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Procida: la politica non resti silente e ambigua davanti ai problemi

Di Michele Romano

PROCIDA – L’elemento che sta caratterizzando l’estate procidana, forse in modo sorprendente, e, probabilmente ne sarà la raffigurazione dell’intera stagione, è racchiuso dentro i toni aspramente critici, aggressivi, in alcuni casi minacciosi, di soggetti politici, privati, singoli portatori di interesse, anche se legittimi ma con il fondato rischio di scivolare in una pericolosa invasività di campo verso soggetti sociali come le associazioni, parrocchie, gruppi teatrali, musicali, etc. Infatti tali entità vengono accusate, con cinica determinazione, che con le loro iniziative ed eventi ledono la proficuità delle loro attività. E’ utile, per il bene di tutti, diventare pacati e riflessivi cercando di non uscire fuori tema tanto da confondere ciò che è l’essere di una comunità da quella di una azienda privata. Non è un caso che esiste il “Municipio” come espressione di una complessa stratificazione sociale, economica, culturale. Per cui, in tal senso, ci troviamo davanti all’etica della responsabilità di governare un popolo composto da belli, buoni, sporchi, cattivi, ricchi, poveri, integrati, disagiati, forti, deboli, arroganti, prepotenti, violenti, indifesi, indigenti, realizzati, emarginati.

Ecco perché ad aggredire chi pone al centro del vivere quotidiano i valori della solidarietà, della misericordia, dell’accoglienza e della creatività, si diventa portavoce, consapevole o inconsapevole, di coloro che aspirano a riporre la polis micaelica nel buio della notte, nel cuore delle tenebre dell’egoismo dell’avarizia nel corpo e nello spirito. Rammentiamo che la libera espressione del vivere si esprime dentro i destini incrociati dei pronomi personali io e noi, da comprendere attraverso il concepimento dell’io che nutre il noi e viceversa. Perché la libertà singolare non può esistere se non si coniuga con la libertà plurale in un intrinseco rapporto di mutua penetrazione e fecondazione compiendo il cammino di un equilibrio difficile.

Pertanto non continuiamo a perpetuare la virulenza di Caino contro Abele per cui la foto del bambino sotto le bome di Aleppo in Siria non diventi la tragica costanza del nostro vissuto.

Postilla finale: sarebbe cosa opportuna che l’intera rappresentanza politica locale non resti silente oppure ambigua e accondiscendente per mediocri opportunismi di bottega ma esprima con chiarezza se si sente gestore di interessi particolari o generali ben più complessi. Speriamo, a breve, in una risposta pregnante di buon senso e degna dell’alto compito che si è voluto assumere.

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