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Procida: Mostra sulla storia della subacquea.

Da sabato 10 luglio, fino al 30 ottobre prossimo, a Terra Murata, nelle sale dell’ex Conservatorio delle Orfane, in quello che fu il palazzo di Giovanni da Procida, signore dell’isola, abile ispiratore dei Vespri Siciliani, l’Università “L’Orientale” di Napoli, offre a procidani e turisti l’occasione di comprendere come l’uomo, nei secoli, ha impegnato la sua intelligenza e la sua audacia per immergersi nel mare. La mostra – come spiega a Domenico Ambrosino de “Il Mattino” Ugo di Capua, direttore del dipartimento archeologia subacquea della Fondazione Restoring Ancient Stabile, che collabora all’evento, – è costituita da oltre 300 pezzi: dalle attrezzature semplici quali maschere e pinne, sino agli erogatori per immersioni ad aria ed ossigeno, per arrivare a complesse, moderne dotazioni professionali quali macchine fotografiche, flash ed attrezzature da taglio subacqueo. L’esposizione si articola in varie sezioni: apnea, autorespiratori d’aria, autorespiratori ad ossigeno, illuminatori subacquei, fotografia documentaristica ed ecologica, lavoro, corallo.
Il prof. Giuseppe Castaldi, pro rettore vicario de “L’Orientale” e responsabile scientifico della “Scuola di Procida – Centro di Alta Formazione” non nasconde la propria soddisfazione per l’organizzazione di “un evento che coniuga la storia con lo sport, la valorizzazione dell’ambiente marino con le tradizioni del nostro territorio, e che consente alla “Scuola di Procida” di aprirsi alla cittadinanza e ai turisti”. Gli fa eco Ferdinando Spagnuolo, consigliere delegato di “Restoring Ancient Stabiae”: “Nel nostro percorso storico archeologico che ha fra i suoi obbiettivi il mare, abbiamo avuto la fortuna di incrociare la lungimiranza e la passione del Rettore Lidia Viganoni che con “L’Orientale” aveva da tempo puntato su Procida per riprendere le tradizioni della sua Università col mare”. Salire sulla rocca di Terra Murata è un po’ faticoso, ma c’è poi la leggerezza di poter gustare la visione di un mare di meraviglie: pinne, fucili, occhiali, autorespiratori di ogni tipo, illuminatori sottomarini, minitorce per la pesca in tana, ma anche torce ricaricabili (c’è anche la mitica “vega”), scafandri per palombari, attrezzi dei corallari, macchine fotografiche antiche e moderne. Nell’occasione viene anche presentato “Kolimpha” (edizioni E.S.A.), un libro scritto da Flavio Russo, stampato per conto de “L’Orientale”, che racconta le prime esperienze subacquee. Il titolo deriva dalla campana – scafandro usata da Alessandro Magno che s’immerse nel mare di Tiro per scoprire la posizione dei massi sommersi sistemati dal nemico per squarciare le carene delle navi.

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