti la virtuosa gestione Muro nulla da eccepire davanti a questo ardito capolavoro di perizia amministrativa.
Se non che poggia su questa discutibilissima premessa: il porto turistico per il solo fatto di esistere ha già raggiunti i suoi obiettivi d’indotto turistico-commerciale, di creazione di posti di lavoro diretti ed indiretti, di utile per le casse comunali.
Ragionamento interessante che considera il porto turistico non come un investimento produttivo ma come bene finalizzato ad una rendita. La rendita è stabile nel tempo, soggetta a variazioni minime. Al contrario un bene diventa produttivo grazie alla qualità gestionale. La produttività è dinamica legata cioè alla capacità di chi gestisce d’inserire il bene nel circuito virtuoso ad esso più congeniale, attivando al meglio tutti i fattori (il lavoro, il capitale, il prodotto e la sua innovazione, gli investimenti), nelle condizioni di mercato date. In concreto qual’è il valore dell’indotto prodotto dal porto e in che misura è possibile accrescerlo. Quanta occupazione ha creato? Diretta e indotta e sue potenzialità di miglioramento.

Un porto turistico vende non solo posti barca, (visione del Porto turistico come fosse un parcheggio) ma soprattutto servizi .

E sui servizi, come conferma chi ci lavora , c’è un grande margine di sviluppo. Legate a queste osservazioni vi è l’ultima considerazione. Si proclama senza dimostrarlo, neanche fosse un articolo di fede, che l’utile societario non potrà mai eguagliare il ricavato di una eventuale vendita del pacchetto azionario. Mentre si dà per scontato l’entità dell’incasso di tale vendita ,nulla viene detto sull’utile di gestione nell’anno di grazia 2007. E ancora qual è l’utile previsto nei prossimi tre anni? Qual’è il piano industriale di questo porto? Come s’inserisce nel mercato in crescita del diportismo, in particolare nel Golfo di Napoli dove si stanno preparando altri tre porti, Bagnoli, Mologiglio, Vigliena, oltre a quello di Capri, che porteranno a 2278 l’offerta posti barca, a parte i 491 di Procida, senza contare i 1159 di Agropoli. Quindi concentrazione che se non viene seguita con oculatezza rischia di buttare il nostro porto fuori mercato e vanificare l’investimento fatto.
Come non vedere la delicatezza del momento, la necessità di curare al massimo la fase di lancio del porto stesso, legandolo effettivamente al territorio, alla valorizzazione e riconversione delle tradizionali professionalità marinare in accordo con l’Istituto Nautico, alla visione di un turismo sostenibile, all’armonizzazione con l’ormai operativo “Regno di Nettuno”.

Come non vedere le complicazioni che verrebbero a crearsi per l’isola nella gestione complessiva di un Porto che somma esigenze così diverse: di transito passeggeri, commerciali, la pesca, il turismo e che quindi richiede una visione d’insieme, accompagnata da un effettivo potere di armonizzazione.

E veniamo all’ ultimo argomento. Conviene vendere poiché la generale tendenza alla privatizzazione ci regalerà un socio privato, il quale ricapitalizzando svuoterà il valore e il peso del nostro pacchetto azionario. Questa ipotesi che suona vagamente minacciosa è innanzitutto fortemente contraddetta dalle finalità di Italia Navigando società pubblica sorta nel 2002, quindi un periodo di dilagante sbornia privatistica, per “Consolidare e qualificare i sistemi locali di piccole e medie imprese e sostenere le regioni e gli enti locali nella realizzazione e nella gestione di progetti integrati di sviluppo della portualità e del turismo nautico. Pertanto promuove l’ineguagliabile patrimonio paesaggistico e architettonico delle coste italiane mediante la realizzazione di una rete nazionale di porti turistici, la messa a sistema entro il 2011 di una rete interregionale che connetta, prevalentemente nelle località costiere dell’Italia meridionale, circa 20.000 posti barca attrezzati”.

