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Per Procida: I “Figli di Procida” siano esonerati dal pagare la tassa di sbarco

PROCIDA – Il gruppo consiliare “Per Procida” in una nota inviata al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale, scrivono: “ Vorremmo sottoporre  un ordine del giorno  da inserire come discussione al prossimo Consiglio Comunale che, prendendo spunto da una petizione popolare formulata dal Comitato Utenti Servizi Isola di Procida per il riconoscimento del biglietto residente ai tanti concittadini che, pur risiedendo fuori dai confini isolani, sono nati e cresciuti sull’isola, proposta che ha riscontrato unanimi commenti positivi, ci ponga nella condizione di fare la nostra parte esaminando la possibilità di vedere esonerati dal pagamento del contributo di sbarco  i tanti procidani e diretti familiari che vivono fuori e che periodicamente rientrano sull’isola.

Si tratta in massima parte di nostri parenti ed amici che, nati e cresciuti a Procida, ci sono rimasti fino a venti, trenta, quarant’anni e più. Poi motivi di lavoro in genere, ma anche motivi di studio o anche semplici scelte di vita li hanno portati a risiedere lontano dall’isola.

Un’isola che, ovviamente, non riesce a dare risposte occupazionali alle centinaia di giovani diplomati e laureati e che esporta, annualmente, in Italia e all’estero. Un’isola dove anche le occasioni di studio e di specializzazione vedono collocare centinaia di giovani fuori dal nostro territorio, dove spesso poi mettono su famiglia. Ma è indubbio che tutti questi procidani, per forti valori culturali, religiosi e sociali trasmessi, mantengono un rapporto molto stretto con i propri familiari, con la comunità in cui sono cresciuti e con le specificità del territorio.

Possiamo senza ombra di dubbio considerare “i Procidani” una comunità allargata dove la famiglia di origine continua a risiedere sull’isola mentre figli e nipoti vivono nel resto della nazione e in molti casi all’estero.

E ogni volta che c’è un ritorno a casa è mortificante vedersi tra le mani un biglietto dove accanto alla scritta “tariffa ordinaria” figura anche la dicitura “contributo di sbarco” o “tassa di sbarco”. Un obolo, “un fiorino” per dirla alla Troisi nel film “Non ci resta che piangere”, per rimettere piede sul proprio territorio che dovrebbe riabbracciarli e farli sentire padroni di casa e non ospiti.

E noi tutti dovremmo sentire il dovere di mantenere vincoli solidali con la numerosa comunità procidana fuori dal territorio, per  nostra vocazione rispettosa dei legami familiari, per senso di appartenenza, per consolidamento di un’ identità e di tradizioni.

Si tratta, in massima parte, di lavoratori, molti dei quali occupati anche nelle professioni del mare, che, ovunque si siano insediati professionalmente e familiarmente, con grande disponibilità e serietà, propagano le tradizioni di laboriosità e di grande  senso del dovere del popolo procidano, costituendo il miglior biglietto da visita nonché la più efficace politica di marketing per l’isola di Procida tra le varie realtà in cui vivono e presso cui continuano ad amare Procida, a promozionarla e a sentirsi legati in modo passionale.

Ebbene, questo Consiglio Comunale alla fine dello scorso anno, ha sentito la necessità di inserire nel nuovo regolamento del contributo di sbarco l’esenzione per i nostri cugini di Monte di Procida. Motivazioni storiche, culturali e sociali ci hanno visto dare il nostro benvenuto ai cugini montesi che sbarcano sull’isola per farli sentire perfettamente di casa sull’isola dirimpettaia.

Una sensibilità che non mi pare possa essere sottaciuta per i figli di Procida, con cui il legame di sangue ed affettivo dovrebbe essere di gran lunga più forte e presente in tutti noi.

Una mortificazione quella della cd. “tassa di sbarco” che va quanto prima cancellata restituendo a centinaia se non migliaia di persone la dignità di procidano.

Si tratta di procidani, che già per altri motivi hanno scontato la loro condizione di emigranti e di isolani isolati e non gli possiamo anche chiedere un dazio se vogliono riabbracciare i propri cari e/o vogliono semplicemente ritrovare la propria isola e la propria comunità. E quando avvertono il richiamo dobbiamo accoglierli come Procidani. Debbono sentirsi sempre padroni di casa e non ospiti a cui far pagare un contributo, se pure di due euro, per rimettere piede sul suolo isolano. Per i procidani, ovunque essi vivano, non ci debbono essere passaggi di frontiera con “fiorini” da pagare. Dobbiamo lanciare con essi un ponte ideale per cercare di averli qui il più possibile, contribuendo anche all’economia dell’isola e alla sua crescita culturale.

Resta evidente che su questo aspetto l’Amministrazione Comunale ed il Consiglio Comunale dell’isola debbano fare la propria parte per vedere cancellata, in tempi brevi, questa disparità a carico di chi ha radici molto più profonde dei cugini montesi sul territorio.

E’ bene evidenziare come i prossimi rincari nei trasporti marittimi rendano ancora più insostenibile per un procidano d’origine e per la propria famiglia il poter rimettere piede sull’isola depauperando, ogni volta, che per alcuni significa anche ogni 7 o 15 giorni, la propria tasca di oltre 100 euro a cui aggiungere 2 euro di contributo di sbarco per ogni componente.

Riteniamo, che in attesa di una positiva conclusione della battaglia in atto per vedere riconosciuto il biglietto residente a quelli che ci piace chiamare “figli di Procida” noi dobbiamo essere sensibili e fare la nostra parte. Questo perché, siccome in molte altre isole il biglietto residente è stato riconosciuto anche ai nati sulle isole, sappiamo bene che per noi questo rappresenterebbe quasi nulla, considerato che per carenze sanitarie dagli anni ‘60 in poi siamo nati altrove ma la nostra mamma comune è proprio la nostra isola dove siamo tutti ritornati dopo qualche giorno ed è per questo che la nostra proposta è che dalla tassa di sbarco vengano esentati anche quelli non nati a Procida ma residenti sull’isola dalla nascita (fatto facilmente riscontrabile attraverso un certificato di residenza storico del capofamiglia) con il rispettivo nucleo familiare e/o il rilascio di una tessera come previsto per i lavoratori.

Dicevamo, nella contemporaneità di sentirci sensibilizzati a dare il nostro contributo presso le compagnie di navigazione e le autorità regionali per l’applicazione della tariffa residente a tutti i figli di genitori procidani, riteniamo che questa amministrazione e questo consiglio comunale, come rappresentanti della comunità locale e delle tante famiglie che hanno parenti fuori dal territorio, nonché come riferimenti istituzionali dei tanti procidani sparsi sulla terraferma, debba fare la propria parte, esonerando questi figli di Procida dal pagamento del contributo di sbarco. Avere oggi questa sensibilità, avvertire questa necessità, attivarci per dare un segno tangibile della nostra condivisione, da valore ed onore al nostro ruolo di rappresentanti istituzionali e soprattutto avvalora quella scelta politica di considerare la nostra una comunità allargata che chiede a gran voce dimostrazioni di inclusione e non di discriminazione, di appartenenza e non di estraneità, di fidelizzazione e non di ospitalità”.

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