Procida come Montmartre

E’ con grande piacere che ospitiamo Enzo Colimoro, giornalista, editore e Presidente di ASSOSTAMPA Napoli. Di seguito riportiamo un suo contributo pubblicato con il numero di Luglio/Agosto 2011 de “Il Confronto”.

Se si facesse girerebbe il mondo con questo titolo: Procida come Monmartre. Partiamo da Terra Murata. Ricca di mistero, carica di storia, eppure trascurata perché, alla potenzialità di uno dei borghi più belli del mondo non c’è adeguata risposta. Per chi amministra un’isola valorizzare la risorsa mare è un imperativo categorico. Rilanciare, investire e promuovere tutto ciò che è “lontano” dal mare è intuito, lungimiranza. Unire le due cose è genialità. Quasi quanto scoprire l’acqua calda. E come unire il mare con ciò che lo sovrasta? Con un servizio di navette? No. Con una teleferica magari alimentata con pannelli solari non inquinanti? O magari creando un eliporto, se possibile, che in un’isola non guasta mai? Si, no, bello ma costoso… insomma, dietro l’angolo, quando l’incendio del dibattito divampa –con la deriva classica del “tutti possono parlare di tutto” (a Napoli si dice zimpere e caprett’ una bulletta), si rischia di non fare nulla. È quasi una scienza esatta!
E se invece per una volta si provasse a ragionare come farebbe un ingegnere, ad applicare la soluzione più semplice nel modo più veloce e con il minor impiego possibile di denaro, la lampadina si accenderebbe e tra il disappunto generale per non averci pensato prima, e la sorpresa di trovarsi di fronte alla famosa acqua calda, ecco la parola chiave che diventa concetto e poi opera d’ingegno. Talmente semplice ma così possente da cambiare tutto.
Una strada che colleghi, unendola in un abbraccio culturale, paesaggistico, tra passato e futuro, Terra Murata con Punta Lingua.
Scendendo dal primo arco del borgo più antico dell’isola, seguire, invece del percorso tradizionale, quello nascosto tra il primo piazzale e il castello, dove, se ci si ferma un attimo, ci si rende conto di quante ere hanno stratificato l’isola. Una targa, con venti righe, una volta valorizzato il luogo nel modo più semplice, consentendone la passeggiata in piena libertà, permetterebbe al viandante, portatore sano di esperienze e cultura, di stupirsi di fronte a secoli e secoli di storia. Passeggia, passeggia e ti trovi, possibilmente senza inciampare in rifiuti e sterpaglie, di fronte al maestoso portone di quello che una volta fu un castello, poi il carcere e che oggi, da oltre vent’anni, è niente. Un breve tratto di strada, lungo la “Spianata”, che ti offre alla vista il panorama mozzafiato della Corricella, e ti infili sulla destra, dove pochi scalini t’introducono al “Vascello”. Prendi le viuzze che dal Vascello collegano, unendoli, i misteri di un’isola misteriosa e nomade. Passeggiando tutti come gatti randagi prigionieri solo della loro libertà fatta di assenza di tempo. Quella che ti permette la cura dell’anima.
Scendi fino al passaggio strettissimo, monumento all’autodifesa dei procidani, via di salvezza e speranza quando, saraceni senza scrupoli e senza rispetto, violentavano la sacralità di questo luoghi accanendosi contro le donne, i bambini e gli uomini dell’isola. Pochi secondi di claustrofobia ed ecco, sulla destra, la stradina di punta Lingua. Una scala lunghissima e stretta conduce fino alla spiaggia sottostante e al mare. Una barriera inutile, disarmonica, che se diventasse stradina non determinerebbe una cesura netta tra la Procida di sopra e la Procida di sotto.
Immaginatela questa passeggiata. Fatela. E, scollegati dal circostante comincerete a sognare ad occhi aperti e, come in una dissolvenza, vi autotrasporterete nel futuro del mondo che era. Che potrebbe essere, che sarà.
Ed eccola la Montmartre procidana: artisti di tutte le nazioni, quadri e ritratti di tutti i generi, mimi, artisti di strada, poeti e scrittori, aspiranti e maledetti, talentuosi ma ignorati, o immeritatamente noti, seduti negli spazietti antistanti i baretti dei procidani che, per amore dell’isola, offrono i loro luoghi a quanti, con educazione e rispetto, sapranno goderne.
E chissà che questa nuova Procida non riesca a scalfire, ammorbidendola, la genetica chiusura di chi l’isola la vive talvolta soffrendola. E chissà che i più fortunati, in queste viuzze, non incontrino una donna minuta dalla forza irruente come il mare, che questi luoghi li ha amati mettendoseli dentro, elaborandone odori, colori e sentimenti, da consegnare al mondo. La più bella Graziella: Elsa Morante.
Con amore e per amore, per intelligenza e con intelligenza, per lungimiranza e con lungimiranza, questa stradina fatela! La risorsa finanziaria è disponibile: fondi europei e fondi per la riqualificazione dei centri storici.

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