Ammettiamo che esista questa generale tendenza alle privatizzazioni, per la verità al momento clamorosamente contraddetta dalle misure attivate contro la crisi finanziaria internazionale, non è più produttivo opporsi con una gestione efficiente e mirante all’acquisto del 2% necessario a controllare la maggioranza della società. Ma obietta Muro la Regione non venderà mai perché lo dice l’Assessore Cascetta. Noi riteniamo che neppure Cascetta per quanto Assessore sia onnisciente. L’orientamento della Regione Campania può cambiare, sia perché cambiano le politiche, sia perché cambiano gli uomini, (Una pressione congiunta del Sistema-paese potrebbe alle prossime elezioni regionali esigere dai candidati di tutti gli schieramenti un impegno in tal senso). A favore di questo obiettivo c’è inoltre il federalismo fiscale ormai alle porte, il quale teorizza e impone la gestione diretta delle risorse territoriali da parte degli enti locali.

E il bilancio? Un accorta politica amministrativa esige che prima di vendere risorse strategiche per l’isola, come si è fatto in passato con le medesime motivazioni e senza risultati tangibili, si attivi un accorto controllo della spesa corrente. Altrimenti è facile prevedere l’ennesimo fallimento, ne garanzia sufficiente è una delibera che può essere corretta da un’altra delibera . In altre parole è prassi amministrativa corretta un’accorta politica di risparmio sulle spese, subordinando ai suoi risultati le scelte successive.
Nulla vieta di pensare che una politica di risparmio, questa si virtuosa unita ad una virtuosa gestione del porto turistico produca o avvicini quei fatali 700.000 euro annui che vengono indicati come l’altezza dell’asticella di questo salto nella virtù amministrativa da parte dell’Amministrazione Lubrano-Muro che finora tanto virtuosa non è apparsa. In conclusione tutta l’operazione si configura come politicamente non trasparente, priva di lungimiranza e amministrativamente superficiale e affrettata. Per questo chiediamo che venga abrogata o perlomeno sospesa e discussa in un consiglio comunale aperto come già richiesto nell’istanza che abbiamo presentata.
Al fondo anche in questo caso emerge con scandalosa evidenza uno dei limiti storici di questa amministrazione, limite politico-amministrativo e culturale. Come dimostra anche la vicenda Sepa in questi giorni ribattezzata Sap l’aspetto gestionale di un investimento infrastrutturale o culturale, viene sistematicamente ignorato. Si tratti di un evento o di una infrastruttura, dei cassonetti interrati, del Parco letterario, o del Porto turistico, del Vento del Cinema o del Ripascimento spiagge, si dà per scontato che il compito amministrativo si realizzi essenzialmente nel reperire il finanziamento speso il quale, con il suo corollario di benefici immediati per i soliti ignoti, l’oggetto marcerà (o marcirà) da sé. Riparte allora la caccia ai soldi, piluccando tra questa o quella legge, tra questo o quel fondo Europeo, nazionale, regionale, in vista di un altro generoso, dispendioso e sicuramente sterile, per l’interesse pubblico, traguardo.
D’altra parte una cultura gestionale presuppone a monte un progetto e a valle degli obiettivi, sottintende una idea-paese in rapporto alla quale selezionare le cose da fare, le priorità da perseguire, gli obiettivi da raggiungere. Ed è questo che oggi manca soprattutto a questa Amministrazione, un’idea di futuro per l’isola capace anche di valorizzare lo slancio etico delle molteplici energie che scalpitano inascoltate sotto la superficie apparentemente quieta della nostra malgrado tutto ancora bellissima isola.

Comunicato stampa

Coordinamento Cittadinanza Attiva Procida

Potrebbe interessarti

Pubblicato nella radio del Procidano il Consiglio Comunale del 30 aprile 2014

In questo Consiglio: Esame ed approvazione del rendiconto finanziario 2013; Modifiche ed integrazioni Regolamento Consiglio …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *