Home > mare > Procida: Filosofia tra crisi e speranza (2).

Procida: Filosofia tra crisi e speranza (2).

di Michele Romano

Partendo dalla constatazione di uno smarrimento soggettivo bisogna iniziare il viaggio interrogandosi su cos’è la natura umana, assillata dall’ansia, dalla inquietudine e allo stesso tempo dal profondo desiderio si tranquillità. Così, mentre conosciamo ogni dettaglio scientifico della nostra dimensione animale, al contrario appare sfuggente quella psichica, per cui, continuamente ci interroghiamo e rinterroghiamo. Si può dire che siamo tanto complessi da sbalordire sia gli altri che noi stessi e assumere le sembianze di vari Giano bifronte (i due volti della pace e della guerra) che fa porre l’interrogativo se la natura umana è razionale o emotiva, egoista o altruista, miope o prudente, aggressiva o pacifica, promiscua o monogama, sanguinaria o moralmente integra. Ebbene le risposte serenamente oscillano ora verso l’una ora verso l’altra definizione. E’ da questa dicotomia che la filosofia s’incammina di luogo in luogo senza acquietarsi, entrando in una zona a rischio da cui incessantemente esce con l’individuazione della porta che conduce oltre , perché la filosofia, parimente al mare, non si pone agli uomini come un luogo abitabile, ma propone di superare gli orizzonti dei loro pregiudizi, mettendo in atto la sfida con se stesso e con glia altri.

In tal senso il filosofare è essenzialmente racchiuso nell’acuto desiderio di inoltrarsi al di là del buio, della siepe, della singola esperienza. Così la vita del filosofo si caratterizza come l’emblema di chi la passa andare, a testimoniare la propria chiamata tanto da poterla legare, nel nostro immaginario di abitanti di un’isola, sempre di più alla metafora del mare  e della navigazione.. Così, quando interpelliamo le nostre motivazioni, le nostre reali convinzioni, ci troviamo nell’impossibilità di rispondere perché scopriamo elementi variabili da una persona all’altra o addirittura all’interno della stessa persona l’interpretazione si espone ad ambiguità sorprendenti. Un esempio: chi salva un individuo che sta annegando è spinto da un atto di solidarietà o dalla speranza di generare un attimo di gloria? Tale interrogativo, a volte, fa cadere la presunzione di conoscere, di sapere e ci fa entrare nel cono d’ombra del non essere più in grado di distinguere e nella consapevolezza che la capacità di analizzare le proprie azioni è profondamente imperfetta.

continua …

Potrebbe interessarti

Nel comparto marittimo forse qualcosa si muove …

di Nicola Silenti da Destra.it Ancora nessuna novità da Roma sul versante marittimo. Come largamente …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *