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Procida: Finalmente un contatto anche con la “Rosalia D’Amato”

Finalmente, dopo una lunga serie di tentativi, i colleghi di Liberoreporter.it (che ringraziamo per quello che stanno facendo) sono riusciti a parlare con uno dei sequestrati sulla Rosalia D’Amato mentre 21 uomini, tra cui due procidani Vincenzo Ambrosino, 45 anni e il giovane Gennaro Odoaldo di anni 27, sono sotto il tiro dei pirati. Truman Siciliano, nella ricostruzione dei due mesi appena passati tra silenzi assordanti non manca di adombrare una nube di mistero che avvolge l’intera vicenda.
“La storia del sequestro della Rosalia D’Amato, nave cargo italiana carica di Soia, partita dal Brasile e diretta in Iran presso il porto di Bandar Imam Khomeini, abbordata e catturata dai pirati nella notte del 21 aprile 2011, è costellata di enigmi. Sono passati appena due mesi dalla sua cattura, che secondo la missione internazionale EUNAVFOR, sarebbe stata abbordata a 350 miglia nautiche sud est della città di Salalah nell’Oman (mappa 1). Sappiamo, per vie traverse e informazioni raccolte in Somalia, che la nave dovrebbe trovarsi nelle vicinanze di Eyl a nord della Somalia, sempre nella zona della regione semiautonoma del Puntland.
Le navi italiane sotto la «custodia» dei pirati sono due: oltre alla Rosalia D’Amato, si trova in mano ai pirati anche la Savina Caylyn. Ma a differenza della Savina, dove i contatti sono frequentissimi, per la Rosalia D’Amato il silenzio è davvero inquietante. La trattativa per la Savina Caylyn, anche se si è notevolmente rallentata, è certamente in essere: i contatti con il mediatore dei pirati, sono frequenti.
Ma della Rosalia D’Amato, possiamo parlare non solo di sequestro, ma di una vera e propria sparizione. Abbiamo provato a chiamare ai telefoni di bordo e solo per uno dei numeri la chiamata veniva inoltrata ma dall’altro capo del telefono non rispondeva mai nessuno. Gli altri numeri perennemente spenti. Ma ecco che finalmente questo pomeriggio siamo riusciti a stabilire un primo contatto con la nave, che quanto meno ci rincuora. A rispondere è il secondo ufficiale di coperta, Giuseppe Maresca: “Si salve, mi dica in fretta, perché non posso parlare, in quanto proprio in questo momento, ci stanno permettendo di chiamare i parenti”
Il contatto è stato breve, 3 minuti circa.
Abbiamo soltanto chiesto se tutto fosse in ordine e se stessero bene: “Si stiamo bene, almeno per il momento, speriamo che qualcosa si muova, grazie per l’interessamento. Speriamo bene… Speriamo che facciano in fretta… Ma mi scusi, parlate con i nostri parenti, loro vi potranno dire tutto. Non posso rimanere al telefono adesso, perché altrimenti non mi fanno chiamare a casa.” Questa l’ultima frase prima di terminare la conversazione.
Già, i parenti: chiusi anche loro nel silenzio più assoluto, come Farnesina impone, immersi nel loro dolore. Per lo meno sappiamo che sono ancora vivi e stanno bene. Fin qui la cronaca di una giornata di giugno, a 62 giorni dal sequestro. …”

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