Procida: l’urgenza di una nuova pianificazione

 Di Vincenzo Muro

PROCIDA – E’ di qualche giorno fa la notizia dell’accordo tra il MIBACT (Ministero dei Beni Culturali) e la Regione Campania col quale il ministro Franceschini e il governatore De Luca hanno sottoscritto una intesa istituzionale per l’elaborazione del Piano Paesaggistico Regionale, impegnandosi a condurre celermente la pianificazione paesaggistica della regione e giungere alla sua pubblicazione entro il 2017.

Il Ministro ha dichiarato che l’intesa sottoscritta consentirà alla regione di arrivare alla realizzazione del piano paesistico entro l’anno prossimo, dando un segnale importante al Paese e alle altre regioni che ancora non hanno intrapreso una adeguata strada per dotarsi di uno strumento fondamentale per la salvaguardia e lo sviluppo sostenibile del territorio. E’ peraltro previsto in questa settimana una seduta del consiglio regionale che tratterà anche di questi argomenti.

In parole più semplici, il Ministero e la Regione Campania, anche sulla base di precedenti intese e di precedenti progetti di pianificazione regionale, prevedono di arrivare a completare la pianificazione territoriale della regione entro il 2017, quindi in meno di un anno e mezzo. Appare quindi sempre più credibile che la sostanziale marcia indietro di De Magistris sul Piano Territoriale provinciale (PTCP), avvenne su pressioni della Regione, in quanto l’adozione del Piano della città metropolitana (peraltro fortemente penalizzante per la nostra isola), era stata fatta per un puro disegno elettorale e senza essere concordata con la Regione. L’accordo odierno sottoscritto dalla Regione comporta anche che vengono a ridursi notevolmente i tempi per poter arrivare ad una variazione della pianificazione paesistica esistente sulla nostra isola; non esistono quindi tempi indefiniti ma tutto potrebbe verificarsi nel giro di alcuni mesi. Se l’amministrazione di Procida non si muove con urgenza perderà l’occasione storica di modificare i piani attuali vigenti (non solo obsoleti ma opposti e inefficaci) per la nostra isola con la conseguenza di rimanere bloccati e fermi per i prossimi 30 anni a quelle che furono le pianificazioni del 1971.

E’ dal mese di ottobre dell’anno scorso che abbiamo sottoposto alla amministrazione comunale , con articoli e sollecitazioni, la necessità di un passaggio urgente alla Regione e quindi di un contatto  assolutamente improcrastinabile con l’assessore regionale Bonavitacola con lo scopo di  verificare la possibilità di risolvere la dicotomia tra Piano Paesistico (ormai vecchio di 45 anni e dichiarato obsoleto dalla stessa regione) e il Piano regolatore esistente a Procida, quest’ultimo assolutamente inapplicabile e quindi inutile e infruttuoso.

I nostri amministratori, a parte qualche timido tentativo di contatto telefonico fatto su pressione, non sono tuttora riusciti a contattare l’assessore regionale per sottoporgli il problema. Tale comportamento, sostanzialmente simile a quello dell’antica amministrazione democristiana degli anni ‘60 e ‘70, appare spiegabile unicamente con la volontà di rifiutare qualsiasi ipotesi di pianificazione e quindi di rinunciare a qualunque progetto di sviluppo e di trasformazione per i prossimi decenni; (forse, non riuscendo a capire che il loro ruolo va ben oltre gli orari dei pullman, non hanno la più pallida idea dell’importanza di questo problema). Evidentemente ritengono sia più efficace, moderno e importante andare a mettere letteralmente le mani nei sacchetti dell’immondizia o postare qualche foto su facebook (queste cose, in un paese normale, le fanno qualche impiegato della ditta o degli uffici, mentre gli amministratori pensano a programmare e a dirigere)

Viene spontaneo pensare che, al posto del cambiamento promesso e sbandierato, almeno su una questione vitale come il governo e la programmazione del territorio, si stia tornando molto indietro nel tempo, anzi all’antica immobilità.

Teniamo presente che la situazione attuale non consente la possibilità di insediamenti produttivi e artigianali di cui Procida ha bisogno  (e quindi non consente di spostare gli artigiani e i commercianti dalle zone che si vogliono pedonalizzare), non consente piccole zone di edilizia convenzionata, non prevede possibilità di strutture turistiche e ricettive di qualche rilievo (costringendo gli operatori a  minime strutture arrangiate), non consente di programmare e di proporre alcunché di serio sul complesso dell’ex carcere (facendolo diventare più una pesante palla al piede mentre potrebbe essere una opportunità), non consente nemmeno la possibilità di insediamenti e strutture agricole o di trasformazione di qualche significato. Ricordiamoci, inoltre, che l’abusivismo ed il conseguente degrado del territorio degli ultimi decenni, da tutti lamentato, è figlio soprattutto della mancanza di una pianificazione da parte delle pubbliche amministrazioni del passato – non solo isolane – e della loro mancanza di visione e di progettualità per il futuro.

L’unica possibilità per cercare di impostare la soluzione della problematica e quindi arrivare ad una programmazione e ad una nuova pianificazione del territorio isolano, risiede nel formulare una proposta in tempi molto brevi e portarla alla regione, spingendo affinchè il nuovo piano regionale, con le sue scelte, la renda possibile, almeno in parte. Urge quindi che venga creata una  commissione o una consulta di esperti e di operatori addetti  (utilizzando peraltro  proposte e studi di appena qualche anno fa, magari coordinata anche dall’attuale consulente del comune (che pure, anni addietro, presentò all’amministrazione di allora  una sua proposta di sviluppo), che fornisca alla nostra amministrazione, in tempi brevi, le idee che non dimostra di avere e le proposte e i progetti che non sa di dover portare avanti. Il re Salomone, esempio di saggezza da 3000 anni, diceva che “.. la riuscita di un saggio governo risiede nell’avere molti consiglieri..”; chissà  se la nostra amministrazione ne ha almeno qualcuno.

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