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Procida. La Regione organizza la pesca nel Regno di Nettuno all’insaputa dell’AMP

da: ilgolfo.it

La convocazione non ha coinvolto nessun dirigente dell’ente gestore, che non è mai stato invitato. Presenti all’incontro la Provincia e i sindacati della pesca. L’ordinanza del Tar e le conseguenze sul nostro mare. Uno strano approccio che mette a rischio la funzionalità dell’Area. Mentre i pescatori del Golfo si premurano di venire nel “Regno”, i colleghi isolani combattono con la scarsità di pesce.

Isabella Marino | Dalla Redazione – L’incontro si è svolto ieri mattina al Centro direzionale di Napoli, nella sede dell’assessorato regionale all’Agricoltura. Convocato da una delle articolazioni della Giunta regionale, per l’esattezza dall’Area generale di coordinamento sviluppo attività settore primario. All’ordine del giorno, l’elaborazione di una proposta tecnica “volta a definire le modalità di esercizio delle imbarcazioni della piccola pesca costiera nell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno”. Tutto normale, o quasi, fin lì: una riunione come tante, per quanto dedicata ad un aspetto molto particolare e certamente inconsueto della fruizione di un’AMP. Nello specifico quella delle Isole Flegree, che ci riguarda più da vicino. L’elemento fuori posto lo si trovava oltre, nel comunicato di convocazione dell’incontro. Perché tra gli invitati non c’era traccia dell’ente gestore dell’AMP, proprio la presenza più scontata in un appuntamento del genere. Quando si dice fare i conti senza l’osteá E dire che l’elenco dei partecipanti, destinatari della convocazione ufficiale da parte regionale, era piuttosto lungo: la Provincia di Napoli, Lega Pesca, Federcopesca, Federpesca, Agci Pesca, Uila, Fai Cisl, Cgil Flai e l’ammoraglio comandante della Capitaneria di Porto di Napoli. Oltre, ovviamente, alla Regione. Una molteplicità di soggetti, istituzionali e sindacali, in cui risaltava ancora più evidente, perfino sfacciata, l’assenza di un soggetto, anch’esso istituzionale, che avrebbe avuto tutti i titoli per essere lì e addirittura il dovere di rappresentare in quella sede l’AMP che ha la responsabilità di gestire. Magari si sarà trattato di una dimenticanza, era sembrata la spiegazione più semplice. L’unica che potesse giustificare quell’assenza. Ma la memoria di chi aveva stilato il comunicato della convocazione non c’entrava nulla, invece, con quella strana storia. Alla sede dell’ente gestore dell’AMP di Ischia, Procida e Vivara non era mai arrivato alcun invito a presentarsi alla riunione di ieri in Regione. Nè una comunicazione via mail, né via fax, né per posta o per telefono. Nulla di nulla. I rappresentanti dell’ente gestore erano all’oscuro di tutto e hanno appreso di quell’incontro solo leggendo i giornali, come tutti, l’altro ieri. Un’informazione indiretta e casuale che ha suscitato un comprensibile stupore. Più che scontato, date le circostanze.

ALL’INSAPUTA DEL “PADRONE DI CASA”
Eppure, la questione di cui si è discusso ieri al Centro direzionale non è da poco. Anzi è una di quelle che, a seconda di come verrà risolta e gestita, sarà in grado di incidere significativamente sulla vita del “Regno di Nettuno” nel breve, medio e lungo periodo. Ciò che, anche solo per una motivazione di buon senso, avrebbe dovuto consigliare di coinvolgere direttamente e fin dall’inizio l’ente gestore. Perché non è pensabile che soggetti terzi rispetto all’Area – che, vale la pena di ricordare, è proprietà dello Stato – costituiscano un tavolo prescindendo dalla realtà a proposito della quale si prendono il “disturbo” di elaborare proposte e di progettare iniziative. Come se chi non ci abita, organizzasse una riunione per stabilire cosa fare di un appartamento, trascurando di invitare il padrone di casa o chi lo rappresenta legalmente. Un’assurdità, che lo è a maggior ragione quando sono in gioco interessi di intere comunità e equilibri territoriali delicati, ben più importanti e nettamente prevalenti sulle esigenze di una categoria. Ma tant’è: quest’ultima stranezza andrà ad aggiungersi alla lista delle tante che hanno contrappuntato la lunga gestazione e poi i primi mesi di vita del “Regno di Nettuno”. A proposito del quale in questi anni si è visto, detto e sentito davvero di tutto e di più.

COME LE API SUL MIELE
Una delle particolarità del “Regno di Nettuno” rispetto alle altre AMP italiane è che, in base all’ordinanza del Tar del 30 luglio scorso, vi sono stati ammessi a svolgere l’attività di pesca, sia pur piccola pesca artigianale, oltre ai pescatori residenti dell’isole che dell’Area fanno parte, anche quelli di altre località “limitrofe” del Golfo di Napoli. Da quella decisione del giudice amministrativo, la Regione, a quanto pare, ha mutuato la sua iniziativa di convocare la Provincia e i rappresentanti dei vari sindacati di categoria per formulare una proposta su come organizzare la pesca dei “forestieri” nelle acque del “Regno”. E tutto questo senza neppure informarsi su quanto la gestione dell’Area marina stia programmando in materia di tutela e di sfruttamento sostenibile della risorsa ittica. Un approccio al problema che appare anche da questo punto di vista deficitario e incompleto. E che rischia di interferire pesantemente, in mancanza di un logico e doveroso raccordo, con la realtà del “Regno” e del suo territorio a terra e a mare. Come in tutte le AMP che si rispettano e che funzionano regolarmente, infatti, anche nel “Regno di Nettuno” si stanno programmando e mettendo a punto degli studi scientifici, mirati a verificare quale siano i riflessi dell’istituzione dell’Area, tra l’altro, sugli stock ittici entro il primo anno, il secondo e così via. E’ evidente che delle modalità di esercizio della pesca elaborate all’esterno di questo sistema, senza nemmeno preoccuparsi di tener conto di esso, rischiano di far saltare ogni doverosa attività di tutela e di controllo della risorsa ittica, che è tra le finalità delle Aree Marine, e anche di compromettere lo sviluppo sostenibile della pesca programmato proprio in base alla disponibilità della risorsa stessa. Tra l’altro, il destino del “Regno di Nettuno” sembra opposto rispetto a quello di tutte le altre AMP mondiali. Mentre di solito esse sono create proprio per tutelare degli ambienti marini particolari, tra l’altro, dall’eccessivo sforzo di pesca e per garantire la compatibilità della attività di pesca con gli equilibri di quegli ambienti, pare che l’area delle Isole Flegree sia concepita al di fuori come un “attrattore” proprio per la pesca. E meno male che il perimetro dell’area era stato, lima lima, ridotto ai minimi termini già prima dell’istituzione ché, se già in questo tratto di mare così ristretto ci sono tanti pretendenti alla pesca come le api sul miele, se avessimo avuto una zona di tutela più ampia avremmo attirato le flotte pescherecce di tutto il Mediterraneo! Nel frattempo, mentre i pescatori del Golfo sono ansiosi di venire a pescare nel “Regno”, i loro colleghi ischitani che usano i mestieri tradizionali come è l’ideale in una AMP, combattono ogni giorno contro la scarsità di pesce e fanno fatica a sbarcare il lunario. Ma questo alla Regione non lo sanno e non lo vogliono sapere.

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