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Editoriale
“Io sono clandestino”
La nostra posta elettronica [carta@carta.org] è sommersa di messaggi, appelli e prese di posizione contro la norma del «pacchetto sicurezza», votata giovedì dal senato, che abolisce il divieto, per i medici, di denunciare le persone senza permesso di soggiorno, i «clandestini», che ricorrono alle loro cure. Pare proprio che questa volta i razzisti della Lega nord e i loro alleati abbiano esagerato. Ma tra tutti i messaggi ci ha colpito quello di un giovane straniero, Diego, il quale, a mo’ di sfida, ci ha inviato anche la sua fotografia [che ovviamente non pubblichiamo].
Salve, sono Diego, e vorrei unirmi alla vostra protesta perché io, nonostante sia entrato minorenne, il mio cognome è di origine italiana e abito qui da nove anni, sono cresciuto nella clandestinità perché mi è stato sempre negato il permesso di soggiorno. Adesso sono l’unico della mia famiglia in tale condizione. Vorrei appellarmi a voi in una pubblica denuncia perché io non ho scelto di venire clandestino, non ho scelto di essere clandestino, a me è stata imposta la clandestinità, di vivere emarginato e nella paura per poter restare insieme alla mia famiglia. E clandestino non vuol dire cattivo ma solo che non si ha un pezzo di carta in mano. Adesso io per colpa di un incidente perché uno mi ha quasi investito ed è scappato ho una spalla con seri problemi che mi fa male sempre e secondo qualche farmacista io rischio il braccio di questo passo, ma mi fa paura andare al ospedale. Quindi vi prego aiutate con le vostre manifestazioni tutti coloro che si trovano in situazioni come la mia, state facendo un ottimo lavoro!
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