Home > Povera Italia povera

Povera Italia povera

Vi proponiamo un articolo a firma di di Aldo Maria Valli dal blog Vino Nuovo su un tema che non trova spazio, ma molto importante e cioèil taglio dei fondi dello sato a carattere sociale, di oltre il 66%.

La denuncia di Andrea Riccardi: “La vera amicizia per i poveri è diventata un luogo assediato, un angolo marginale della vita sociale, se non ecclesiale”

Settantasei per cento. Non è solo una cifra. E’ la cifra della vergogna. E’ la riduzione dei fondi statali di carattere sociale nel corso dell’ultimo anno. Anzi, se vogliamo essere precisi, settantasei virgola tre. Un crollo verticale a partire dal 2008. Tagli che non fanno rumore e di cui nessuno parla, ma che provocano infinite sofferenze e che gli italiani più disagiati pagano sulla loro pelle, ogni giorno.

A questa realtà, del tutto trascurata, ha voluto dare voce la Comunità di Sant’Egidio che, assieme ad altri gruppi e associazioni (come Caritas, Acli, Associazione Papa Giovanni XXIII e Sermig) ha organizzato a Napoli gli stati generali dell’Italia che sta accanto ai poveri: due giorni di incontri per parlare della crisi economica come crisi sociale e crisi della solidarietà.

I dati, come si dice, parlano da soli. Un italiano su quattro è a rischio povertà e c’è un 5,5 per cento della popolazione che dichiara apertamente di non avere i soldi per comprarsi qualcosa da mangiare. L’11 per cento per acquistare cibo deve privarsi delle medicine, il 17 per cento non ha soldi per l’abbigliamento e più del 16 per cento intacca i risparmi o contrae debiti per arrivare alla fine del mese.

Tra le persone più a rischio di povertà ci sono gli anziani, e di particolare gravità è la situazione degli anziani soli con più di sessantacinque anni. Il 18,7 per cento di loro dichiara di arrivare alla fine del mese con grande difficoltà, il 13,4 per cento rinuncia a riscaldare la casa e il 40,6 riferisce di non poter far fronte a una spesa imprevista. Su otto pensioni, due sono di importo inferiore ai cinquecento euro al mese e due vanno dai cinquecento ai mille euro. Se si considera che la soglia di povertà è fissata a 589,81 euro, il quadro è chiaro.

E vogliamo parlare del costo degli affitti? In dieci anni, dal 1996 al 2006, in Italia è aumentato dell’86 per cento, a Roma del 124 per cento. Le cinque città più care sono Roma, Milano, Firenze, Napoli e Venezia.

L’aumento del costo degli affitti ha conseguenze gravose sulla situazione degli sfratti. Solo nel 2009, nella regione Lazio, sono state emesse 9622 nuove sentenze di sfratto, il 15,33 per cento in più rispetto all’anno precedente. A crescere sono soprattutto gli sfratti per morosità, che riguardano le fasce più deboli della popolazione: anziani, giovani e famiglie numerose. Per una famiglia che vive con una pensione media l’affitto incide per oltre il 70 per cento del reddito mensile. La famiglia sfrattata è composta nella maggior parte dei casi da due anziani pensionati con reddito inferiore ai mille euro al mese, tipologia che si riscontra specialmente nelle periferie delle grandi città e in particolare a Roma.

Alla luce di questi dati, si è detto nella due giorni di Napoli, c’è da chiedersi se continuare a tagliare sia davvero un modo per risparmiare. I tagli creano disagio (si pensi agli anziani non autosufficienti) e il disagio vanifica i tagli stessi perché ha ricadute pesanti sull’intera collettività. Vero risparmio sarebbe fare politiche sociali, e razionali, per i più bisognosi, senza sprechi e senza privilegi. Vero risparmio è garantire una buona qualità di vita. Il vero risparmio si ottiene con politiche lungimiranti. Ma chi programma? Ci sono politiche che, in collaborazione fra Stato, privati e volontariato, costano pochissimo, ma non vengono attuate perché non si guarda avanti.

Il fondatore di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, a Napoli ha parlato di tutto questo e ha lanciato un allarme esplicito. La piccola Italia, sempre più povera e sempre meno guidata, sta rischiando grosso. Siamo un paese che si sta impoverendo, eppure non guardiamo in faccia la realtà. E la grande questione, nel dibattito pubblico, continua a essere non, come dovrebbe, la difesa dei poveri, ma la difesa dai poveri.

Ma a Napoli le associazioni che si sono riunite hanno voluto parlare anche di come sta cambiando il volontariato. Ha detto senza mezzi termini Riccardi: “E’ diventato spesso un’occupazione retribuita”. Quindi non più volontariato, non più gratuità, ma interesse. Così la vera amicizia per i poveri è diventata “un luogo assediato, un angolo marginale della vita sociale, se non ecclesiale”. Non è stato più coltivato “il fondamento umanistico e spirituale dell’amicizia con i poveri”, che in questo modo si è svuotata delle motivazioni vere. “Tutto è dominato dalle ragioni del bilancio”, ma “qualcosa deve cambiare, perché si soffre troppo”.

Dimentichiamo, ha detto ancora Riccardi, che la povertà è una violenza e che violenza genera violenza. Il nuovo umanesimo consiste nel dare voce a chi non ha voce e ha da dire qualcosa ai ricchi e a quelli che parlano sempre e non ascoltano.

A Napoli sono stati lanciati molti messaggi. Ai politici, all’economia, anche alla Chiesa.

Potrebbe interessarti

Procida: La Chiesa mette al centro il valore dell’insularità

PROCIDA – In questi giorni bisogna dare atto alla Chiesa di aver messo al centro …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *