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Editoriale di Giuliano Santoro
“Amici di Silvio“
Ha scelto un palcoscenico da 600 metri quadrati, il serial leader Berluskane per celebrare il suo regno incontrastato. Il congresso fondativo del Popolo della libertà sarà un punto di non ritorno. Ma non fatevi ingannare: il frullato di culture reazionarie [teocon, nazionalisti, protezionisti, postfascisti, liberisti: tutti insieme appassionatamente] sarà un rumore di sottofondo. Il vero protagonista è lui: l’uomo che in 15 anni, rottura dopo rottura, sorriso dopo sorriso, ha monopolizzato la scena politica. L’ultimo paradosso, tipico dei continui capovogimenti di senso che caratterizzano la ricercata costruzione del nulla berlusconiano, è quello dei giorni scorsi. Uno che solo pochi anni fa si definiva «fascista» richiama Silvio al rispetto delle «regole», mentre quest’ultimo saltella con tutti e due i tacchi nelle praterie della crisi della rappresentanza. Fini appare ideologico, infatti tutti si chiedono quale disegno si nasconda dietro questa improvvisa nostalgia per la democrazia. Al contrario, Berlusconi riesce a stuzzicare i sentimenti inconfessabili di una porzione crescente di italiani. Nei giorni scorsi Fabrizio Rondolino, che è stato consigliere per la comunicazione prima di Massimo D’Alema e poi del Grande fratello, ha ricordato come la comunità della trasmissione televisiva «Amici» di Maria De Filippi, sia «l’Italia democratica di Berlusconi», governata da un potere «assoluto, minuzioso, sistematico, previdente e mite, che assomiglierebbe all’autorità paterna – scriveva Alexis de Tocqueville – se, come questa, avesse lo scopo di preparare l’uomo all’età virile, mentre cerca di arrestarlo irrevocabilmente all’infanzia». Come ogni populismo, quello berlusconiano ha bisogno che la società scompaia, che il «popolo» esista solo in quanto proiezione [anzi, trasmissione] di un condottiero carismatico. Per questo motivo, anche nei prossimi anni faranno di tutto per mostrarci un paese in mano ai reality show e appeso alla propaganda..www.carta.org
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